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mercoledì 27 novembre 2013

Quozienti Bassi, la raccolta poetica di Giulio Tanasini - Sabato 30 Novembre

Finalmente è giunto il momento! Era un po' che lo aspettavamo, praticamente da quanto, a metà settembre, Habanero aveva annunciato l'uscita del libro di Tanasini. 

La presentazione sarà al Museo d'arte contemporanea di Villa Croce questo Sabato dalle 18.00.


Disse il filosofo udendolo
quel ticchettio dell'orologio
e fraintendendolo
in quanto immagine irreale
di un concetto originale
ma non capendolo, dicevo/ disse:
"come fa a scorrere il tempo?" "colpendolo
col pendolo"
disse allor la pendola
col suo battacchio pendulo


libro a cura di: Edoardo Garlaschi

Giulio Tanasini nasce a Genova nel 1994. Ha un’infanzia felice, una famiglia normale alle spalle e gli piace scrivere. Non sa giocare a calcio. Cresce nella sua città, la città del Mare, come a lui piace chiamarla, appassionato di musica fin da ragazzino suona prima la chitarra elettrica e poi intraprende gli studi di Contrabbasso al Conservatorio “N.Paganini” di Genova. Giulio si diploma al liceo scientifico “G. D. Cassini”, pur non capendo granché la matematica. Comincia l'università di Filosofia parallelamente al Conservatorio, sempre a Genova. Giulio Tanasini potresti essere tu (?). 



Habanero, è già stata sulle nostre pagine per il festival Babel e per i molteplici concerti che offrono. Troviamo sia una bellissima giovane realtà culturale nell'ambiente genovese. Si definiscono "una casa editrice che fa eventi (n. d. a. e che eventi!!) ovvero un'organizzazione di eventi che pubblica libri (n. d. a. e che libri!) 
Tramite la collaborazione con Erga Edizioni, la più antica casa editrice di Genova, pubblicano e promono artisti emergenti con distribuzione nazionale (CDA Bologna)

Libri HABANERO:
La Sindrome di Bob Dylan - Emanuele Podestà, romanzo.
Guida alle più Bastarde vie del Mondo - AA. VV., romanzo.
I Giorni dell' Assenza - Bruno Cicchetti, poesia.
Nuvole del Mattino - Mario Cavo, poesia.
Paura & Delirio a Genova - AA. VV., romanzo.
L' Artigiano Innamorato - AA. VV., romanzo.
Le strade di Rea - AA. VV., romanzo fantasy.
Ceviche a colazione - Roberto Marras, romanzo
Rintocchi d'Ombra - Federico Ghillino, poesia.
Delirio da Luci Compresse - Luigi Tasso, poesia.
Saltare nelle pozzanghere - Francesca Sophie Giona, romanzo.
La Signora del Tango - Bruno Cicchetti, poesia.
Il Graffio nel Cielo - Mario Cavo, poesia.
Storie insensate causate da un ascensore divino - Ivan Scarapazzi, romanzo.
L'Instabile Statica dell'Anima - Tiziano Accatto, poesia.
Hendrix - Piermarco Pederzolli, romanzo.
La Neve Blu - Margherita Massari, romanzo.
La Filosofia della Follia - Roberta Ottonello, romanzo.
Piccoli esorcismi tra amici - Michele Mezzala Bitossi, romanzo.
Tiksi e altre strade - Matteo Rovere, romanzo.
Racconti del disegno oscuro - Mattia Festa, romanzo fantasy.
Anche Robin Hood Piange - Andrea Bonomi, romanzo
Fiabe e qualunquismi senza capo nè soda - Fabrizio Manuguerra, romanzo
Nero e Immobile - Cesare Basile con i Calibro 35, romanzo + cd
Teoria degli schiaffi - Jeffrey Zani, romanzo
Impalcature - Carlo Gallinotti, poesia
Un caruggio e una bottega - Ivaldo Castellani, romanzo
Intuizioni Riflesse, - Stefano Scaranari, poesia
Memorie e racconti - Claudio Gualandri e Franco Ganovelli, romanzo
Con me non devi essere niente - Ilaria Perrone e Michele Mascis, romanzo
Corrosione - Federico Ghillino, poesia
L'eco del torrente in fiamme - Antonio Calabrese, poesia
Disordine Sparso - Graziano Cesarotti, poesia
Tre punti su di me - Claudia Pisani, poesia
Avanti adagio quasi indietro - Roberto Sturlese, romanzo
Lettere da un ammutinamento - Simone Sciutteri, poesia
E berremo acquaragia - Fabrizio Denaro e Giuseppe Graziano, romanzo
Quello che succede a luci spente - Ferdinando de Martino, romanzo 
Preghiere Underground - Tutte le cose inutili, romanzo



mercoledì 3 luglio 2013

La Rac-Colta in... - Estate 2013


La Rac-Colta, ovvero gli appuntamenti con la classica e l'opera - detta dai nasini all'insù musica colta, accezione che a noi ze piaze poco, ma che ci veniva ben per i giochi di parole che ci piacciono un sacco! - in edicola, in tv, in libreria ed alla radio. Edizione Estate! 
Ci piacciono gli "scorci" genovesi, sì.
D'inverno inseriremo anche i cartelloni dei teatri.. ma, diciamocelo, per quello ci vorranno dei post a parte! sob...! Per il Carlo Felice non di preoccupiamo troppo, solite tre opere in croce in cui si saranno Boheme o Turandot e Rigoletto o Traviata - si accettano scommesse! ahaha! - a parte gli scherzi -  siamo dei burloni - ci auguriamo che quest'anno la situazione per la fondazione - sopratutto per chi ci lavora - migliori. 
Con gli auguri di buone vacanze a tutti ecco a voi.... La Rac-Colta :)  




TV 

Rai5 - ore 09:30


Domenica 7 Luglio
ORFEO
Favola pastorale in un prologo e cinque atti dal Teatro alla Scala di Milano
Libretto di ALESSANDRO STRIGGIO
Musica di CLAUDIO MONTEVERDI
Direttore RINALDO ALESSANDRINI
Orchestra e Coro del Teatro alla ScalaRegia
scene e luci ROBERT WILSON
Regia televisiva EMANUELE GAROFALO

Interpreti
La Musica ROBERTA INVERNIZZI
Orfeo GEORG NIGL
Euridice ROBERTA INVERNIZZI
Messaggera SARA MINGARDO
Speranza SARA MINGARDO
Caronte LUIGI DE DONATO
Proserpina RAFFAELLA MILANESI
Plutone GIOVANNI BATTISTA PARODI



Domenica 14 luglio
IPHIGÉNIE EN AULIDE

Opera tragica in tre atti dal Teatro degli Arcimboldi
Musica di CHRISTOPH WILLIBALD GLUCK
Direttore RICCARDO MUTI
Maestro del Coro BRUNO CASONI
Orchestra e Corpo di Ballo del Teatro alla Scala Regia
scene e costumi YANNIS KOKKOS
Regia televisiva CARLO BATTISTONI

Interpreti
Agamennone CHRISTOPHER ROBERTSON
Clitennestra DANIELA BARCELLONA
Ifigenia VIOLETA URMANA
Achille STEPHEN MARK BROWN
Calcante ILDAR ABDRAZAKOV

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Rai5 - Martedì 16 Luglio ore 21:15

Per il secondo anno consecutivo, l’opera lirica allestita al Teatro Antico di Taormina verrà trasmessa da Rai5.

Dopo “Norma” dell’anno scorso, è ora la volta di un altro capolavoro ad aprire la stagione musicale nella prestigiosa cavea classica di Taormina: “Rigoletto”. Un nuovo allestimento del regista e scenografo Enrico Castiglione per il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi. L’edizione taorminese di “Rigoletto” si annuncia come un evento culturale e artistico di rilievo internazionale e vede il regista impegnato su due fronti, la realizzazione di un film in presa diretta, trasmesso simultaneamente in alta definizione nei migliori cinema dei paesi occidentali (nei paesi orientali andrà in differita), sulle reti RAI e sulle principali emittenti e piattaforme televisive internazionali. E ciò per la gioia degli amanti della lirica, che sul grande schermo potranno vedere ed ascoltare, al massimo delle qualità tecnologiche oggi disponibili il componimento di Giuseppe Verdi. Una lettura registica che metterà in risalto la figura femminile in relazione all'amore portato alle estreme conseguenze: l'amore spirituale in contrasto con quello carnale e l’amore paterno che si scontra con quello filiale, in una dimensione labirintica dei sentimenti che porta inevitabilmente al sacrificio estremo, come nell’originale fonte letteraria, Le Roi s’amuse di Victor Hugo, rispetto alla quale il librettista Francesco Maria Piave dovette operare diverse varianti per imposizione della censura. L’allestimento è prodotto in esclusiva dal Festival Euro Mediterraneo, in collaborazione con il Comitato Taormina Arte e il Bellini Festival. 

Interpreti
Il Duca di Mantova Gianluca Terranova
Rigoletto Carlos Almaguer
Gilda Rocio Ignacio
Sparafucile Emanuele Cordaro
Maddalena Sofi Koberidze
Giovanna Lara Rotili
Il Conte di Monterone Gianfranco Montresor
Marullo Antoni Barbagallo
Il Conte di Ceprano Salvatore Grigoli
La Contessa di Ceprano Annalisa Sprovieri
Matteo Borsa Giuseppe Distefano

Direttore Gianluca Martinenghi
Maestro del coro Francesco Costa
Orchestra Sinfonica Bellini
Coro Lirico Siciliano
Costumi di Sonia Cammarata
Regia Enrico Castiglione

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Domenica 21 luglio
IDOMENEO

Dramma per musica in tre atti dal Teatro alla Scala di Milano
Libretto di GIAMBATTISTA VARESCO
Musica di WOLFGANG AMADEUS MOZART
Direttore DANIEL HARDING
Maestro del Coro BRUNO CASONI
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Regia LUC BONDY
Regia televisiva TINA PROTASONI 

Interpreti
Idomeneo STEVE DAVISLIM
Idamante MONICA BACELLI
Ilia CAMILLA TILLING
Elettra EMMA BELL
Arbace FRANCESCO MELI
Gran Sacerdote di Nettuno ROBIN LEGGATE
La Voce ERNESTO PANARIELLO
Basso continuo Cembalo JAMES VAUGHAN
Violoncello SIMONE GROPPO

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Domenica 28 luglio
MEDEA
Tragedia in tre atti dal Teatro Regio di Torino
Libretto di FRANCOIS-BENOIT HOFFMANN
Musica di LUIGI CHERUBINI
Direttore d’orchestra EVELINO PIDO’
Maestro del Coro ROBERTO GABBIANI
Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino Regia
scene e costumi HUGO DE ANA
Regia televisiva PAOLA LONGOBARDO

Interpreti
Medea ANNA CATERINA ANTONACCI
Giasone GIUSEPPE FILIANOTI
Glauce CINZIA FORTE
Neris SARA MINGARDO
Creonte GIOVANNI BATTISTA PARODI
Un capo delle guardie del re DIEGO MATAMOROS







Radio

Rai FD5 (filodiffusione)
Programmazione per Luglio e la I settimana di Agosto. 


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Radio Svizzera
FESTIVAL DEL CINEMA DI LOCARNO
LUCI SUL PENTAGRAMMA
(L’OFFERTA SONORA E MUSICALE NEL CINEMA DI TARKOVSKIJ E KIESLOWSKI)

di Carlo Rafele
in onda Lunedì 5 e Venerdì 9 Agosto, ore 16



Edicola

VivaVerdi con La Repubblica e L'Espresso con 8,90 € in più. 
Luglio e Agosto 2013 

05/07/2013
Oberto, Conte di San Bonifacio
Orchestra e coro Opera de Bilbao
Direttore Yves Abel


12/07/2013
Stiffelio
Orchestra e coro Royal opera House Londra
Direttore Edward Downes


19/07/2013
Un giorno di regno
Orchestra e coro Teatro Regio di Parma
Direttore Maurizio Benini


26/07/2013
Alzira
Orchestra e coro Teatro Regio di Parma
Direttore Maurizio Benini


02/08/2013
Giovanna d’Arco
Orchestra e coro Teatro Comunale di Bologna
Direttore Riccardo Chailly


09/08/2013
Aroldo
Orchestra e coro Teatri Comunali di Piacenza
Direttore Pier Giorgio Morandi


16/08/2013
Messa di Requiem
Orchestra e coro Auditorium Parco della Musica - Roma
Direttore Zubin Metha



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DeAgostini Passion propone "La Classica in Vinile" 
50 uscite dedicate alla musica Classica in "vecchio formato". 


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I Grandi Interpreti della Classica - 10 Uscite con Il Sole 24 ORE




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Con Focus Storia Collection a 6,50 € 
Primavera 2013

Il secolo d’oro dell’opera italiana


Un nuovo numero di Focus Storia Collection vi offre un’occasione unica di approfondimento di un mondo affascinante: il secolo d’oro del melodramma italiano, il romantico Ottocento. Troverete le vite e i capolavori di Verdi, Rossini, Donizetti, Puccini, Bellini e degli altri grandi compositori, le divine come la Callas e i “tenorissimi”, le opere che ancora oggi infiammano il pubblico e il “dietro le quinte” dello spettacolo più bello del mondo.

Ed ecco l’elenco dei contenuti.
L’opera ci salverà
Due secoli fa cominciava un periodo che ha reso grande l’Italia. Parola di un grande melomane, Enrico Stinchelli.
Si alzi il sipario
Dalla Scala di Milano all’Arena di Verona, ecco i templi mondiali dell’opera lirica.
Il fantasma dell’opera
…si aggira ancora oggi nei teatri di tutto il mondo. Dopo 5 secoli di Storia, il melodramma è un pezzo importante della nostra cultura. Che raggiunse il suo apice con Rossini, Verdi e Puccini.
Nelle piazze e nei teatri
All’epoca, nella Penisola la musica era ovunque. La passione per l’opera univa tutti gli strati sociali, perfino gli opposti schieramenti politici, e contribuì a porre le basi per l’unità culturale della nazione italiana.
Il vero Verdi
Duecento anni fa nacque il musicista che più contribuì all’unificazione politica e culturale del nostro Paese. Ma chi era davvero Giuseppe Verdi?
Il canto di un popolo
Furono i versi del coro ebraico del “Va pensiero” a ispirare Verdi fin dall’inizio. Ecco come nacque l’opera che divenne l’inno del nostro Risorgimento.
Giuseppina Strepponi
La moglie di Verdi fu la prima interprete di Nabucco. Ma la sua voce…
Un derby lungo due secoli
Nel bicentenario dalla nascita di Richard Wagner e Giuseppe Verdi il mondo ancora si divide sulla grandezza di questi geni. Dalle loro vite si può comprendere il perché.
Foto da un’epoca d’oro
Nel cuore di Milano, l’Archivio Storico Ricordi, conserva un piccolo tesoro di 7.000 partiture, 15.000 lettere, almeno 10.000 bozzetti e… Ecco che cosa ci racconta di Giuseppe Verdi.
Lo scandalo delle camelie
La “traviata” fu colpita dalla censura, che ne cambiò i testi. Ma la gente capiva.
Renata Tebaldi
Delicata, soave, eterea: il soprano pesarese era l’opposto della Callas.
Il Requiem lirico
Verdi era un grande ammiratore di Alessandro Manzoni. Ma fu a sessant’anni che scrisse una messa per lui.
Do di petto
Quando non c’era Hollywood, tenori e soprani infiammavano il pubblico usando lo strumento più bello: la voce.
Largo al factotum
Gioachino Rossini, la star che trovò in un barbiere il suo alter ego.
Tito Schipa
Il tenore di grazia che Toscanini definiva “l’usignolo d’Italia”.
Enrico Caruso
Le lacrime d’amore del tenore da leggenda che fu tradito dalla sua Napoli.
Luciano Pavarotti
La sua vita di successi è stata un’opera lirica con un tocco pop.
Da Catania alla Scala
Vincenzo Bellini ebbe successo a Milano grazie a Giuditta Pasta, cantante dalla fama indiscussa, e all’aria Casta diva.
Maria Callas
Divina ma infelice, come un’eroina da tragedia greca.
La Milano dei Ricordi
Tanti furono i protagonisti dell’opera italiana, da Verdi a Puccini, che sotto la Madonnina trovarono l’aiuto di editori illuminati, artefici di una stagione musicale irripetibile.
C’erano anche loro
I compositori minori, la cui bravura fu eclissata dalla fama delle superstar.
“Una voce poco fa”
A fine Ottocento nacque il fonografo. Così oggi possiamo ascoltare le incisioni dei primi interpreti di alcune opere di Verdi, Puccini e altro ancora.
Esordio d’autore
Pietro Mascagni, lo sconosciuto che sfondò grazie a un concorso.
Gemma Bellincioni
Fu una Santuzza memorabile, in coppia con l’uomo della sua vita.
Il giallo del finale
Con quest’opera incompiuta si chiuse il periodo d’oro dell’opera. Puccini suonò le parti mancanti agli amici, ma non le scrisse… Perché?
Arturo Toscanini
L’infaticabile genio del podio che dirigeva le opere a memoria.
Dai teatri al cinema
Con Puccini si chiude il “secolo d’oro” dell’opera, che però vivrà una nuova stagione sugli schermi.
Noi, nipoti della lirica
Che cos’hanno in comune Cantando sotto la pioggia, Jesus Christ Superstar e Notre Dame de Paris?


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Su ClassicVoice e l'Opera potrete forse trovare delle riviste di vostro gradimento. 



Libreria

Le novità per Feltrinelli.



Buona musica,
Giorgia





mercoledì 19 giugno 2013

qui nei pressi.. - CG (Unprofessional) Web Ranking 2


Music 

Cronache dall'Arena 1: Riflessioni sul concerto areniano. La televisione e la cultura – uno scritto di Fedele D’ Amico


Cronache dall'Arena 2: Da un sito che non amiamo, ma che qui ha proprio ragione: Quando l’opera va in TV di  Gilbert-Louis Duprez
Per sbaglio, ieri sera, mi son trovato a guardare Rai Uno: per pigrizia non ho cambiato canale e per “gusto dell’orrido” son rimasto lì sino alla fine. Così mentre scorrevano immagini più adatte ad uno show televisivo di intrattenimento pomeridiano che alla celebrazione dei 100 anni dell’Arena di Verona, mi chiedevo quale idea gli addetti ai lavori e gli autori del programma potessero avere della musica in Italia. Certo il contesto è quello che è e l’Arena non vanta pubblici particolarmente raffinati o spettacoli con grandi pretese artistiche, ma per confezionare una “cosa” come quella passata ieri sulla Rai (a spese nostre ovviamente) bisogna aver un assai scarso rispetto per l’opera e per l’intelligenza di un pubblico, seppur televisivo, trattato come una massa di lobotomizzati non in grado di “reggere” la musica fatta in modo serio.


Da Trieste: Trieste, omaggio a Roberto Szidon 
Il pianista Igor Cognolato con il suo recital ricorderà la figura del grande interprete brasiliano del quale fu allievo. In prima esecuzione una pagina di Amaral Vieira


Nell'anniversario Wagneriano: WAGNER, L’ANTISEMITISMO ED IL NAZISMO. di Classicaonline
Penso che sia utile, in questo bicentenario della nascita del Grande artista tedesco, trattare il problema della musica wagneriana in rapporto al Nazismo: in sostanza, fu una strumentalizzazione e, come tale, è da condannarsi non solo sul piano sociologico, ma anche puramente artistico, ma che è possibile spiegare storicamente.
Ad affermare il vero, Hitler e “company” non si inventarono alcunché dal nulla.
E’ noto, infatti, come Wagner indulgesse verso due “chiodi fissi”: la ricerca del lusso personale ed il terrore (uso il termine in senso strettamente etimologico) degli Ebrei.


Ernani per integrare: Ernani di nonsolobelcanto


La recensione del disco: Don Gregorio fra gli imbarazzi - recensione di Roberta Pedrotti
G. Donizetti
Don Gregorio
Bordogna, Martirosyan, Trucco, Valerio, Scarpellini, Fratelli
direttore Carlo Montanari
Teatro Donizetti, Bergamo Musica Festival, novembre 2007
2 CD Dynamic 579/1-2, 2012


Elisir, Don Pasquale, Don Pasquale, Elisir. La produzione donizettiana sarebbe sufficientemente vasta, in ogni genere teatrale, da permettere un po’ più di fantasia qualora si volesse mettere in scena una sua opera buffa, ma in genere le alternative prese in considerazione sono al massimo La fille du régiment o Rita.Un poco più delle sporadiche riprese di cui ha goduto meriterebbe un’opera come L’ajo nell’imbarazzo (1824) o, nella versione napoletana, Don Gregorio(1826). Il soggetto è ad altissimo potenziale, con la figura del sessuofobo, misogino e misantropo marchese Giulio Antiquati che tratta ancora i figli, alle soglie dell’età adulta, come bambocci guardati a vista dal precettore.



Gli Otto Link alla settimana de IlCorriereMusicale


A 10 anni dalla scomparsa del compositore - “Luciano Berio. Nuove prospettive/New Perspectives” - di Paolo Tarsi 
In questa nuova e pregevole pubblicazione a cura di Angela Ida De Benedictis sono raccolti gli Atti del Convegno InternazionaleLuciano Berio. Nuove prospettive / New Perspectives, svoltosi a Siena dal 28 al 31 ottobre 2008 presso l’Accademia Musicale Chigiana che ha organizzato le giornate in collaborazione con l’Università della città toscana. I lavori sono stati coordinati da un Comitato Scientifico del Convegno – il primo su simile scala mai dedicato al compositore ligure – composto da Gianmario Borio, Fiamma Nicolodi e Talia Pecker Berio.


Opera dal mondo - Tosca from Brazil di Fanaticosdaopera
TOSCA, Zürich Opernhaus, Janeiro de 2013
(review in english below)
Tosca é uma das minhas óperas favoritas de G Puccini, anteriormente comentada neste blogue por mim e por outros aqui, aqui, aqui e aqui.
Já tive oportunidade de ver esta encenação de Robert Carsen algumas vezes, entre elas em Lisboa, com Elisabete Matos como Tosca. Existe também em DVD e caracteriza-se pelas muitas cadeiras em palco (uma assinatura do Carsen) e cenários algo despidos. Mas é aceitável.


Per la scomparsa di Bruno Bartoletti - Bruno Bartoletti (1926-2013) di Domenico Donzelli
Per i melomani è un urgente dovere celebrare la scomparsa di Bruno Bartoletti. Lo scomparso direttore, fiorentino di nascita, ma di carriera e fama americana ha incarnato nella maniera più completa e apprezzabile il modello del grande direttore da opera. E’ spesso, anche all’interno di noi autori del Corriere, fonte di polemica la figura del direttore da opera e la sua pratica realizzazione, perché si scontrano i fautori di un mero accompagnatore, disponibile a secondare ciascuna richiesta ( o arbitrio) del cantante e dall’altro chi ritiene irrinunciabile e demiurgica la figura del direttore, nuovo compositore e del compositore vate, cui tutti, cantanti in primis, debbono piegarsi. Delle due posizioni forse preferisco la prima, ad una condizione, oggi inesistente anzi impossibile, ovvero disporre di cantanti di gusto e di preparazione musicale autonoma e capaci di galleggiare sempre ed ovunque. Ma oggi siffatti professionisti dell’arte canora non ci sono e allora l’idea del “batti solfa” è letteraria e ideologica, e tragica nelle sue conseguenze quella del direttore padrone.

Luoghi

Valorizzare la nostra Regione - Santa Margherita: Villa Durazzo e il giardino degli dei di Miss Fletcher

Si affaccia sul golfo di Santa Margherita Ligure la bella villa che appartenne alla famiglia Durazzo dalla quale prende in nome.

Ed era una giornata d’ottobre, con il cielo appena velato dalle nuvole.
E in quel giorno sono entrata nel giardino degli dei.







Concorsi: CONCORSO “ARTIST COLLECTION, LAB 2013″ PER EMERGENTI E NON di IlMuroMag
Il 30 giugno scadono le iscrizioni al concorso per artisti emergenti, che rientrino nelle seguenti categorie: arte, grafica, design, mentre non sono ammessi video, installazioni e performance.


Genova

Cronache dalle mostre: Stanley Kubrick Fotografo di Miss Fletcher
Guardare il mondo attraverso gli scatti di un grande regista, guardare il mondo con gli occhi di Stanley Kubrick.
Un viaggio che si compie attraverso 160 fotografie che risalgono alla giovinezza di Stanley, all’epoca Kubrick faceva il reporter per la rivista Look. Immagini di grande pregio che troverete esposte nel sottoporticato di Palazzo Ducale.


Cibo, Vino, Tea

Per immergersi nel mondo del te - http://www.unastanzatuttaperte.com/




Si può fare a meno delle fragole? : ... E dopo Gordon la torta di fragole di Annelise Kompatscher di Daniela da Menù Turistico

Eccoci qui a prepararci ad un viaggio dalla Scozia alle Dolomiti, con la disinvoltura che la cucina internazionale spesso ti porta ad avere.
In particolare voliamo da un affascinante uomo da Johnsone nel cuore della Scozia, di 47 anni, idolo delle signore di mezzo mondo, chef premiato durante la sua carriera con una quindicina di stelle Michelin, una più, una meno, che salta fuori dal video della nostrra tv un momento si e uno no con programmi registrati ovunque si cucini :-) ad una sorridente signora di Fié dello Scillar, un po' più "grande" di Gordon, bella signora minuta, elegante e riservata, che vive vicino a Monaco di Baviera, eccellente fotografa. La sua fotografia ha come fulcro il cibo e la fotografia alberghiera, ma la sua sensibilità la rende ravissima anche nelle riprese dei paesaggi : d'altra parte chi, nato nella sua bellissima terra può non avere una particolare capacità di cogliere la bellezza della natura...



Genovesi senza basilico? No, anche nel gelato!: Gelato al basilico (Basil ice cream) di Ale only kitchen da Starbooks
Scorrendo l'indice del libro di David Lebovitz, ho letto "Basil ice cream", e la mia curiosità è stata stimolata, tanto dal voler provare il prima possibile questo gelato. Complice il recente acquisto della Gelatiera (molto basic) di cui ha già parlato la Robi qui, e con lo scetticismo sospeso nell'aria di casa mia... mi sono messa all'opera. Il risultato è un gelato che sorprende per la sua freschezza e bontà. Se amate il basilico, e non avete paura delle novità... provatelo!


Il cibo incontra la musica (?): Siena and Stars...quando la musica si trasforma in sapore!
Save the Date! Dal 10 luglio al 2 agosto Piazza Duomo farà da scenario ad una rassegna musicale promossa dalla Regione Toscana in partecipazione con la Confcommercio e la IKO International, si susseguiranno 16 eventi musicali, tra pop, rock, lirica, danza, jazz e le battute di Panariello, potete consultare l'intero palinsesto qui, a questa carrellata di eventi, proprio per non farsi mancare niente, hanno abbinato una serie di eventi pre serata che si svolgeranno in 4 diversi ristoranti della città, a cui dono abbinate 24 blogger che "animeranno" le serate mangerecce :) vi elencherò più sotto la lista completa delle serate con le varie blogger, sarà possibile prenotare il soggiorno a siena attraverso una nuovissima App che verrà lanciata il 25 giugno attraverso la quale troverete tutte le informazioni su eventi, alberghi trasferimenti e più ne ha più ne metta, a questa serie di eventi è abbinato un contest, " I piatti delle Stars " che parte oggi 17 giugno e termina alla mezzanotte del 17 luglio, come anticipavo nel titolo del post si tratta di trasformare la musica in sapori, dedicando all'artista del palinsesto che preferite o ad un genere musicale un piatto che può essere un antipasto, un primo, un secondo o un dolce, motivandone la scelta e facendo particolare attenzione alla presentazione finale...cosa si vince???



Libri

Così ho messo insieme i 25 libri che in questi mesi ho letto, noterete che sono variegati e di diversi generi, essendo un lettore onnivoro.


Cinema


La grande bellezza di IlMuroMag
Genere: Drammatico
Regia: Paolo Sorrentino
Cast: Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Pamela Villoresi, Massimo Popolizio, Isabella Ferrari
Presentata in concorso al Festival di Cannes e ispirata alle meravigliose quanto grottesche fotografie realizzate da Umberto Pizzi per Dagospia , la nuova pellicola di Paolo Sorrentino ha come protagonista assoluta e indiscussa Roma, la città eterna e infernale dipinta già da Fellini nel film omonimo del ’72. Epicentro dell’artificiosità e vetrina dell’esibizionismo più sfrenato, la capitale è ancora una volta il luogo della perdizione per eccellenza.

lunedì 6 maggio 2013

Il consiglio radiofonico [- Glenn Gould ]


Elia Schilton
 
legge
Ad alta voce

Il soccombente 
di
  Thomas Bernhard 
(Adelphi, traduzione di Renata Colorni) 

[ore 17:00 alle ore 17:25 - dal Lunedì al Venerdì]


Glenn Gould
Mentre in alto parlo, in basso batto sempre il tempo con la punta del piede. Non l’ha mai notato? Naturalmente è impossibile osservare contemporaneamente il piede e la bocca. In me c’è un accordo perfetto, contrappuntistico. Devo farlo perché sono una natura musicale. Quando dico qualcosa batto continuamente il tempo con i piedi. Non lo posso fare solo quando sono in sala operatoria, legato a un tavolo. Ma in queste circostanze non si è nemmeno così loquaci. (…) In verità sono le persone tragiche e infelici a essere musicali. Non per nulla la gente viene sepolta a suon di musica, perché la musica ha evidentemente a che fare con il tragico e con il dolore. – Pare che tutti muoiano con una melodia in testa, l’ho sentito dire una volta, no? Quando tutto è già finito – spirito, persone, ricordo – rimane sempre, rimane pur sempre la musica.
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Thomas Bernhard
Il soccombente, ambientato negli anni cinquanta del novecento, è una delle opere più note di Thomas Bernhard e racconta del rapporto fittizio tra Glenn Gould e due suoi giovani compagni di studio al Mozarteum di Salisburgo. Sotto la guida di un Vladimir Horowitz, sempre evocato, i tre studiano musica e intraprendono un rapporto di amicizia che si scoprirà drammatico per tutti e fatale per uno dei tre, il soccombente appunto. Il narratore (un semi-reale Bernhard) e il suo amico Wertheimer abbandonano gli studi di pianoforte appena si rendono conto del genio superiore di Gould quando lo sentono suonare le Variazioni Goldberg di Bach. Nessuno dei due può reggere il paragone con la sovrumana virtuosità del terzo. Alla fine, i due lasceranno il conservatorio in profonda depressione, per non suonare mai più: uno, si ammazzerà dopo qualche anno e l'altro - il narratore ossessivo e autocritico all'estremo - si ritirerà nella più completa oscurità.

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Libro scaricabile [in Italiano - si ricorda che in Italia il libro è protetto da Copyright e diritto d'autore, gli autori di questo blog non si ritengono responsabili di eventuali reati compiuti dai visitatori. Il link è stato inserito in rispetto e coerenza a quanto affermato sulla libertà di informazione]: http://www.rodoni.ch/bernhard/Bernhard-Ilsoccombente.pdf
Non perdetevelo!
Giorgia


venerdì 15 marzo 2013

qui nei pressi... - 3 [Librando]

Per un pugno di libro 


Amok (1922) di Stefan Zweig

Amok è una parola malese. Indica «una follia rabbiosa, una specie di idrofobia umana... un accesso di monomania omicida, insensata, non paragonabile a nessun’altra intossicazione alcolica». Lo sa bene la voce narrante di questa tesa novella – un medico dai tanti conti in sospeso: con la giustizia, con la professione, con la propria vita ormai annientata. E su una grande e rumorosa città natante che fende l’Oceano Indiano, e ricorda la non meno fatale nave della Novella degli scacchi, una confessione simile a un delirio ricrea davanti ai nostri occhi un mondo coloniale che «divora l’anima e succhia il midollo dalle ossa», scatenando forze capaci di scardinare in un attimo ordinate esistenze. Un mondo febbrile dove si scontrano la protervia di una donna di imperiosa bellezza, convinta che tutto si compri col denaro, e la divorante passione di un uomo cui i tropici e la solitudine hanno sviato la mente e i sensi. La nave va verso un’Europa ormai crepuscolare, verso una conclusione ineluttabile, lontano dalla giungla e dalla città d’acqua in cui i due hanno giocato una partita dall’esito segnato sin dal primo incontro: «Nel giro di un’ora, da che quella donna era entrata nella mia stanza, mi ero buttato la vita alle spalle lanciandomi alla cieca nel furore dell’amok».

DORFLES CONSIGLIA



Il ricatto (Død joker, 2012) di Anne Holt

Sigurd Halvorsrud è uno stimato procuratore del Regno di Norvegia. Tanto la sua carriera quanto la sua vita privata paiono immacolati. Eppure, quando la moglie Doris Flo viene uccisa in casa sua, con un colpo di spada che le mozza la testa, gli indizi sono tutti contro di lui. Una cosa però manca, una sola ma importante: il movente. E l'ispettore capo Hanne Wilhelmsen non ha intenzione di rassegnarsi ad accettare una soluzione del caso comoda ma incompleta. Ne nasce un'indagine contro tutti e tutto, contro la falsa evidenza, contro gli stereotipi, perfino contro certi colleghi e certe regole; un'indagine che pone una sfida impossibile dopo l'altra, dal dimostrare che un suicida è vivo all'individuare i membri anche illustri di una rete di pedofili. La battaglia è ardua, ma stavolta Hanne non deve combattere solo in nome della giustizia e della legalità. Cecilie, la sua compagna, è malata, e la paura del futuro mette in dubbio il passato e in crisi il presente. Dopo decenni in cui il lavoro le ha tolto il sonno e ore preziose da dedicare a chi ama, ha ancora senso essere una poliziotta? E la caccia al movente dell'omicidio e all'assassino diventa specchio di un'altra caccia: quella, dolorosa e infinita, a chi siamo davvero.

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di Appunti di uno scrittore


qui nei pressi - 3

Quest'oggi il nostro "qui nei pressi.." è un po' più corposo! Ho pensato, dunque, di suddividerlo in sezioni e pubblicare dei post "staccati" per facilitarne la lettura!






venerdì 1 marzo 2013

Coordinate delle Divagazioni


Divagazioni Rossiniane

Alberto Zedda 
Ed. RICORDI
2012

ISBN: 8875929211

Pagine 196
€ 18




Coordinate

L'autore
A. Zedda
Nasce a Milano il 2 gennaio 1928 è un musicista e direttore d'orchestra italiano.
Nel 1957 è il vincitore del Concorso internazionale della RAI per direttori d'orchestra. Da allora lavora per molte istituzioni musicali, in Italia e all'estero, tra cui il Teatro alla Scala, l'Accademia di Santa Cecilia, il Maggio Musicale Fiorentino, Teatro Massimo di Palermo, la RAI stessa.
È stato direttore artistico del Teatro alla Scala di Milano, del Teatro Carlo Felice di Genova ed è ora direttore artistico del Rossini Opera Festival di Pesaro. Ha inciso dischi di musica sinfonica, da camera e operistica. Ha insegnato Storia della Musica all'Università di Urbino.

Descrizione
Un libro sia per musicisti (cantanti, direttori d’orchestra, musicologi) che vi troveranno consigli e riflessioni utili per affrontare il repertorio rossiniano, sia per ascoltatori attratti dal fascino di questo compositore, tanto facile da avvicinare quanto difficile da comprendere.

Questo taccuino di studio e di passione raccoglie eterogenee riflessioni di un musicista che, incontrato fortuitamente Rossini, è rimasto colpito dalla profondità delle sue creazioni musicali e drammaturgiche, tanto da dedicargli gran parte della sua energia. Il libro non è una biografia, né un’analisi tecnico-artistica della produzione rossiniana: è il resoconto di una entusiasmante convivenza con un artista di cui si vuol diffondere il verbo, l’occasione per tradurre una lunga esperienza in suggerimenti utili a intendere e interpretare le sue opere. Per queste caratteristiche è un libro sia per musicisti (cantanti, direttori d’orchestra, musicologi) che vi troveranno consigli e riflessioni utili per affrontare il repertorio rossiniano, sia per ascoltatori attratti dal fascino di questo compositore, tanto facile da avvicinare quanto difficile da comprendere.



Presentazione di Gianfranco Mariotti



Il 9 agosto 2012, Gianfranco Mariotti, Sovrintendente del Rossini Opera Festival, ha presentato 
nella Biblioteca San Giovanni di Pesaro il nuovo libro di Alberto Zedda: “Divagazioni rossiniane” 
(Ricordi, 2012). Su nostra richiesta, il dott. Mariotti ha gentilmente redatto la sua relazione come 
omaggio al nostro Presidente Onorario, e siamo lieti di poterla pubblicare sul nostro sito dedicato a 
Alberto Zedda. Una traduzione tedesca appare su «La Gazzetta», XXII (2012). 

Sappiamo tutti che qualunque opera della creatività umana (un libro, una poesia, un brano musicale, un quadro, una scultura) una volta uscita dalla testa di chi l’ha concepita appartiene al pubblico: un pubblico di lettori, di spettatori, di riguardanti. Per esempio un romanzo, reciso il cordone 
ombelicale che lo legava all’autore, vive poi di vita propria e segue un percorso autonomo. Comprendete dunque il mio imbarazzo quando mi è stato affidato l’incarico di presentare un libro come 
questo che invece, alla lettera, “è” l’autore: una persona, in aggiunta, che conosco bene e alla 
quale mi lega un rapporto antico di fraterna amicizia e con cui condivido da più di trent’anni una 
appassionata avventura rossiniana. Difficile dunque per me trovare l’obiettività e l’equilibrio necessari all’occasione. Comunque, ci proverò. 
La caratteristica di questo libro che salta all’occhio per prima è la disomogeneità. È vero, c’è un indice, all’inizio, che suggerisce tutto il contrario, con una serie di sezioni ben ordinate: c’è una parte 
autobiografica, una che racconta l’incontro con Rossini, un’altra dedicata ai problemi della vocalità 
rossiniana, una ai problemi esecutivi, una a quelli musicologici, una ai consigli ai giovani, una a 
considerazioni sotto forma di saggi su 14 partiture rossiniane. Tuttavia basta una prima lettura per 
rendersi conto che nessuna di queste sezioni è veramente autonoma, anzi esse sfumano l’una 
nell’altra e si intrecciano continuamente. Bisogna dire che l’Autore è perfettamente consapevole 
del problema, se fin dall’inizio prende le distanze ricordando che si tratta – appunto – di 
“divagazioni”, cioè di un taccuino di appunti, di pensieri e considerazioni raccolti in tempi, modi e 
occasioni differenti, e aggiungendo: badate che per questa ragione è possibile che vi imbattiate in 
ripetizioni, disuguaglianze e anche contraddizioni. Tutto chiaro, dunque? No. Così come, a 
proposito delle stranezze di Amleto, Polonio osserva che “c’è del metodo in quella follia”, allo 
stesso modo mi sento di dire che la mancanza di sistematicità di questo libro non dipende solo 
dalla storia, dal caso o dalle circostanze, ma da qualcosa di più profondo e strutturale, che 
appartiene direttamente all’Autore. Insomma: c’è del metodo. In effetti Alberto Zedda appare in 
questo libro, esattamente come nella vita, un uomo a tre dimensioni: quella del direttore 
d’orchestra, quella del musicologo e quella del maestro. Il dato fondamentale è che lui è sempre, 
in ogni momento, queste tre cose insieme. Sarebbe ingiusto, ma anche impossibile, considerare 
Zedda attraverso una sola delle tre categorie: il risultato sarebbe sempre inferiore alla realtà, 
perché lui è costantemente uno e trino ed è questa la sua caratteristica e la sua forza. Alberto è un 
direttore colto, con un ricco background umanistico, ma anche capace di mettere le mani su una 
partitura con la competenza dello specialista; è inoltre un musicologo non burocratico, ma in grado 
di affrontare i problemi del testo musicale con l’esperienza e il buon senso del musicista militante; 
è infine un maestro generoso, disponibile a trasmettere ai giovani, in particolare nell’ambito della 
vocalità belcantistica, le proprie enormi esperienze acquisite nei diversi campi. La inestricabilità di 
queste tre dimensioni si riflette a specchio nelle caratteristiche di questo libro, ed è la ragione vera 
della sua disomogeneità. Se vogliamo fare un esempio paludato, potremmo dire che Zedda somiglia a un artista rinascimentale, curioso di tutto ed eccellente in diverse discipline. Se invece vogliamo limitarci a un esempio più domestico e banale, potremmo paragonarlo a uno sciatore che 
vince tutte le “combinate”… 
Alberto Zedda ama descriversi come un dilettante che però ha saputo ottenere risultati da professionista. È chiaramente una civetteria ma che, come tutti i paradossi, contiene una parte di verità. 
In effetti, se seguiamo il racconto che l’Autore fa delle sue esperienze, vediamo che non siamo 
molto lontani dal vero. Ma sentiamo direttamente le sue parole: 
La mia formazione culturale ha seguito percorsi inconsueti, preferendo alle aule 
dell’Università e del Conservatorio il loggione del Teatro alla Scala e le sale del Piccolo Teatro, della Casa della Cultura, dell’Umanitaria, sedi di entusiasmanti dibattiti che trovavano 
sfogo nelle sessioni jazzistiche del Santa Tecla, negli ozi razionali del Giamaica, nelle gagliarde bevute del Cantinone. […] 
Ho sperimentato di tutto, bruciando ogni esperienza con fervorosa caparbietà: il misticismo religioso, l’esaltazione erotica, la passione per gli scacchi, la recitazione teatrale, il lavoro proletario, la clandestinità ribelle, l’organizzazione politica e sindacale, il dibattito culturale, la ricerca del nuovo, la scoperta dell’antico; il tutto nutrito da letture disordinate e onnivore. Sono dunque un ‘dilettante’ (nel significato etimologico di chi si diletta di ogni esperienza) che ha lottato duramente per conquistare al suo lavoro un rigore professionale inattaccabile. 
Oggettivamente, nessuna delle sue carriere è davvero lineare e segue un percorso canonico di 
studi e di esperienze regolari. Le passioni, gli eventi inattesi, qualche volta il caso, il non accontentarsi di una cosa, il cominciarne un’altra senza portarla a termine, gli impulsi improvvisi, la 
fanno da padroni ma solo in apparenza: i risultati – in tutti i settori – toccano spesso l’eccellenza 
malgrado che l’affastellarsi di molte cose insieme generi sovente sovrapposizioni e confusione. È 
probabilmente un fortissimo egocentrismo che dà un senso a questo apparente disordine. 
All’origine di tutto c’è infatti una spettacolare produzione di energia finalizzata alle proprie passioni, 
ai propri desideri, alle proprie pulsioni. 
Ma vediamo un esempio che a me sembra particolarmente significativo di tutto quanto precede e 
che ricavo dal libro. Com’è noto, nel 1867, un anno prima di morire, Rossini strumentò per grande 
orchestra la Petite Messe Solennelle, composta quattro anni prima per un piccolo organico da camera. Stranamente però il Prélude Réligieux, che nella versione originale è affidato al solo pianoforte, non viene a sua volta orchestrato, ma affidato all’organo, naturalmente un grande organo da 
cattedrale, condizione quest’ultima in realtà spesso difficile da realizzarsi. A questo punto (pag. 
115) Zedda osserva: 
Si viene così a determinare un radicale e imbarazzante contrasto di sonorità: per gli otto minuti del Prélude Réligieux e per i quattro minuti del successivo «Sanctus», destinato alle sole 
voci a cappella, i professori d’orchestra depongono gli strumenti, che riprendono soltanto per 
gli ultimi due numeri […]. Ne deriva uno scompenso sonoro di tale macroscopica intensità da 
compromettere l’intero equilibrio dell’opera, lasciando nell’ascoltatore e nell’interprete un 
vago senso di incompiutezza […]. 
Una delle ragioni che possono aver indotto Rossini a non strumentare il Prélude Réligieux, 
o quantomeno a rimandarne l’orchestrazione ad altro momento, potrebbe risiedere in un problema tecnico. L’esposizione del Prélude è basata su un tema fugato, che nella tradizione 
classica si vorrebbe enunciato da un solo strumento: esclusi taluni archi, nessuno degli strumenti adoperati da Rossini nell’orchestrazione delle sue opere sarebbe stato in grado di 
esporre interamente quel tema, che dall’acuto al grave spazia per una estensione di insolita 
ampiezza. Se non fosse sopravvenuta la morte, il Maestro avrebbe probabilmente trovato il 
modo di ricorrere a qualche Corno di bassetto (o Clarinetto di bassetto) acconciato all’uopo. 
Oggi il Clarinetto basso (e il Saxofono tenore) possono farlo egregiamente, fornendo il colore 
espressivo appropriato a questa pagina sublime. Per questo, dopo anni di esitazione, mi sono 
permesso, in umiltà, di strumentarla, sostituendomi indegnamente a Lui che certo perdonerà 
questo azzardato atto d’amore. 
È dunque Zedda stesso, coraggiosamente ma con buoni argomenti, a strumentare per grande orchestra sinfonica il celestiale Prélude, originariamente lasciato all’organo. Aggiungo che la Petite 
Messe per orchestra è stata poi eseguita a Pesaro, una volta, anche in questa versione, con un risultato suggestivo e convincente. Allora, io mi chiedo e vi chiedo: quale Zedda è in campo in questo episodio: il direttore d’orchestra? il musicista? il musicologo? il concertatore? l’uomo di cultura? 
tutte queste cose insieme? 
Se consideriamo questo libro una testimonianza autentica, un documento di vita (e lo è), allora 
dobbiamo dedurre che al fondo di tutto c’è un nucleo contraddittorio, un ossimoro, un misto di generosità e di egoismo: due categorie da intendersi naturalmente non in senso materiale, ma piuttosto ideale o metafisico. Quanto al primo punto: Alberto ha vissuto e vive un’esistenza generosa, 
contrassegnata dalla disponibilità a dare molto di sé agli altri, in particolare ai giovani artisti come 
questo stesso libro testimonia. Per capire il concetto bisogna averlo visto all’opera nei corsi 
dell’Accademia Rossiniana, averlo sentito investire gli allievi con la sua eloquenza torrenziale e tracimante, volta ad affascinarli, sorprenderli, informarli, correggerli, insultarli, blandirli, illuminarli, 
convincerli… Una vera tempesta, frammista a preziosi consigli tecnici, annotazioni di gusto, osservazioni pertinenti, dalla quale gli allievi escono alla fine rigenerati e diversi, e comunque grati per 
sempre al maestro per l’esperienza formativa indimenticabile vissuta a Pesaro. Sentite al riguardo 
questo brano tratto dal libro:
Non è avvertita a sufficienza l’urgenza di un aggiornamento culturale esteso a campi contigui 
a quelli strettamente collegati alla musica. Senza tale curiosità non è possibile percepire il 
perenne rinnovarsi di valori interpretativi messi in discussione da ogni nuova generazione. I 
critici verificano ogni giorno le tendenze esecutive in atto esaminandole alla lente 
dell’attualità; i musicologi indagano i reperti di ingiustificati oblii e promuovono recuperi, 
suggerendo prassi adeguate a realizzarli; i vocalisti affinano gli strumenti tecnici per fronteggiare le esigenze che quei recuperi comportano; i compositori sfidano l’incomprensione per 
esplorare nuovi linguaggi; gli organizzatori di festival e spettacoli studiano formule di comunicazione che incontrino il favore di un pubblico giovane. L’interprete lirico non può restare al 
margine di tutto ciò, come se questa problematica non lo riguardasse: non sa quanto aiuto 
potrebbe ricavare da quelle esplorazioni, quante idee stimolanti, quanti suggerimenti utili a 
risolvere i suoi rovelli. Perché anche il canto fa parte delle attività dello spirito e come tale 
vive di riflessioni sofferte: sarà una piacevole sorpresa scoprire quante difficoltà si possono 
superare con l’intelligenza e la cultura. 
Quanto all’egoismo di Zedda, si tratta di un atteggiamento basato – certo – sulla centralità del sé e 
su un robusto senso di autostima, ma soprattutto sulla prevalenza e la ingovernabilità del desiderio, unito a una scarsa disponibilità alla rinuncia. Questo volere tutto senza rinunciare a nulla contrasta naturalmente ogni volta con il tempo reale a disposizione, ed è causa di collisioni, sovrapposizioni e inadempienze. Il curioso è che ciò che avviene nelle vicende più importanti si ripete anche 
nelle circostanze più minute e feriali, siano la visita a un museo, un’escursione in luoghi panoramici
e persino un pranzo con molte portate. Ma io vorrei aggiungere un altro esempio, indiretto ma significativo, ed è la invincibile tendenza alla digressione, come forma esemplare dell’egoismo metafisico di Alberto. Ho già detto della sua eloquenza debordante e inarrestabile. Bene, ogni tanto, 
mentre parla, si forma nel suo cervello una parentesi che allude a un piccolo dettaglio. Chiunque 
altro tirerebbe dritto per non perdere il filo: lui no. Lui entra nella parentesi e prosegue fiducioso, 
ma non sempre ritrova la via maestra, anzi, più spesso deraglia e va fuori tema. È un altro esempio, mi pare, della sua indisponibilità a rinunciare persino al più piccolo particolare. 
L’ultima parte del libro è dedicata alle riflessioni dell’uomo di cultura (sempre però uno e trino) attorno a 14 partiture rossiniane. Si tratta di un’autentica miniera di osservazioni stimolanti, che qui
non provo nemmeno a riassumere. Ma una vorrei citarla, riguardante Tancredi, perché ha sorpreso 
perfino me, che pure di questi argomenti ho parlato con Alberto un numero infinito di volte. Com’è 
noto, Tancredi ha due finali: quello originale, lieto, scritto per la prima di Venezia nel 1813, e 
quello tragico, scritto da Rossini nello stesso anno per la ripresa di Ferrara, forse su ispirazione del 
conte Luigi Lechi, che lo ospitava a casa sua. È altrettanto noto che l’opera si avvale di un libretto
contrassegnato dall’assurdità, dove gli innamorati protagonisti, Tancredi e Amenaide, sono vittime 
di un tragico malinteso che non chiariscono mai fino alla fine, pur avendo molte occasioni per farlo. 
Ne deriva un clima malato, da incubo, simile a quei sogni, che tutti facciamo ogni tanto, in cui a 
una situazione assurda ne segue un’altra, e un’altra e un’altra, senza che si arrivi mai a una risoluzione. La storia dice che il finale tragico, inaudito per la scarna sobrietà della scrittura rispetto alle consuetudini dell’epoca, sconcertò il pubblico, proponendogli in luogo del consueto scioglimento 
indolore, una severa rappresentazione della morte attraverso pochi tocchi essenziali in diminuendo, 
vera e propria evaporazione del suono nel silenzio. (Al proposito, Fedele D’Amico scrisse a suo 
tempo mirabilmente nel nostro programma di sala: “pare di ascoltare il costituirsi del silenzio nel 
seno stesso della musica”). Le successive vicende dell’autografo ce le racconta lo stesso Zedda nel 
suo libro. Rossini, preso atto dello sfavore del pubblico, ripristina il finale lieto e abbandona l’altro, 
di cui si perdono le tracce e per un secolo e mezzo viene considerato perduto. Saranno gli eredi di 
Luigi Lechi, all’inizio degli anni 70, a ritrovarlo fra le carte dell’avo e a segnalarlo a Zedda, che generosamente lo consegnerà a Philip Gossett, curatore dell’edizione critica di Tancredi per la Fondazione Rossini. Ciò consentirà al ROF, nel 1982, di mettere in scena l’opera per la prima volta con 
l’inedito finale tragico, anzi, attraverso un espediente di regia, con entrambi i finali in successione 
(e mi si consenta qui di rivendicare la primogenitura di quella bizzarra decisione). È fuor di dubbio 
che per la nostra cultura e i nostri gusti attuali il finale tragico risulti esteticamente più bello, più 
moderno, suggestivo e commovente, e difatti è quello che viene quasi sempre preferito oggi. Rimane irrisolto il problema di una decisione di Rossini così insolitamente drastica e senza pentimenti. Zedda ce ne parla in due diversi passi del libro, fra loro in parziale contraddizione. Il primo è 
a pagina 18, dove a proposito del brano dice che esso 
coglie con impressionante veridicità la tragedia del morire. Il suono, la musica, la voce si 
estinguono a poco a poco sino a raggiungere il vuoto cosmico, il nulla. Rossini stesso deve 
essere rimasto così sconvolto da questa amara confessione di agnostico pessimismo da non 
volerla più inserire in altre riprese dell’opera: contro la sua abitudine lasciò il manoscritto 
autografo nelle mani del suo ispiratore, che lo tenne nascosto al mondo intero, forse rispettando un desiderio del donatore. 
Ma più avanti, a pag. 172, fa una considerazione diversa e più penetrante, quando osserva che 
Rossini, acconsentendo all’invito del conte Lechi, 
compie un’operazione intellettualmente ineccepibile, ma con quel gesto sensato contraddice 
il senso recondito di un sogno, e ne turba il fascino morboso. […] Con l’infallibile senso del 
teatrante egli avverte però che questa immagine concreta, questa logica conclusione viene a 
scontrarsi con l’alone misterioso che scompagina l’agire dei suoi innamorati; e a posteriori la 
rifiuta per ritornare a quel Finale lieto che, proprio per l’evidente assurdità, suona come il 
rasserenante risveglio da un incubo. 
È vero, e confesso di non averci mai pensato. Il finale tragico è sicuramente più bello, ma non 
scioglie – anzi perpetua – l’angosciosa assurdità che è la cifra di quest’opera. Il finale lieto, al contrario, pur musicalmente inferiore, funziona appunto come il “rasserenante risveglio da un incubo”, 
ed è paradossalmente, in senso teatrale, molto più coerente dell’altro. Ecco, sappiate che di osservazioni illuminanti come queste il libro di cui vi sto parlando è gremito: per questo vi invito a leggerlo. 
Concludo. Prima, a proposito di Zedda, vi ho parlato di energia. Ma ce n’è una in particolare, quella 
che gli spagnoli chiamano duende, che solo alcuni possiedono, qualcosa che nessuno sa definire 
ma che tutti sanno cos’è, una energia oscura, un carisma, una profondità, un demone positivo, 
oppure – per dirla con Garcia Lorca – “un potere misterioso che tutti sentono e nessun filosofo 
spiega”. Bene, se volete saperlo, Alberto è carico di duende. Mi limito a un esempio. Alcuni anni fa 
al ROF dovevamo mettere in scena La scala di seta, quando il direttore scritturato andò in crisi e ci 
abbandonò dopo la prova generale. Non avevamo altra scelta che ricorrere ai due direttori che 
avevamo su piazza, che per fortuna conoscevano entrambi la partitura, e ai quali chiedemmo di 
salire sul podio a recite alterne. Uno di essi era Alberto Zedda. Preciso e sottolineo che nessuno dei
due direttori aveva avuto modo di provare prima con l’orchestra. Alla prova dei fatti risultò che, sul
piano della chiarezza e della precisione del gesto, sembrava che l’altro direttore dirigesse meglio, 
eppure il risultato non era lo stesso: l’orchestra suonava meglio con Alberto: aveva un’altra brillantezza, un altro slancio, perfino un diverso colore di suono. Una questione di comunicativa e di 
esperienza, certo: ma, io credo, soprattutto una questione di duende!






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