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mercoledì 12 giugno 2013

da anNOTAre.. - 15

Oggi un numero un po' speciale del nostro da anNOTAre! 
Solo qualche info indispensabile per vivere un'altra settimana di musica malgrado gli impegni!

Novità


Che bello! 
Ho scoperto che Il Sole 24ore ogni venerdì propone un CD con i grandi interpreti della musica classica... 
Io mi aspettavo "botte" di 5/10€ ed invece, con il quotidiano compreso, 2€! Sempre!
Davvero - come sponsorizzano - meno di un caffè!
Ne sono felice perché rendono accessibile a molti ed agli interessati una ricca raccolta di brani eseguiti da meravigliosi musicisti! Venerdì scorso, quando ho appreso la notizia, era il turno di Benedetti - Michelangeli! 

Quindi questo venerdì non perdetevi l'appuntamento!


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Articoli


Non perdetevi questi articoli sullo spettacolo areniano di Lunedì (diretta su Rai1) 
Corriere della Grisi  di G-L Duprez
Mozart2006 - di Fedele d'Amico

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Eventi



Mercoledì 12 e Venerdì 14 Giugno















Venerdì 14 Giugno
Dalle 21:00 presso il Gipsy Queen Bar Enoteca di Via F.Colla 22/2, accompagnato da Adriano Marchelli alla tromba, Savino proporrà i brani tratti dal suo primo lavoro intitolato "Piacere di Conoscervi" (2012), una raccolta di brani sempre in bilico tra le emozioni e i paradossi del vivere quotidiano. www.michelesavino.net


Sabato 15 Giugno
Dalle 21:00 presso il Bar Basso di Via Sant'Antonio, Savino proporrà un omaggio ai grandi cantautori del passato: da Lelio Luttazzi a Paolo Conte, passando per Sergio Caputo e Billy Joel, tutti rivisitati attraverso il suo pianismo esuberante. www.michelesavino.net

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Dal 1 Maggio al 25 Agosto




da 15 Venerdì Marzo al 30 Giugno
Le incredibili macchine di Leonardo, mostra delle macchine funzionanti tratte dai codici di Leonardo da Vinci al Museo di Sant'Agostino di Genova

Un evento per entrare in contatto con il mondo sia umano che professionale di uno dei personaggi più emblematici della storia dell´umanità e con le sue invenzioni.
Le macchine dedicate alla meccanica sono interattive e possono essere usate dal pubblico, favorendo così una presa di contatto diretta della poliedrica e pragmatica attività di un uomo e contribuendo a sfatare il mito del genio distante dal quotidiano, raccontando il suo lavoro pratico ed intelligente.
Inoltre il visitatore può scoprire opere scultoree, pittoriche e affreschi che trovano un´ambientazione suggestiva e ideale negli ampi, luminosi spazi dell´ex complesso monastico restaurato. Nel percorso si possono ammirare capolavori di scultura, fra gli altri, di Giovanni Pisano e Pierre Puget, tele e affreschi dei maggiori artisti che operarono nel ´500 e nel ´600 in Genova e nell´area ligure (Luca Cambiaso, Domenico Fiasella).


dal 10 Marzo al 13 Ottobre
Ore 10.00-19.30. I cento anni del Dinghy 12 - Mostra fotografica.
Galata Museo del Mare, Calata de Mari, 1, Genova
Mostra fotografica dedicata ai 100 anni del Dinghy 12. Ingresso mostra + museo Galata: 12 €


dal 23 Marzo al 7 Luglio 
Ore 15.00-18.30. Mostra 'La vita è dono. Vadano per elemosina confidentemente'
Museo dei Beni Culturali Cappuccini, Viale 4 Novembre, 4, Genova
Giovedì anche ore 10.00-13.00. Info 010 8592759


dal 30 Marzo al 13 Ottobre
Ore 10.00-17.45. 'Lo scrigno delle meraviglie' - Viaggio tra i gioielli della natura e dell’uomo
Abbazia di San Fruttuoso, Via San Fruttuoso, Camogli Genova - Ingresso: 7,50 €


dal 22 Marzo all' 8 Settembre 
'Oltre il mare' - La mostra di Antonio Nocera
Galata Museo del Mare, Calata de Mari, 1, Genova - Galleria delle esposizioni
A cura di Antonio Nocera + Maria Paola Profumo e Carla Sibilla
Orari: sabato, domenica e festivi 10.00-19.3, lunedì chiuso. Info: 010 2345655









Fino al 25 Agosto
Palazzo Ducale ospita la mostra Geishe e Samurai. Esotismo e fotografia nel Giappone dell'Ottocento, a cura di Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano e di Marco Fagioli.
125 stampe fotografiche originali realizzate dai grandi interpreti giapponesi ed europei di quest’arte, agli albori della storia della fotografia, fra il 1860 e i primissimi anni del Novecento, in grado di esplorare l’idea dell’uomo e della donna, sia nell’immaginario occidentale dell'Ottocento, che nelle reali condizioni socio-culturali del tempo.
L’iniziativa genovese offre l’occasione di approfondire un momento della fotografia nipponica passato sotto il nome di Scuola di Yokohama, la cui caratteristica risiedeva nell’unire la fotografia, la forma artistica più d’avanguardia di quel tempo, con la tradizione delle grafiche giapponesi, realizzando stampe fotografiche su carta all’albumina delicatamente colorate singolarmente a mano da raffinati artigiani.

martedì 14 maggio 2013

Secondo Consiglio Radiofonico [ Glenn Gould ]

Un consiglio consigliato!
La trasmissione radiofonica di Carlo Rafele su Glenn Gould.

Glenn Gould - Il corpo del pianoforte
da lunedì 24 settembre a venerdì 5 ottobre 2012
ore 13:30
su RSI

Originale radiofonico di Carlo Rafele

Personaggi e interpreti
Glenn Gould - Mario Cei
Anahì - Anahì Traversi
Cecilia - Cecilia Broggini
Musiche eseguite da Andrea Manzoni
Regia Carlo Rafele
Maestro del suono Angelo Sanvido
Produzione RSI 2012

Il sito di RSI recita così:
L’arte pianistica di Glenn Gould celebrata per la prima volta attraverso un radiodramma inedito, trent’anni dopo la scomparsa del pianista e compositore canadese, avvenuta a Toronto il 4 ottobre 1982.
La Radio Svizzera Italiana propone “Glenn Gould: il corpo del pianoforte”, radiodramma in 10 puntate scritto e diretto da Carlo Rafele che andrà in onda dal 24 settembre al 5 ottobre dal lunedì al venerdì alle ore 13.30 sulla Rete Due e sul sito Internet www.rsi.ch/dramaradio.
10 puntate per raccontare l’epopea pianistica e solisistica di un pianista contemporaneo chiamato Glenn Gould, mescolando fiction, evocazione storica, documenti sonori.
La sceneggiatura radiofonica privilegia un itinerario di simboli e di avvenimenti significativi (il “mi dissocio” di Bernstein nella storica serata dell’aprile ’62, pronunciato davanti al pubblico esterrefatto; il ritiro dalle sale da concerto a 32 anni; l’atto d’amore verso il microfono e la Tecnica; le originali congiunzioni sonore tra Bach, Wagner e la musica del ‘900) e muove personaggi immaginari che si contendono la sua problematica eredità culturale (due giovani ricercatrici, Cecilia e Anahì, che si mettono sulle tracce di Gould costringendo la sua ombra a rivelare i propri segreti; un Mefistofele afflitto dagli anni - Nicky-Mefisto – che bussa ripetutamente alla sua porta per incitarlo a tornare nelle sala da concerto; un giudice chiamato a comminare una pena per il Gould colpevole di falsificare il sacro patrimonio concertistico attraverso inaudite manipolazioni).
L’innovativo e originale progetto radiofonico vuole provocare la curiosità dell’ascoltatore, accendendo una nuova e diversa prospettiva sulla figura del grande pianista-interprete, cercandone le peculiarità artistiche oltre l’orizzonte anacronistico delle “Variazioni Goldberg”, oltre l’immagine agiografica delle sue prodezze o delle sue eccentricità.
«È un lavoro che vuole affermare e mettere in scena l’immagine di un Gould inedito e inconsueto», spiega l’autore Carlo Rafele, «Un artista che si fa critico della cultura, che affronta il suono e le sonorità da una nuova prospettiva analitica, che rende la musica classica infinito legame con le pulsazioni sonore del presente, che plasma l’avvenire del suono facendo di Bach un nostro contemporaneo, spogliando Beethoven o Mozart di ogni insopportabile retorica, restituendo Brahms e Wagner alla vertigine metafisica, privilegiando compositori meno conosciuti come Ernst Krenek, Paul Hindemith, Orlando Gibbons, William Byrd».
Dopo Gould niente è rimasto come prima. Com’è accaduto per Godard nel cinema, Bacon in pittura, Gombrowicz o Nabokov in letteratura, il pianista canadese ha impresso all’arte della seconda metà del ‘900 un segno inimitabile, costringendo gli ignavi e i sopravvissuti a prenderne atto. Recentemente, il dibattito si è riacceso su parametri nuovi, scavalcando il mito ormai anacronistico delle Goldberg, focalizzandosi su questioni che investono la materialità del suono, il vitalismo concreto del fare musica, il suo infinito abitare la vita quotidiana, investendo quindi la filosofia, dischiudendo nuove frontiere di senso e di significato che quell’esperimento conclusosi precocemente può oggi sospingere.
Così la domanda iniziale continua a scorrere, con rinnovata urgenza: perché suonare Beethoven o Mozart allo stesso modo, ripetendo all’infinito una modalità di approccio che a quel livello può considerarsi ormai risolta? Di nuovo c’è, appunto, la risposta che viene da Gould: «La musica deve iniziare di nuovo, ogni volta, come fosse la prima volta»

Così, invece, ne parla il Corriere Musicale in un'intervista di Simeone Pozzini all'autore:
Dieci puntate per scoprire Glenn Gould. Che struttura ha dato a questo percorso? 
Ero interessato a generare una duplice direzione narrativa. La prima proveniva “dal basso”: due ragazze – Cecilia e Anahi – giovani ricercatrici “sulle tracce” di Glenn Gould, che si materializzano una notte nella sua macchina mentre Gould telefona all’amico Bob Fulford per comunicargli che ha trovato l’attacco della Sonata in fa minore di Beethoven, detta “Appassionata”. In realtà, subito dopo scopriamo che sono loro stesse “depositarie” della storia, sono loro che accendono la narrazione, come se sperimentassero un potere “evocativo” e fossero in grado di orchestrare la direzione e il senso del racconto. Non completamente, però: sarà infatti lo stesso Gould, nei panni di ombra celebrata o rievocata, a stabilire più tardi alcune coordinate del racconto, costringendo le ragazze a seguirlo …
La seconda direzione giunge invece da un Mefistofele invecchiato e decaduto – chiamato Nicky-Mefisto – che ha conservato il potere di bussare alla porta di Gould per tentare di riportarlo nelle sale da concerto, da cui il pianista, come si sa, uscì definitivamente nel ’64. Figura inquietante, che ama dissimularsi dietro una servizievole ammirazione, figura altamente ideologica che si sforza ad esempio di smontare le teorie di Gould sulla non importanza dei concerti pubblici. Ad ogni incontro Nicky-Mefisto porta a Gould un assillo: il programma di quel “memorabile” Concerto del Ventunesimo Secolo che Gould farebbe bene a eseguire al più presto nei maggiori teatri del mondo: “New York, Carnegie Hall, Milano, Teatro La Scala… l’evento del Secolo… una Sala colma all’inverosimile, spettatori da ogni parte del mondo. Immagina il manifesto: ‘Glenn Gould ritorna sulle scene’. Programma: Bach, Beethoven, Brahms… e poi, se guardi bene, ho lasciato uno spazio bianco: puoi scrivere i nomi che vuoi, anche quell’Orlando Gibbons che ti piaceva tanto”.
Nei confronti di un personaggio di per sé così iconoclasta, quanta fiction è presente nelle trasmissioni e in cosa consiste?
Se per “fiction” intendete la quota di verità contenuta nel Radiodramma, ce n’è abbastanza per disegnare un Gould a tutto tondo, che deriva in buona parte dalle suggestioni da lui stesso scritte e pronunciate. Gould amava raccontarsi, amava con sapiente arguzia mostrarsi alle prese con se stesso, con le sue pulsioni culturali e artistiche, divertendosi a creare deliziosi contrappunti dialogici, tentando di far parlare le diverse voci che dentro di lui convivevano. Sotto certi aspetti, la pratica drammaturgica, nel senso di lavoro sulle differenze e sulla contraddizione, è presente sia nella sua vita sia nel suo pianismo. E il “Radiodramma”, in tal senso, dovrebbe risultare forma e pratica ideali per esibire le diverse e contraddittorie sfaccettature dell’essere Gould.
Qual è il ritratto di Glenn Gould che uscirà da questo percorso?
Il ritratto di un pianista-artista che sceglie, con ironia e con gioia, la problematicità del fare e ascoltare musica, che non disdegnerebbe una moratoria di almeno 5 anni per le sue tanto declamate Variazioni Goldberg, che si diverte a mostrare la trasgressione necessaria che ogni musicista dovrebbe operare rispetto ai modelli passati e passatisti, che sa di poter ancora oggi inondare la contemporaneità e il presente di una qualità sonora che soltanto lui possedeva e attraverso la quale ha reso possibile la scoperta o riscoperta sia di musicisti sommi come Bach o Schönberg sia di musicisti poco conosciuti come William Byrd, Orlando Gibbons, Paul Hindemith. E poi c’è anche il Gould che si presenta davanti a un giudice per dichiararsi “colpevole reo-confesso”. Di che cosa?, gli chiede il giudice. “Sono un falsario e un falsificatore, ho corrotto con la Tecnica i Compositori di musica, ho falsificato l’Arte pianistica del XX secolo, seguendo criteri abnormi, togliendo al suono il suo ambito naturale”.


lunedì 6 maggio 2013

Il consiglio radiofonico [- Glenn Gould ]


Elia Schilton
 
legge
Ad alta voce

Il soccombente 
di
  Thomas Bernhard 
(Adelphi, traduzione di Renata Colorni) 

[ore 17:00 alle ore 17:25 - dal Lunedì al Venerdì]


Glenn Gould
Mentre in alto parlo, in basso batto sempre il tempo con la punta del piede. Non l’ha mai notato? Naturalmente è impossibile osservare contemporaneamente il piede e la bocca. In me c’è un accordo perfetto, contrappuntistico. Devo farlo perché sono una natura musicale. Quando dico qualcosa batto continuamente il tempo con i piedi. Non lo posso fare solo quando sono in sala operatoria, legato a un tavolo. Ma in queste circostanze non si è nemmeno così loquaci. (…) In verità sono le persone tragiche e infelici a essere musicali. Non per nulla la gente viene sepolta a suon di musica, perché la musica ha evidentemente a che fare con il tragico e con il dolore. – Pare che tutti muoiano con una melodia in testa, l’ho sentito dire una volta, no? Quando tutto è già finito – spirito, persone, ricordo – rimane sempre, rimane pur sempre la musica.
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Thomas Bernhard
Il soccombente, ambientato negli anni cinquanta del novecento, è una delle opere più note di Thomas Bernhard e racconta del rapporto fittizio tra Glenn Gould e due suoi giovani compagni di studio al Mozarteum di Salisburgo. Sotto la guida di un Vladimir Horowitz, sempre evocato, i tre studiano musica e intraprendono un rapporto di amicizia che si scoprirà drammatico per tutti e fatale per uno dei tre, il soccombente appunto. Il narratore (un semi-reale Bernhard) e il suo amico Wertheimer abbandonano gli studi di pianoforte appena si rendono conto del genio superiore di Gould quando lo sentono suonare le Variazioni Goldberg di Bach. Nessuno dei due può reggere il paragone con la sovrumana virtuosità del terzo. Alla fine, i due lasceranno il conservatorio in profonda depressione, per non suonare mai più: uno, si ammazzerà dopo qualche anno e l'altro - il narratore ossessivo e autocritico all'estremo - si ritirerà nella più completa oscurità.

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Libro scaricabile [in Italiano - si ricorda che in Italia il libro è protetto da Copyright e diritto d'autore, gli autori di questo blog non si ritengono responsabili di eventuali reati compiuti dai visitatori. Il link è stato inserito in rispetto e coerenza a quanto affermato sulla libertà di informazione]: http://www.rodoni.ch/bernhard/Bernhard-Ilsoccombente.pdf
Non perdetevelo!
Giorgia


venerdì 15 marzo 2013

qui nei pressi... - 3 [Musica]

I genovesi Blue Beat - un tributo con stile


Formazione genovese attiva dal 2008, i Blue Beat sono un quartetto di giovani musicisti che, nonostante la quasi 'tenera' età dei suoi componenti (i tre chitarristi sono nati nel 1992, la cantante nel 1993), contano già una discreta produzione di cover, arrangiamenti originali e brani inediti oltre che numerose partecipazioni a eventi di rilievo nel genovese, fino a raggiungere il primo posto nel talent show tenutosi al teatro Politeama Genovese nel 2010.A tali esperienze come gruppo, si somma inoltre la preparazione musicale dei singoli componenti, fatta di studi approfonditi e duraturi, che non passa inosservata se si ascolta la produzione musicale dei Blue Beat.
Genovese come uno dei loro massimi ispiratori, Fabrizio De André, questa band risente pesantemente dell'influenza dello stile sobrio e quasi 'intimo' del noto cantautore, e non teme affatto l'idea di riproporre direttamente brani da lui composti, ma pur partendo chiaramente da questa base ben definita, anche nella composizione di brani propri, è capace di non arrestarsi all'interno dei canoni che tale stile richiede, aggiungendo con coraggio la propria impronta. Tutto ciò rende sicuramente i Blue Beat un'interessantissima realtà che – a ragione – cerca di affermarsi all'interno della scena italiana, e che possiede certamente le caratteristiche per farlo.
Tra gli elementi interessanti presentati dalla band, spicca senza dubbio la scelta di comporre brani che comprendono per la maggior parte chitarre – acustiche e elettrica – e voce; la sezione ritmica è sottolineata in alcuni brani, come 'Il Sogno di ieri' e 'Non ti conosco', da leggere percussioni, anche se il ruolo decisivo è sempre assegnato alla chitarra acustica, sia che si tratti di delineare la melodia principale, sia che essa debba invece mantenere 'vivo' il ritmo del brano. Sebbene possa sembrare a prima vista una costruzione dei brani un po' debole e poco incisiva, le parti di chitarra denotano con chiarezza la grande attenzione che viene riservata alla composizione delle tracce: arpeggi eseguiti perfettamente si accompagnano a delicati pezzi solisti della chitarra elettrica, che non sovrasta mai i suoni degli altri strumenti e della voce. E' proprio la voce l'altra grande protagonista della musica deiBlue Beat, utilizzata come vero e proprio strumento aggiuntivo: sia il cantato femminile che quello maschile sono sviluppati ed eseguiti con cura, e garantiscono un decisivo apporto all'insieme. La voce femminile, in particolare, è capace di fraseggi articolati e ben riusciti che colpiscono l'ascoltatore fin dal primo approccio con questa musica. 
(di Alice Bevilacqua - su genovaindierock)


Rigoletto al Teatro Carlo Felice

Con alcuni giorni di ritardo, giungo a parlare del Rigoletto, opera di Verdi che avevo già ascoltato e che mi piacque molto, finalmente ho avuto l’occasione di vederla dal vivo a teatro.
Il libretto di Piave, tratto dal dramma di Victor Hugo “Il re si diverte”, è notevole, contiene dei momenti molto alti, il profilo psicologico dei personaggi è scavato in profondità, le amorevoli parole che Rigoletto dice a sua figlia Gilda bastano a comprendere il cambiamento totale di prospettiva rispetto ad altre opere verdiane: “Culto, famiglia patria, il mio universo è in te!”

Il protagonista dell’opera non è un eroe, ma per la prima volta, un buffone, un deforme. Tutta l’opera si gioca sul grande tema del disprezzo, e della vendetta, che qui assume contorni veramente tragici: c’è il tema del ressentiment, la critica sociale alla vita libertina della corte, la dicotomia tra apparenza (la deformità che Rigoletto è costretto ad usare come un mestiere) e realtà (la vera natura di padre buono che si svela non appena Rigoletto entra tra le mura di casa): “Non dover, non poter altro che ridere! Il retaggio d’ogni uom m’è tolto: il pianto! [...] Se iniquo son, per cagion vostra è solo, ma in altro uom qui mi cangio!”

Il tutto viene mischiato con grande tensione drammatica: come dimenticare il bellissimo tema della maledizione e le imprecazioni di Rigoletto, che tornano a ricordare come un pendolo maledetto il destino malefico che aleggia sulla vicenda?

Oltre la tragedia e il dramma, la grande suspence della trama, specie nel terzo atto, con la straordinaria resa artistica del temporale (un anticipo di espressionismo o romanticismo allo stato puro?), unita allo squallido realismo della coppia “cattiva” (Sparafucile e Maddalena) che rende magnifica l’atmosfera del terzo atto.

Infine, la presenza leggera e leggiadra di Gilda, così come la leggerezza astuta del Duca, impediscono all’opera di cadere nella pesantezza, regalandoci momenti di incantevole grazia.

E’ da notare come il profilo psicologico di tutti i personaggi sia scavato alla perfezione: non solamente la straordinaria figura di Rigoletto. Anche i cosiddetti “antagonisti” (che non sono in realtà tali, perché Rigoletto in fondo non è altro che un committente di un omicidio, e anche quest’aspetto originale rende l’opera unica) non restano prigionieri del cliché.
Il Duca sembra essere un semplice don giovanni, eppure dalla sua celebre canzone traspare una sorta di regola di prudenza che lo costringe a comportarsi così (“La donna è mobile, qual piuma al vento, muta d’accento e di pensier. Sempre un amabile leggiadro viso, in pianto e riso è menzogner. E’ sempre misero chi a lei s’affida, chi le confida, mal cauto il cor! Pur mai non sentesi felice appieno chi su quel seno non liba amor”). Inoltre, aggiungo io, sulla mancanza di pensiero delle donne, il sacrificio senza senso della povera Gilda pare proprio dare ragione al Duca!
Sparafucile nonostante sia un vero criminale, ha una sua etica (“Uccider quel gobbo! Che diavol dicesti? Un ladro son forse? Son forse un bandito? Qual altro cliente da me fu tradito? Mi paga quest’uomo, fedele m’avrà”) , e la bella Maddalena, che probabilmente è una donna dai facili costumi, riesce a provare un grande sentimento di pietà per il Duca, che sarà poi all’origine dell’omicidio di Gilda e del tragico finale.

Finale dove, ancora una volta, torna il tema della maledizione: nel Rigoletto non c’è scampo, non c’è speranza, in questa vicenda di sentimenti bassi e profondamente umani come la vendetta, il disprezzo, la seduzione e l’innamoramento.
Le melodie di Verdi sono davvero stupende, avevo già postato tempo fa il duetto tra Sparafucile e Rigoletto, ma non posso non ripresentarlo, qui è condensata tutta la bellezza del Rigoletto: il tema cupo della maledizione, la leggerezza delle melodie, la straordinaria concretezza del dialogo, e in assoluto uno dei più bei duetti baritono-basso.
di Cavaradossi


Traviata” al Regio di Torino



Piero Pretti (Alfredo) e Patrizia Ciofi (Violetta). Foto Ramella&Giannese

Solo quattro le recite, fuori abbonamento, per Traviata, al Regio di Torino (dal 5 al 13 marzo). Per l’occasione è stato ripreso l’allestimento per la regia di Laurent Pelly in co-produzione con il Santa Fe Opera Festival che (diretta da Noseda) inaugurò la stagione 2009-10 e venne portata con successo a Tokyo. Traviata – si sa – è l’opera che fa più opera, il melodramma per antonomasia, l’opera in assoluto più rappresentata nel mondo (chi non ricorda le immagini finali di Pretty Woman con la bella Julia Roberts rosso vestita), insomma uno di quei titoli intramontabili che, da soli, garantiscono il tutto esaurito: e non a caso è così in questi giorni a Torino, teatro gremitissimo e gran successo con pubblico esultante a fine serata. Sul podio l’ottimo Corrado Rovaris (direttore dal 2005 della Philadelphia Opera Company) del quale si è molto apprezzata la concertazione attenta e scrupolosa, i tempi giusti, i bei fraseggi fin dal Preludio striato di mestizia e poi via via incalzante. Rovaris ha saputo conferire pathos e drammaticità dove occorre (memorabile il finale), ma anche la giusta scioltezza alle scene d’insieme (bene il dinamismo del primo atto) e delicatezze estreme per i momenti intimistici e introspettivi. Lettura equilibrata con momenti di vera emozione. L’orchestra lo segue assai bene e così pure il coro (istruito da Claudio Fenoglio), salvo occasionali incertezze ritmiche (ad esempio nel brindisi, quanto meno la sera dell’8).

Violetta, abbigliata in modo curioso (una Violetta in camporella, suggeriva qualche malizioso), scalza, con pantaloni e camicia, pare più protagonista di Fanciulla del West e finisce per scrivere la sua lettera accovacciata su un masso

Nel cast ha primeggiato il soprano Patrizia Ciofi (assidua al Regio negli anni) nel ruolo di Violetta, facendosi ammirare sia per l’eccellente interpretazione vocale, così pure per la superba prova sul piano scenico. La Ciofi è capace di delicati pianissimi, suoni morbidi e vellutati, ma sa anche dare corpo alle mille screziature psicologiche richieste al personaggio, e la scena finale, in particolare, ha innescato notevoli emozioni. Un vero trionfo, insomma, salutato da applausi vivissimi e meritati in toto. Il tenore Piero Pretti ha voce incisiva ed aitante; sicché di Alfredo Germont ha dato un’interpretazione esuberante (talora un po’ sopra le righe), strappando consensi convinti in vari momenti. Ottimo il baritono Nicola Alaimo nel ruolo del padre Giorgio Germont, ha dizione chiarissima, autorevolezza sia vocale sia scenica, assai applaudito ed apprezzato per la statura morale conferita al personaggio sbozzato con un’interpretazione ineccepibile. Nel cast meritano un plauso speciale l’Annina di Francesca Rotondo dall’incisiva, partecipe e commovente interpretazione, il Gastone di Enrico Iviglia (tenore astigiano dalle ottime qualità tuttora in ulteriore crescita); Silvia Beltrami ha dato voce a Flora, mentre Paolo Maria Orecchia impersona il barone Douphol e Scott Johnson il marchese D’Obigny. Da menzionare i validi ballerini Simona Tosco e Luca Martini (ancorché la regia li collochi in un contesto un poco fuori misura, ma non è colpa loro).

Ed ora la regia di Pelly che firma anche i costumi (regia ripresa da Anna Maria Abruzzese). Continua a destare perplessità, a partire dal Preludio a scena aperta con ‘passaggio di funerale’ in una Parigi piovosa, lugubre e umida: idea non certo nuova e un po’ troppo didascalica, sia pure in sintonia per così dire con Dumas. Se l’idea può apparire valida al fine di sottolineare la valenza anticipatrice dello stesso Preludio, vera sintesi sonora del tragico epilogo e tutti sanno come ‘va a finire’, per altri versi può anche distrarre dalla partitura stessa.


Sulla Scala un olandese che vola basso

Una regìa più ridicola che velleitaria; una compagnia di canto tendente al mediocre; un podio francamente deludente. Così questo Olandese abbassa ancora la media dei voti della Scala in questa stagione che doveva essere di livello storico…

Andreas Homoki, ahilui, non può nemmeno accampare la scusa di essere un giapponese che non conosce bene il tedesco (smile!) per giustificare le sciocchezze della sua regìa. Lui è un intelligentissimo crucco di origine controllata e garantita e oggi è addirittura il Lissner del Teatro dell’Opera di Zurigo (al che ho realizzato quale immensa fortuna abbiamo noi milanesi ad avere un soprintendente che non si diletta – perlomeno ancora – di regìa…)

Il suo soggetto è a dir poco sconvolgente e meriterebbe di vincere premi letterari in quantità industriale. C’è dentro di tutto: un po’ di Conte di Montecristo, poi l’epopea del capitalismo, forse anche lo spread; la crisi del colonialismo e persino l’avvento diBokassa (smile!)

Il problema non sta certo nell’ambientare la vicenda in qualche sede londinese di società di trading: quanto poco, anzi nulla, a Wagner importasse dove la vicenda materiale si svolge lo testimonia il fatto che cambiò lui per primo l’ambientazione, spostandola dalla Scozia (teatro dell’azione nei racconti che ispirarono l’opera) alla Norvegia (forse in ricordo della personale esperienza colà vissuta sul barcone Thetis).

Invece il problema sta nella società che il regista ci presenta a far da sfondo alla vicenda centrale dell’opera - rappresentata dal rapporto peccato-redenzione, alias Holländer-Senta - e nei personaggi che in questa società si muovono.

Non siamo più in un ambiente sostanzialmente familiare, da economia autarchica, dove i rapporti umani sono improntati a un vago socialismo paesano; dove Daland, per dire, non sarà propriamente uno stinco di santo, ma neanche un bieco e truce capitalista sfruttatore (Dev’essere comico, prescriveva Wagner, come conferma la musica che lo sorregge, perdinci, da tutti bollata come scopiazzatura di Auber, una cosa da donnicciuole o da invertebrati…); dove Mary è la tata di Senta che fa anche da chioccia alle ragazze del paese riunite in casa sua a filare allegramente all’arcolaio, cantando simpatiche filastrocche. Insomma, un ambiente magari fin troppo sereno e ricco di arcaica poesia nordica, della quale fanno parte anche i fenomeni naturali più preoccupanti, come gli uragani e le tempeste di mare.

No, invece il regista ci trasporta in pieno sistema capitalistico-colonialistico, quello che si stava consolidando, o cominciava a sperimentare qualche crisi, a fine ‘800; Daland è il CEO di una grande società mercantile con traffici planetari e stuoli di impiegati e impiegate trattati con metodi tayloristici: è un brutale sfruttatore di manodopera e forse anche un trafficante di schiavi negri, almeno a giudicare dalla presenza del personaggio – del tutto inventato! – del servo di colore. Ecco, per il Daland di Homoki ci vorrebbe, come minimo e per restare a Wagner, la musica che caratterizza Hagen, o Klingsor, o Alberich!

Mary è un’acida capufficio di uno stuolo di dattilografe il cui ambiente di lavoro e il cui atteggiamento sono agli antipodi di quelli immaginati da Wagner. Per il quale scenario Homoki avrebbe dovuto casomai propinarci la musica di Nibelheim…
Quanto all’Olandese, piuttosto che un peccatore in cerca di redenzione, qui ci appare come un volgare ricettatore di refurtiva, che cerca di piazzare al capitalista Daland, facendo quindi passare quest’ultimo anche per riciclatore di denaro sporco…

Il regista poi si millanta intelligente e perspicace, mostrandoci un’enorme carta geografica dell’Africa, evidentemente oggetto dei traffici di merci dell’armatore-capitalista Daland. Ora, che l’Africa fosse una meta dell’Olandese, che si era venduto l’anima al diavolo pur di passare il Capo di Buona Speranza, è un’illazione plausibile (quantunque il libretto taccia assolutamente che il Capo fosse proprio quello, lo sappiamo solo dalle storie che ispirarono Wagner – ma non dal principale ispiratore, Heine, attenzione! - per il resto potrebbe pure essere Capo Horn o Capo Passero…) ma mi dice Homoki che centra l’Africa con il povero Daland, che invece al massimo faceva la navetta (smile!) fra Norvegia (o Scozia) e Danimarca? E la trasformazione dello schiavo di colore in Bokassa, con l’Africa che brucia, è proprio la ciliegina su questa improbabile torta!

Gli unici due personaggi che Homoki non sfregia più di tanto sono, a dir il vero e per fortuna nostra, Senta ed Erik: lei una schizofrenica visionaria (il suo mezzo spogliarello è gratuito, ma in fondo non è la cosa peggiore dello spettacolo) e lui un sempliciotto di provincia. Ma è un po’ poco per la verità.

Essendo stato Homoki aiutante di Willy Decker, dal maestro ha preso alcune idee più o meno plausibili o criticabili per la sua messinscena (il Regio di Torino ha aperto la stagione 12-13 proprio con la produzione di Decker, peraltro assai più rispettosa dell’originale, va detto): fra le prime citerei il grande quadro a soggetto marino, sul quale a un certo punto si vede transitare un veliero; fra le seconde la scena del suicidio di Senta.

La cui fine – una auto-fucilata sotto il mento, così come la auto-pugnalata di Decker - è quanto di più lontano, ma proprio agli antipodi, dell’idea di Wagner. Per il quale la donna si sacrifica per l’uomo che sente di dover redimere, e lo fa con un gesto ben preciso: il lanciarsi dalla rupe verso il mare dove l’Olandese si sta allontanando, il che rende anche visivamente l’idea di un estremo tentativo di ricongiungersi a lui, tentativo che sarà (secondo Wagner, manco a dirlo) coronato da successo, come testimoniano le didascalie e soprattutto la musica del finale!

Qui invece noi assistiamo ad un volgare e spregevole gesto suicida, dettato da mera disperazione e follia nichilista. E nulla di nulla ci vien mostrato della redenzione del peccatore!

Ma quando la smetteranno questi registi da strapazzo di pensare di apportare valore aggiunto alle scelte originali di autentici geni, come Wagner?

Sul piano sonoro, più ombre che luci, mi vien da dire.
di daland


Jin Ju


Ottocento • In una premiata registrazione MDG l’interprete cinese propone una non comune lettura di tre note composizioni della letteratura pianistica più amata dal pubblico

Fino a che punto ci si può spingere oggi con l’ausilio (tutt’altro che da poco) di una scintillante tecnica pianistica, riuscendo allo stesso tempo a mantenere lo spirito di un’opera, quella dominante umana ed artistica che la rende attraente oggi come ieri? Non è una domanda nuova e non è tanto meno una domanda oziosa se si tengono in considerazione i sempre più sbandierati prodigi musicali provenienti sovente dall’Oriente, pronti a sbalordire platee più o meno dotte con una padronanza strumentale di tutto rispetto. Eccoci allora di fronte a questa pubblicazione targata MDG che vede protagonista la pianista cinese Jin Ju alle prese con un impegnativo programma diviso fra Beethoven (Appassionata), Czerny (La Ricordanza) e Schubert (Sonata D 958). 
Visitate anche: 8 link alla settimana  in quest'edizione davvero curiosa!



Internazionali

Quaresimal XXIII: Anna Netrebko

Netrebko said in a recent interview: “I cannot hold my voice any more. I tried quite a long time to stay in my repertoire and hold it back. But I don’t see any reason to do that any more, especially since my personality changed as well. I want something else.”

That´s putting it nicely. The “inas and onas” as Bidù Sayao called them would be (have been) her repertoire really. In the meanwhile her voice has become so heavy-weight with a large amount of phlegm and less vocal focus, that she is too heavy for this repertory which vocally would have suited her and vocally inadequate for Verdi or the real spinto repertory. The voice has lost much of its former natural elasticity (not only in regard to agility) and vocal resilience, which she is trying to make up for with considerable muscular effort, but her mainly full-voiced singing tends to sound monotonous and tiresome. Admittedly, the boost she still has in her high notes is remarkable, reminding one of those big notes Freni had in her prime.
di Selma Kurz


lunedì 4 marzo 2013

da anNOTAre.. - 3


Vi premetto che non sono per nulla d'accordo con le feste sciocche e le proposte idiote di ragazze e donne che per l'8 Marzo - festa della donna - decidono di "uscire e ubriacarsi" o festeggiare andando a mangiare fuori (ecc.). Credo, invece, che sia un'occasione [mi auguro non l'unica] per le donne di tutto il mondo (?) per prendersi un poco di tempo ed informarsi su ciò che stato, ancor meglio, su ciò che è, su ciò che accade alla donna, o più semplicemente agli esseri umani, per guardarsi intorno e aprire la visuale oppure chiuderla e concentrarsi su se stessi. 

Non vorrei essere scontata e cadere nel luogo comune con questa piccola riflessione e sappiate che, in fin dei conti, penso che si possa benissimo sorseggiare un ottimo Marzemino facendo un poco di bella conversazione seduti a un tavolo di un ristorante o a casa propria "festeggiando" un giorno triste ed al contempo importante. 


Quindi per essere per quanto possibile imparziali inserisco anche gli eventi a mio avviso poco consoni :) 

                                                                                        




(da) Sabato 2 Marzo 
al 30 c.m. manifestazione Parchi in fiore a Genova Pegli a Villa Pallavicini e il Museo di Archeologia Ligure
Programma:
Sabato 9 marzo Museo di Archeologia Ligure - ore 15 Visita a tema : ‘Piante fiorite migliaia di anni fa…’ (ingresso al museo biglietto ridotto euro 3), ore 16.30 Concerto delle Camelie a cura della Scuola Musicale Conte durante il concerto Laboratori per bambini a cura di Peglinforma attività a pagamento e su prenotazione: tel. 010 4076473
Sabato 16 marzo ore 15 Visita guidata al Tempio di Flora ingresso al parco euro 4 ore 16.30 ‘Il trionfo del floreale. La natura nell'Art Nouveau’ conferenza di Gianni Franzone curatore Wolfsoniana a seguire un momento musicale a cura della Scuola Musicale Conte
23 e 24 marzo ore 10 -18 ingresso gratuito - ultimo ingresso ore 16 XXI edizione Giornate FAI di primavera 23 marzo 2013, ore 15 - 17 Al Museo di Archeologia Ligure con le archeologhe
30 marzo Parco di Villa Doria - Grotta dell'Archeologia - ore 15 Visita guidata all'isola di Villa Doria ingresso libero - ore 15 - 17 Piante, essenze e fiori… momenti e attività di vita preistorica nella Grotta dell'Archeologia è gradita la prenotazione tel. 010 6984045

Lunedì 4 Marzo
ore 21. Teatro Carlo Felice, la GOG offre il concerto del fìamosissimo Grigory Sokolov (al pianoforte) con musiche di Schubert e Beethoven.
Ecco il programma:

F. Schubert 4 Impromptus - Op. 90 D 899
Do minore: Allegro, molto moderato
Mi b maggiore: Allegro
Sol b maggiore: Andante
La b maggiore: Allegretto

F. Schubert - Drei Klavierstücke - D 946
Mi b minore: Allegro assai
Mi b maggiore: Allegretto
Do minore: Allegro

L. van Beethoven - Klaviersonate Nr. 29 - Op. 106
Si b maggiore
“Große Sonate für das Hammerklavier”
Allegro.
Scherzo. Assai vivace
Adagio sostenuto.
Appassionato e con molto sentimento.
Largo.
Allegro risoluto.
Fuga a tre voci, con alcune licenze.

Martedì 5 Marzo
Rigoletto di Giuseppe Verdi al Teatro Carlo Felice. 

Direttore Carlo Rizzari
Regia Rolando Panerai
Scene Enrico Musenich (su materiale scenografico in dotazione alla Fondazione Teatro Carlo Felice)
Costumi Regina Schrecker
Coreografia Giovanni Di Cicco
Luci Luciano Novelli
Assistente alla regia e costumi Vivien A. Hewitt
Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice
Orchestra e Coro Fondazione Teatro Carlo Felice
Maestro Patrizia Priarone
PERSONAGGI INTERPRETI
Il Duca di Mantova Ji Myung Hoon
Rigoletto Stefano Antonucci
Gilda Nino Machaidze
Sparafucile Andrea Mastroni
Maddalena Annunziata Vestri
Giovanna Anna Venturi
Il Conte di Monterone Fabrizio Beggi
Marullo Filippo Balestra
Borsa Giampiero De Paoli
Il Conte di Ceprano Alessio Bianchini
La Contessa Simona Marcello
Usciere di Corte Loris Purpura
Paggio della Duchessa Simona Pasino


Mercoledì 6 Marzo
Ore 9:30 e ore 11 "Telecamere su... Verdi"
Ideazione, testo e regia di Roberto Iovino e Andrea Nicolini
Nuova produzione e allestimento del Teatro Carlo Felice
in collaborazione con il Gruppo Promozionale Musicale Golfo del Tigullio 
Personaggi e interpreti
Giuseppe Verdi, attore Andrea Nicolini
Carlo Sciaccaluga ( 7, ore 9,30 e ore 11)
La giornalista, attrice Mariella Speranza
Soprano Irene Cerboncini (8, ore 21 e 9, ore 16)
Lilia Gamberini (6, ore 9,30 e ore 11 - 8, ore 10,30)
Marika Colasanto (7, ore 9,30 e ore 11)
Al pianoforte Caterina Picasso (6, ore 9,30 e ore 11 – 8, ore 10,30 e ore 21)
Dario Bonuccelli (7, ore 9,30 e ore 11 – 9, ore 16)
Assistente di regia Cristina Iovino
Truccatrice/cameramen Marika Colasanto (6, 8, 9)
Francesca Margagliano (7)
In video registrati
La contessa Maffei Francesca Agostini
Gioacchino Rossini Emmanuele Aita
Arrigo Boito Daniel Bozzo
Giulio Ricordi Alessio DalmazzoneGiuseppina Strepponi Roberta Gaggino
Francesco Maria Piave Giovanni Serratore
Ripresa e montaggio Daniela Bruzzo

Nel bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, lo spettacolo (in coproduzione con il Gruppo PromozioneMusicale Golfo Paradiso) racconta il grande artista con un taglio originale e moderno. Si finge, cioè, unprogramma-inchiesta televisivo al quale è invitato lo stesso Verdi. E’ dunque una lunga e articolata intervista (con domande anche scomode sulla vita privata del compositore), inframmezzata, come è consuetudine in TV, da schede esplicative e contributi filmati nei quali il pubblico potrà vedere altri personaggi celebri parlare del compositore protagonista dell’incontro. Cantante e pianista assicureranno una doverosa cornice musicale con arie tratte dal repertorio lirico e cameristico verdiano. Lo spettacolo intende essere rigoroso sul piano critico e storico (le risposte di Verdi sono in buona parte desunte da lettere e testimonianze), ma facilmente fruibile e divertente, adatto ai melomani come ai meno informati. Può essere proposto anche al mondo della scuola, proprio perché utilizza il linguaggio diretto dell’immagine e si adegua ad un ritmo “televisivo”, particolarmente adatto ad una platea giovane.

In vendita presso la Biglietteria: giovani under 26 € 5.00 - adulti € 10.00 

(da) Giovedì 7 Marzo
al 1 Aprile mostra a La Feltrinelli sull'inconscio femminile, a cura del Circolo Fotografico Arci Il forte.
I fotografi: Antonella Guiducci, Antonietta Preziuso, Donato Aquaro, Enrico Maniscalco, Gian Luigi Suman, Laurence Chellali, mriagrazia Franzosi, Matteo Facchineri, Maurizio Logiacco, Paola Betti, Sandra Argurio, Sebastiano Calabrò, Sibilla Fanciulli, Silvana Mazzi, Stefano Pedemonte.


Giovedì 7 Marzo
Ore 9:30 e ore 11 "Telecamere su... Verdi"
Ideazione, testo e regia di Roberto Iovino e Andrea Nicolini
Nuova produzione e allestimento del Teatro Carlo Felice
in collaborazione con il Gruppo Promozionale Musicale Golfo del Tigullio 
Personaggi e interpreti
Giuseppe Verdi, attore Andrea Nicolini
Carlo Sciaccaluga ( 7, ore 9,30 e ore 11)
La giornalista, attrice Mariella Speranza
Soprano Irene Cerboncini (8, ore 21 e 9, ore 16)
Lilia Gamberini (6, ore 9,30 e ore 11 - 8, ore 10,30)
Marika Colasanto (7, ore 9,30 e ore 11)
Al pianoforte Caterina Picasso (6, ore 9,30 e ore 11 – 8, ore 10,30 e ore 21)
Dario Bonuccelli (7, ore 9,30 e ore 11 – 9, ore 16)
Assistente di regia Cristina Iovino
Truccatrice/cameramen Marika Colasanto (6, 8, 9)
Francesca Margagliano (7)
In video registrati
La contessa Maffei Francesca Agostini
Gioacchino Rossini Emmanuele Aita
Arrigo Boito Daniel Bozzo
Giulio Ricordi Alessio DalmazzoneGiuseppina Strepponi Roberta Gaggino
Francesco Maria Piave Giovanni Serratore
Ripresa e montaggio Daniela Bruzzo

Nel bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, lo spettacolo (in coproduzione con il Gruppo PromozioneMusicale Golfo Paradiso) racconta il grande artista con un taglio originale e moderno. Si finge, cioè, unprogramma-inchiesta televisivo al quale è invitato lo stesso Verdi. E’ dunque una lunga e articolata intervista (con domande anche scomode sulla vita privata del compositore), inframmezzata, come è consuetudine in TV, da schede esplicative e contributi filmati nei quali il pubblico potrà vedere altri personaggi celebri parlare del compositore protagonista dell’incontro. Cantante e pianista assicureranno una doverosa cornice musicale con arie tratte dal repertorio lirico e cameristico verdiano. Lo spettacolo intende essere rigoroso sul piano critico e storico (le risposte di Verdi sono in buona parte desunte da lettere e testimonianze), ma facilmente fruibile e divertente, adatto ai melomani come ai meno informati. Può essere proposto anche al mondo della scuola, proprio perché utilizza il linguaggio diretto dell’immagine e si adegua ad un ritmo “televisivo”, particolarmente adatto ad una platea giovane.

In vendita presso la Biglietteria: giovani under 26 € 5.00 - adulti € 10.00 


Venerdì 8 Marzo

Auditorium delle Clarisse di Rapallo ospita alle ore 21 lo spettacolo teatrale Un Viale tra mezzanotte e l'una: tre storie di donne, da un testo di Pietro Laimo e interpretato da Annalisa Morsello.
L'ingresso è a offerta libera per raccolta fondi a scopo benefico. L'evento è organizzato dal Soroptimist International Club del Tigullio.


Venerdì 8 Marzo
Ore 10:30 e ore 21 "Telecamere su... Verdi"
Ideazione, testo e regia di Roberto Iovino e Andrea Nicolini
Nuova produzione e allestimento del Teatro Carlo Felice
in collaborazione con il Gruppo Promozionale Musicale Golfo del Tigullio 
Personaggi e interpreti
Giuseppe Verdi, attore Andrea Nicolini
Carlo Sciaccaluga ( 7, ore 9,30 e ore 11)
La giornalista, attrice Mariella Speranza
Soprano Irene Cerboncini (8, ore 21 e 9, ore 16)
Lilia Gamberini (6, ore 9,30 e ore 11 - 8, ore 10,30)
Marika Colasanto (7, ore 9,30 e ore 11)
Al pianoforte Caterina Picasso (6, ore 9,30 e ore 11 – 8, ore 10,30 e ore 21)
Dario Bonuccelli (7, ore 9,30 e ore 11 – 9, ore 16)
Assistente di regia Cristina Iovino
Truccatrice/cameramen Marika Colasanto (6, 8, 9)
Francesca Margagliano (7)
In video registrati
La contessa Maffei Francesca Agostini
Gioacchino Rossini Emmanuele Aita
Arrigo Boito Daniel Bozzo
Giulio Ricordi Alessio DalmazzoneGiuseppina Strepponi Roberta Gaggino
Francesco Maria Piave Giovanni Serratore
Ripresa e montaggio Daniela Bruzzo

Nel bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, lo spettacolo (in coproduzione con il Gruppo PromozioneMusicale Golfo Paradiso) racconta il grande artista con un taglio originale e moderno. Si finge, cioè, unprogramma-inchiesta televisivo al quale è invitato lo stesso Verdi. E’ dunque una lunga e articolata intervista (con domande anche scomode sulla vita privata del compositore), inframmezzata, come è consuetudine in TV, da schede esplicative e contributi filmati nei quali il pubblico potrà vedere altri personaggi celebri parlare del compositore protagonista dell’incontro. Cantante e pianista assicureranno una doverosa cornice musicale con arie tratte dal repertorio lirico e cameristico verdiano. Lo spettacolo intende essere rigoroso sul piano critico e storico (le risposte di Verdi sono in buona parte desunte da lettere e testimonianze), ma facilmente fruibile e divertente, adatto ai melomani come ai meno informati. Può essere proposto anche al mondo della scuola, proprio perché utilizza il linguaggio diretto dell’immagine e si adegua ad un ritmo “televisivo”, particolarmente adatto ad una platea giovane.

In vendita presso la Biglietteria: giovani under 26 € 5.00 - adulti € 10.00 

Venerdì 8 Marzo
In occasione della festa della donna dell'8 marzo, il teatro Garage di San Fruttuoso ospita lo spettacolo a cura di Maniman Teatro Lanterna Rosa, ultimo appuntamento della rassegna Impro.
Un agguerrito gruppo di donne si affronta sul palco a colpi di improvvisazioni, in uno show entuasiasmante e mai banale. Prezzo 12€, ridotto 8€.

Venerdì 8 Marzo 
La discoteca Cezanne propone per venerdì 8 marzo una serata per celebrare la festa della donna.
A partire dalle 21.30 c'è il menù speciale, a seguire lo spettacolo di streap men dei California Dream Man, la musica di Giulio Allerino e il dj set di Scaramuzzino e Dj Perugin.

Venerdì 8 Marzo 
in occasione della festa della donna, il ristorante eno-libreria Nouvelle Vague applica a tutte le clienti uno sconto del 10% sull'aperitivo e uno sconto del 20% sulla cena [almeno avrete l'occasione di gustarvi un buon libro nella grande scelta offerta!].

Venerdì 8 Marzo
La Feltrinelli alle ore 18 ospita Paolo Ruffini, attore, presentatore e comico toscano, autore e interprete teatrale attivo da molti anni in vari campi dello spettacolo italiano, e noto al grande pubblico soprattutto per la conduzione dello show comico Colorado. 

Venerdì 8 Marzo

Al teatro della Tosse un omaggio a Giorgio Gaber a cura di Giampiero Alloisio e Gianni Martini.
Alloisio ha lavorato con Giorgio Gaber per 14 anni come autore di prosa e canzoni, Martini è stato il suo chitarrista per 18 anni. A dieci anni dalla sua scomparsa, i due artisti genovesi raccontano un personalissimo "Signor G" inedito e certamente autentico.
biglietto: Intero 15 €, ridotto Music Line 10 €, studenti 8 €. Ore 21.

Venerdì 8 Marzo
Ore 18 al  Bar Luciano di Molassana Daniel e Carol Zito organizzato l’aperitivo rosa in onore delle donne del quartiere: a tutte loro, un gustoso aperitivo dal colore rosa e vari stuzzichini al prezzo speciale di 1 euro.
Ospite della serata, il poeta e cabarettista Pigiamino Massimo Gaviglio. Non mancherà una colonna sonora tutta al femminile scelta e proposta dal musicista Gino Borrelli, già batterista di Sandro Giacobbe ed attualmente organizzatore di eventi musicali di primaria grandezza .

Venerdì 8 Marzo
Il Tao Sushi e Disco organizza per la festa della donna dell'8 marzo una serata dedicata all'universo femminile con i Centocelle Nightmare, il più famoso gruppo italiano di stripmen, con il loro travolgente sexy show ed animazione per tutta la notte.
Su prenotazione esclusivamente per un pubblico femminile, ore 21. La cena e la serata costano 25 euro. La cena verrà servita da sexy camerieri in boxer 
Per informazioni 340-1408306

Sabato 9 Marzo
Rigoletto di Giuseppe Verdi al Teatro Carlo Felice.

Direttore Carlo Rizzari
Regia Rolando Panerai
Scene Enrico Musenich (su materiale scenografico in dotazione alla Fondazione Teatro Carlo Felice)
Costumi Regina Schrecker
Coreografia Giovanni Di Cicco
Luci Luciano Novelli
Assistente alla regia e costumi Vivien A. Hewitt
Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice
Orchestra e Coro Fondazione Teatro Carlo Felice
Maestro Patrizia Priarone
PERSONAGGI INTERPRETI
Il Duca di Mantova Jean-François Borras
Rigoletto Sergio Bologna
Gilda Gabriella Costa
Sparafucile Andrea Mastroni
Maddalena Annunziata Vestri
Giovanna Anna Venturi
Il Conte di Monterone Fabrizio Beggi
Marullo Filippo Balestra
Borsa Giampiero De Paoli
Il Conte di Ceprano Alessio Bianchini
La Contessa Simona Marcello
Usciere di Corte Loris Purpura
Paggio della Duchessa Simona Pasino
Per info: http://www.carlofelicegenova.it


Sabato 9 Marzo
Ore 16 "Telecamere su... Verdi"
Ideazione, testo e regia di Roberto Iovino e Andrea Nicolini
Nuova produzione e allestimento del Teatro Carlo Felice
in collaborazione con il Gruppo Promozionale Musicale Golfo del Tigullio 
Personaggi e interpreti
Giuseppe Verdi, attore Andrea Nicolini
Carlo Sciaccaluga ( 7, ore 9,30 e ore 11)
La giornalista, attrice Mariella Speranza
Soprano Irene Cerboncini (8, ore 21 e 9, ore 16)
Lilia Gamberini (6, ore 9,30 e ore 11 - 8, ore 10,30)
Marika Colasanto (7, ore 9,30 e ore 11)
Al pianoforte Caterina Picasso (6, ore 9,30 e ore 11 – 8, ore 10,30 e ore 21)
Dario Bonuccelli (7, ore 9,30 e ore 11 – 9, ore 16)
Assistente di regia Cristina Iovino
Truccatrice/cameramen Marika Colasanto (6, 8, 9)
Francesca Margagliano (7)
In video registrati
La contessa Maffei Francesca Agostini
Gioacchino Rossini Emmanuele Aita
Arrigo Boito Daniel Bozzo
Giulio Ricordi Alessio DalmazzoneGiuseppina Strepponi Roberta Gaggino
Francesco Maria Piave Giovanni Serratore
Ripresa e montaggio Daniela Bruzzo

Nel bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, lo spettacolo (in coproduzione con il Gruppo PromozioneMusicale Golfo Paradiso) racconta il grande artista con un taglio originale e moderno. Si finge, cioè, unprogramma-inchiesta televisivo al quale è invitato lo stesso Verdi. E’ dunque una lunga e articolata intervista (con domande anche scomode sulla vita privata del compositore), inframmezzata, come è consuetudine in TV, da schede esplicative e contributi filmati nei quali il pubblico potrà vedere altri personaggi celebri parlare del compositore protagonista dell’incontro. Cantante e pianista assicureranno una doverosa cornice musicale con arie tratte dal repertorio lirico e cameristico verdiano. Lo spettacolo intende essere rigoroso sul piano critico e storico (le risposte di Verdi sono in buona parte desunte da lettere e testimonianze), ma facilmente fruibile e divertente, adatto ai melomani come ai meno informati. Può essere proposto anche al mondo della scuola, proprio perché utilizza il linguaggio diretto dell’immagine e si adegua ad un ritmo “televisivo”, particolarmente adatto ad una platea giovane.

In vendita presso la Biglietteria: giovani under 26 € 5.00 - adulti € 10.00 

Domenica 10 Marzo
Rigoletto di Giuseppe Verdi al Teatro Carlo Felice.

Direttore Carlo Rizzari
Regia Rolando Panerai
Scene Enrico Musenich (su materiale scenografico in dotazione alla Fondazione Teatro Carlo Felice)
Costumi Regina Schrecker
Coreografia Giovanni Di Cicco
Luci Luciano Novelli
Assistente alla regia e costumi Vivien A. Hewitt
Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice
Orchestra e Coro Fondazione Teatro Carlo Felice
Maestro Patrizia Priarone
PERSONAGGI INTERPRETI
Il Duca di Mantova Ji Myung Hoon
Rigoletto Stefano Antonucci
Gilda Gabriella Costa
Sparafucile Andrea Mastroni
Maddalena Annunziata Vestri
Giovanna Anna Venturi
Il Conte di Monterone Fabrizio Beggi
Marullo Filippo Balestra
Borsa Giampiero De Paoli
Il Conte di Ceprano Alessio Bianchini
La Contessa Simona Marcello
Usciere di Corte Loris Purpura
Paggio della Duchessa Simona Pasino


Domenica 10 Marzo
Porto Antico giornata di festa dedicata all'universo femminile dedicata al divertimento e al fitness ma anche un momento per soffermarsi sull`importanza di tematiche sociali come la prevenzione e la violenza sulle donne.
Programmazione:
ore 10-18 mercatino artigianale a cura di Confesercenti Genova
ore 14.30-16.30 lezioni gratuite di zumba fitness a cura di Zumba Zena
ore 17 Spettacolo di improvvisazione teatrale "ImproJam" a cura di Maniman Teatro.
Inoltre, sono in programma le campagne di promozione e prevenzione di AISM, che regala la gardenia per sostenere la ricerca contro la Sclerosi Multipla (AISM sarà presente anche nei giorni 8 e 9 marzo) e l'associazione "Se Non Ora Quando?" presenta la sua campagna di sensibilizzazione sui diritti e l`immagine della donna.
Per maggiori informazioni: servizio informazioni e accoglienza Porto Antico tel. 010 2485710/750.
























A presto!
Giorgia

giovedì 31 gennaio 2013

Oberto - Maratona Verdi 2013 - II

"La prima opera"

L’Oberto, Conte di San Bonifacio è la prima opera documentata di Verdi.
Il dramma è suddiviso in due atti ed il libretto è da attribuirsi a Temistocle Solera. Budden crede che il libretto sia anche frutto di adattamenti di un probabile lavoro precedente di Verdi chiamato Rocester (o Lord Hamilton) il cui libretto fu scritto da Antonio Piazza, ma del quale non si ha traccia.
La prima si tenne al Teatro alla Scala di Milano il 17 novembre del 1839, quando il compositore aveva 26 anni. La scena è ambientata a Bassano, in Italia dunque, nel 1228. L’opera venne scritta dal compositore nell’arco di quattro anni. Grazie a questa, Merelli – impresario della Scala –  gliene commissionò altre.

Ecco i personaggi:

Cuniza, sorella di Ezzellino daRomano – contralto
Riccardo, Conte di Salinguerra –tenore
Oberto, Conte di San Bonifacio –basso
Leonora, sua figlia – soprano
Imelda, confidente – mezzosoprano
Cavalieri, nobildonne, vassalli

[durata dell’opera circa 2 ore e 20 min ]

Cominciamo come al solito con un inquadramento dato dalla trama dell’opera in esame, ve ne darò una versione breve e concisa, liberamente tratta e rimodellata dal Dizionario di Kobbè.

Siamo nella campagna, come precedentemente detto, di Bassano nei pressi di Padova, grande festa per le prossime nozze che vedranno in sposi Cuniza e Riccardo, quest’ultimo gioioso ed ambizioso. Dal lato opposto ecco Leonora sedotta da Riccardo e figlia del conte Oberto il quale, precedentemente sconfitto dal fratello di Cuniza, è costretto all’esilio in Mantova. Nella dimora di Ezzellino, Cuniza viene a conoscenza della promessa del Conte di Salinguerra da Imelda e Leonora e si dichiara disposta all’annullamento delle nozze e chiama tutti perché assistano. La donna inveisce contro Riccardo mentre quest’ultimo accusa Leonora di spergiuro. Il vecchio Conte Oberto,  adirato, sfida a duello Riccardo il quale però è impietosito per l’anzianità dello sfidante. Sull’eccitazione generale cala ilsipario (fine I atto).
(Atto II) Sotto l’insistenza di Cuniza il Conte di Salinguerra finge diaccettare il matrimonio, e accetta sottovoce il duello dove ucciderà il padredi Leonora, che l’ha provocato ed ha insultato la sua stirpe “vili d’armi, adonne eroi”. Ravvedendosi dopo l’assassinio, chiede sconvolto perdono al cieloe fugge. Leonora ha assistito all’omicidio ed è sconvolta, cade esanime tra lebraccia delle dame mentre legge la lettera lasciatagli dal Conte Riccardo chechiede perdono ed amore e le lascia tutti i suoi averi. Leonora finirà in una squallidacella d’un convento quasi in preda alla pazzia.  

La partitura si dice comunemente non degna di nota, fattaeccezione per i duetti padre-figlia dell’attoI e non avendo mai avuto il piacere di tenerne una in mano non posso né confutarequesta affermazione, né accoglierla, dandovi per buona quella che leggo dai documenti che utilizzo. Il dramma fu ripreso nel 1951 alla Scala, per il 50°anniversario della morte e confermò che si tratti di un’opera giovanile testimoniante il fiorire di un talento e non di un sottovalutato capolavoro.

Curiosità: Busseto era la città ove il compositore vive per un certo periodo ricoprendo l’incarico di maestro di musica e partecipando a varie accademie. È anche il luogo dove vede morire la primogenita e nascere un figlio, sentendosi nel grigiore della cittadina,insoddisfatto e sfortunato. Nel ’39 si traferirà a Milano, fuggendo dall’infelice residenza padovana, grazie a un prestito del suocero. L’astuto impresario si accaparrerà qui un buon affare facendo firmare a Verdi un contratto della durata di due anni per il quale egli dovrà comporre tre opere all’anno da rappresentarsi o nella capitale o a Vienna.

Libretto
Edita in Italia da Ricordi, scaricabile in versione canto e piano qui.
File audio dell’opera edizione Bolognese del 1977. 

Discografia:

Alfredo Simonetto
Giuseppe Modesti; Maria Vitale; Elena Nicolai; Gino Bonelli
Rai Torino
Rai Torino
Gala
1951


Zoltan Pesko
Viórica Cortez, Umberto Grilli, Simón Estes, Ángeles Gulín.
Teatro Comunale de Bologna
Teatro Comunale de Bologna
CETRA ITALIA ITL (70001)
1977


Lamberto Gardelli
Rolando Panerai; Ghena Dimitrova; Ruza Baldani; Carlo Bergonzi
Chorus of Bavarian Radio
Bavarian Radio Symphony Orchestra,
Orpheus
1989


Sir Neville Marriner,
Samuel Ramey; Maria Guleghina; Violetta Urmana; Stuart Neil
London Voices
Academy of St. Martin in the Fields
Philips Classics
1997


domenica 6 gennaio 2013

Maryanne - il nuovo volto del soul genovese



Maryanne, ovvero Annamaria Sotgiu, studia pianoforte, canto al Conservatorio N. Paganini e canto jazz al Conservatorio A. Vivaldi.
Ama il jazz e già giovanissima vi si cimenta con ottimi risultati (vedi qui) successivamente dopo vari esperimenti musicali e molte vicissitudini forma un gruppo, il trio Marianne, con il quale ad aprile 2012 incide e presenta sul mercato il suo primo disco.

Atmosfere soul, blues. Voce incredibile, calda, timbrata, così nel grave come in in acuto, tessitura vasta sempre valorizzata dai suoi pezzi, molta improvvisazione e un talento sensazionale fanno di lei una delle migliori cantanti del territorio ligure.
La sua etichetta discografica è Maya Records.
Nel 2011 vince il "Liguria Selection".

Non ci sono però migliori parole che le sue per desciverla!

"C'era qualcosa di sensazionale su quel palco...qualcosa che permetteva di condividere le tue più intime emozioni con il pubblico presente. Non potevo immaginare che una volta conosciuto meglio quello straordinario strumento di nome microfono lo avrei tenuto con me per sempre. Ho scelto di fare la musicista per godere del calore impagabile del pubblico. Ho scelto di dedicarmi alla black music perchè è la musica dell'anima". Il progetto nasce nel Gennaio 2010 da un'intensa necessità , da parte dell'artista Maryanne, di raccontarsi in musica: i suoi brani in stile r&b, new soul, trattano argomenti molto importanti quali la scomparsa del fratello che ha avuto un ruolo indispensabile all'interno della sua formazione artistica, la successiva sensazione di sentirsi incompresa e una grande voglia di sentirsi ancora viva tramite la musica. Decisiva la scelta di condividere questi stati d'animo con i musicisti Andrea Dell'Amico"Dede" ( batteria) e Pietro Martinelli( contrabbasso) i quali hanno fatto proprie le emozioni di Maryanne creando assieme a lei un sound unico ed originale. In questa pagina potrete ascoltare 4 brani che rappresentano al meglio la forte personalità di Maryanne: rabbia, amore, malinconia,odio, disperazione, ironia, sono gli stati d'animo che attraversano queste canzoni appartenenti al periodo di svolta artistico/personale dell'artista".






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