Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza L'umile, il non visto, il fioco, il silenzioso Perché quando saranno passati amori e battaglie Nell'ultimo camminare, nella spoglia stanza Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara Ma braci, un sorso d'acqua, una parola sussurrata, una nota Il poco, il meno il non abbastanza. Stefano Benni
Bach-Variazioni Goldberg: Aria, Glenn Gould
Ritengo davvero che questo post si spieghi da solo. Poche parole, poche note: la perfezione assoluta, l'estasi, il Noumeno.
Per questo post devo ringraziare una persona straordinaria che ho conosciuto in questi giorni in un luogo pieno di magia. Non pensavo fosse ancora possibile l'esistenza di persone simili e questo ragazzo mi ha proprio conquistato. A lui devo un miglioramento delle mie conoscenze di Parigi e Baudelaire, di cui mi ha proposto questa poesia che poi ha tradotto lui stesso in modo direi eccellente. Adesso é la mia preferita. Grazie mille Nicolò.
Caspar David Friedrich: Der Mönch am Meer, 1808-1809
Le Confiteor de l'Artiste Que les fins de journées d’automne sont pénétrantes ! Ah ! pénétrantes jusqu’à la douleur ! car il est de certaines sensations délicieuses dont le vague n’exclut pas l’intensité ; et il n’est pas de pointe plus acérée que celle de l’Infini.Grand délice que celui de noyer son regard dans l’immensité du ciel et de la mer ! Solitude, silence, incomparable chasteté de l’azur ! une petite voile frissonnante à l’horizon, et qui par sa petitesse et son isolement imite mon irrémédiable existence, mélodie monotone de la houle, toutes ces choses pensent par moi, ou je pense par elles (car dans la grandeur de la rêverie, le moi se perd vite !) ; elles pensent, dis-je, mais musicalement et pittoresquement, sans arguties, sans syllogismes, sans déductions. Toutefois, ces pensées, qu’elles sortent de moi ou s’élancent des choses, deviennent bientôt trop intenses. L’énergie dans la volupté crée un malaise et une souffrance positive. Mes nerfs trop tendus ne donnent plus que des vibrations criardes et douloureuses. Et maintenant la profondeur du ciel me consterne ; sa limpidité m’exaspère. L’insensibilité de la mer, l’immuabilité du spectacle me révoltent… Ah ! faut-il éternellement souffrir, ou fuir éternellement le beau ? Nature, enchanteresse sans pitié, rivale toujours victorieuse, laisse-moi ! Cesse de tenter mes désirs et mon orgueil ! L’étude du beau est un duel où l’artiste crie de frayeur avant d’être vaincu. Traduzione: La Confessione dell'Artista "Oh, come sono penetranti le giornate d'autunno! Ah! Penetranti fino al dolore! Poiché è di certe sensazioni deliziose che il vago non esclude l'intensità; e non c'è punta più acuminata dell'Infinito. Grande delizia gode colui che annega il suo sguardo nell'immensità del cielo e del mare! Solitudine, silenzio, incomparabile castità dell'azzurro! Una piccola vela che rabbrividisce all'orizzonte e che, per la sua piccolezza e il suo isolamento imita la mia irrimediabile esistenza, melodia monotona dell'onda, in cui tutte le cose pensano attraverso di me o io penso per mezzo di loro (perché è nella grandezza della fantasticheria che il mio io si perde!); esse pensano, io dico, ma musicalmente e pittorescamente, senza arguzie, senza sillogismi, senza deduzioni. Tuttavia, questi pensieri, che escono da me e che si slanciano, diventano ben presto troppo intensi. L'energia nella voluttà crea una malessere e una sofferenza reali. I miei nervi troppo tesi non danno che vibrazioni rumorose e dolorose. E ora la profondità del cielo mi costerna; la sua limpidezza mi esaspera. L'insensibilità del mare, l'immutabilità dello spettacolo mi rivoltano... Ah! Bisogna eternamente soffrire o fuggire eternamente il bello? Natura, incantatrice senza pietà, rivale sempre vittoriosa, lasciami! Cessa di tentare i miei desideri e il mio orgoglio! Lo studio del bello è un duello in cui l'artista grida di terrore prima di essere vinto."
Sergei Rachmaninoff, Concerto n. 2: primo movimento (Moderato)
Spleen, di Charles Baudelaire, da "I fiori del male"
Friedrich, "Paesaggio invernale con chiesa"
Testo:
Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle Sur l'esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l'horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;
Quand la terre est changée en un cachot humide, Où l'Espérance, comme une chauve-souris, S'en va battant les murs de son aile timide Et se cognant la tête à des plafonds pourris;
Quand la pluie étalant ses immenses traînées D'une vaste prison imite les barreaux, Et qu'un peuple muet d'infâmes araignées Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,
Des cloches tout à coup sautent avec furie Et lancent vers le ciel un affreux hurlement, Ainsi que des esprits errants et sans patrie Qui se mettent à geindre opiniâtrément.
- Et de longs corbillards, sans tambours ni musique, Défilent lentement dans mon âme; l'Espoir, Vaincu, pleure, et l'Angoisse atroce, despotique, Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.
Traduzione:
Quando, come un coperchio, il cielo pesa greve
Sull'anima gemente in preda a lunghi affanni,
E in un unico cerchio stringendo l'orizzonte
Riversa un giorno nero più triste delle notti;
Quando la terra cambia in un'umida cella,
Entro cui la Speranza va, come un pipistrello,
Sbattendo la sua timida ala contro i muri
E picchiando la testa sul fradicio soffitto;
Quando la pioggia stende le sue immense strisce
Imitando le sbarre di una vasta prigione,
E, muto e ripugnante, un popolo di ragni
Tende le proprie reti dentro i nostri cervelli;
Delle campane a un tratto esplodono con furia
Lanciando verso il cielo un urlo spaventoso,
Che fa pensare a spiriti erranti e senza patria
Che si mettano a gemere in maniera ostinata.
- E lunghi funerali, senza tamburi o musica,
Sfilano lentamente nel cuore; la Speranza,
Vinta, piange, e l'Angoscia, dispotica ed atroce,
Infilza sul mio cranio la sua bandiera nera.
Rachmaninov, Prelude in c sharp minor, Josef Hofmann
In questo caso l'accostamento è stato facile: il suono delle campane così cupo, vivo e vibrante nella poesia di Baudelaire è perfettamente ripreso da Rachmaninov, che sembra davvero ricreare questa atmosfera chiusa e soffocante nelle incalzanti note del suo preludio. Tale è la sintonia dei due autori che, per me, non è possibile staccare un'opera dall'altra. Al pensiero di una, l'altra risponde.
Se dei tuoi doni e delle tue distruzioni, Oceano, alle mie mani
potessi io destinare una misura, un frutto, un fermento,
sceglierei il tuo riposo distante, le linee del tuo acciaio,
la tua distesa sorvegliata dal vento e dalla notte,
e l'energia del tuo linguaggio bianco
che sgretola e disfà le sue colonne
nella purezza della sua rovina.
Non è l'ultima onda col suo peso salino
quella che frange le coste e genera
la pace di arenile che contorna il mondo:
è il centrale volume della forza,
la potenza distesa delle acque,
l'immota solitudine affollata di vite.
Tempo, forse, o calice colmo
di ogni movimento, unità pura
non sigillata dalla morte, verde viscere
della totalità bruciante.
Del braccio immerso che solleva una goccia
non resta che un bacio del sale. Dei corpi
dell'uomo sulle tue rive un'umida fragranza
di fiore bagnato permane. La tua energia
sembra scivolare non esausta,
sembra ritornare al suo riposo.
L'onda che sferri,
arco d'identità, piuma stellata,
appena si sprofonda è solo schiuma
ma poi rinasce senza consumarsi.
Ogni tua forza ridiventa origine.
Solo abbandoni spoglie stritolate,
gusci che il tuo gran carico ha scartato,
ciò che l'eccesso del tuo avere esclude,
tutto ciò che ha cessato di esser grappolo.
Oltre le onde è protesa la tua statua.
Vive e ordinata come il petto e il manto
di una sola creatura, i cui respiri,
nella materia della luce issati,
pianure sollevate dalle onde,
sono la nuda pelle del pianeta.
E' tua la sostanza che ti colma.
Piena di te è la curva del silenzio.
Di sale e di miele tuoi ribolle il calice,
l'universale cavità dell'acqua,
e non ti manca quanto possa avere
un cratere spellato o un vaso rozzo:
cime vuote, cicatrici, segnali
che vegliano sull'aria mutilata.
La tua corolla contro il mondo palpita,
tremano i tuoi sommersi cereali,
le soavi alghe appendono minacce,
navigano pullulanti i pescherecci
e sale al filo delle reti
solo il morto baleno della squama,
millimetro ferito nell'ampiezza
delle tue totalità cristalline.
Richter, Chopin: etude op.25 n*12
Ps. Ho scelto questo studio perché (oltre a ricreare esattamente lo stato d'animo che questa poesia suscita) viene anche chiamato "Oceano". Più azzeccato di così... ;)