Visualizzazione post con etichetta boito. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta boito. Mostra tutti i post

giovedì 9 maggio 2013

Un breve riepilogo

Vi offro un piccolo riepilogo delle opere verdiane [qui un riepilogo (.doc) contenente tutte le opere con la trama]

Ordine Alfabetico (con autore del libretto, eventuale fonte e data e luogo della prima rappresentazione)

Aida 
Libretto: Antonio Ghislanzoni
Prima: Il Cairo, Teatro dell’Opera, 24 dicembre 1871

Alzira
Libretto: Salvatore Cammarano
Tratto da Alzire ou les Américains di Voltaire
Prima: Napoli, Teatro San Carlo, 12 agosto 1845

Aroldo
Libretto: Francesco Maria Piave, rifacimento dello Stiffelio
Prima: Rimini, Teatro Nuovo, 16 agosto 1857

Attila
Libretto: Temistocle Solera
Tratto da Attila re degli Unni di Zacharias Werner
Prima: Venezia, Teatro La Fenice, 17 marzo 1846

Un ballo in maschera
Libretto: Antonio Somma
Ispirato al romanzo di Eugène Scribe Gustave III ou Le bal masqué
Prima: Roma, Teatro Apollo, 17 febbraio 1859

La battaglia di Legnano
Libretto: Salvatore Cammarano
Prima: Roma, Teatro Argentina, 27 gennaio 1849

Il corsaro
Libretto: Francesco Maria Piave
Tratto da The Corsair di George Byron
Prima: Trieste, Teatro Grande, 25 ottobre 1848

Don Carlos
Libretto: F.Joseph Méry e Camille Du Locle
Tratto dall’omonima tragedia di Friedrich Schiller
Prima: Parigi, Teatro dell’Opéra, 11 marzo 1867

I due foscari
Libretto: Francesco Maria Piave
Tratto dalla tragedia The two Foscari di George Byron
Prima: Roma, Teatro Argentina, 3 novembre 1844

Ernani
Libretto: Francesco Maria Piave
Tratto dal dramma Ernani di Victor Hugo
Prima: Venezia, Teatro La Fenice, 9 marzo 1844

Falstaff
Libretto: Arrigo Boito
Tratto da soggetto shakespeariano e in particolare da The Merry Wives of Windsor
Prima: Milano, Teatro alla Scala, 9 febbraio 1893

La forza del destino
Libretto: Francesco Maria Piave
Tratto da Don Alvàro o la Fuerza del Sino di A. Saavedra, duca di Rivas
Prima: San Pietroburgo, Teatro Imperiale, 10 novembre 1862

Un Giorno di regno, ossia il finto Stanislao
Libretto: Francesco Romani
Tratto da Le faux Stanislas di A.V. Pineau-Duval
Prima: Milano, Teatro alla Scala, 5 settembte 1840

Giovanna d'Arco
Libretto: Temistocle Solera
Tratto da Die Jung Frau von Orléans di Friedrich Schiller
Prima: Milano, Teatro alla Scala, 15 febbraio 1845

Jérusalem
Libretto: A. Royer e G. Vaëz
revisione de I Lombardi alla prima Crociata
Prima: Parigi, Teatro dell’Opéra, 26 novembre 1847

I Lombardi alla prima Crociata
Libretto: Temistocle Solera
Tratto dall’omonimo poema di Tommaso Grossi
Prima: Milano, Teatro alla Scala, 11 febbraio 1843

Luisa Miller
Libretto: Salvatore Cammarano
Tratto dalla tragedia Kabala und Liebe di Friedrich Schiller
Prima: Napoli, Teatro San Carlo, 8 dicembre 1849

Macbeth
Libretto: Francesco Maria Piave
Tratto dall’omonima tragedia di William Shakespeare
Prima: Firenze, Teatro alla Pergola, 14 marzo 1847

I masnadieri
Libretto: Andrea Maffei
Tratto dalla tragedia Die Raüber di Friedrich Schiller
Prima: Londra, Queen’s Theatre, 22 luglio 1847

[MESSA DA REQUIEM
Prima: Milano, Chiesa di S. Marco, 22 Maggio 1874
]

Nabucodonosor
Libretto: Temistocle Solera
Prima: Milano, Teatro alla Scala, 9 marzo 1842

Oberto conte di San Bonifacio
Libretto: Temistocle Solera
Prima: Milano, Teatro alla Scala, 17 novembre 1839

Otello
Libretto: Arrigo Boito
Tratto dalla tragedia Othello di William Shakespeare
Prima: Milano, Teatro alla Scala, 5 febbraio 1887

[QUATTRO PEZZI SACRI
Laudi alla Vergine Maria, Te Deum, Stabat Mater, Ave Maria
Prima: Parigi, Teatro dell'Opèra, 7 aprile 1898
]

RE LEAR
Libretto: Salvatore Cammarano
Tratto dalla tragedia King Lear di William Shakespeare
Prima: Una grande progetto rimasto purtroppo incompiuto (1850)


Rigoletto
Libretto: Francesco Maria Piave
Tratto dal dramma Le Roi s’amuse di Victor Hugo
Prima: Venezia, Teatro La Fenice, 11 marzo 1851

Simon Boccanegra
Libretto: Francesco Maria Piave
Tratto dal dramma Simón Bocanegra di Antonio García Gutiérrez
Prima: Venezia, Teatro La Fenice, 12 marzo 1857

Stiffelio
Libretto: Francesco Maria Piave
Tratto dal dramma Le pasteur ou L’évangile et le foyer di E. Bourgeois e E. Souvestre
Prima: Trieste, Teatro Grande, 16 novembre 1850

La traviata
Libretto: Francesco Maria Piave
Tratto dal romanzo La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio
Prima: Venezia, Teatro La Fenice, 6 marzo 1853

Il trovatore
Libretto: Salvatore Cammarano
Tratto dalla tragedia El Trovador di Antonio García Gutiérrez
Prima: Roma, Teatro Apollo, 19 gennaio 1853

Les vêpres siciliennes
Libretto: Eugène Scribe e Charles Duveyerier
Tradotto in italiano da Arnaldo Fusinato
Prima: Parigi, Teatro dell’Opéra, 13 giugno 1855

Ordine cronologico 

1839 Milano, Teatro alla Scala: Oberto conte di San Bonifacio (17 novembre) 
1840 Milano, Teatro alla Scala: Un Giorno di regno ovvero il finto Stanislao (5 settembre) 
1842 Milano, Teatro alla Scala: Nabucodonosor (9 marzo) 
1843 Milano, Teatro alla Scala: I Lombardi alla prima Crociata (11 febbraio) 
1844 Venezia,Teatro La Fenice: Ernani (9 marzo) 
1844 Roma, Teatro Argentina: I due foscari (3 novembre) 
1845 Milano, Teatro alla Scala: Giovanna D'Arco (15 febbraio) 
1845 Napoli, Teatro San Carlo: Alzira (12 agosto) 
1846 Venezia,Teatro La Fenice: Attila (17 marzo) 
1847 Firenze,Teatro alla Pergola: Macbeth (14 marzo) 
1847 Londra, Her Majesty Theatre: I masnadieri (22 luglio)
1847 Parigi, Teatro dell'Opéra: Jérusalem (rifacimento de I Lombardi) (26 novembre) 
1848 Trieste,Teatro Grande: Il corsaro (25 ottobre) 
1849 Roma, Teatro Argentina: La battaglia di Legnano (27 gennaio) 
1849 Napoli, Teatro San Carlo: Luisa Miller (8 dicembre) 
1850 Trieste,Teatro Grande: Stiffelio (16 novembre) 
1851 Venezia,Teatro La Fenice: Rigoletto (11 marzo) 
1853 Roma, Teatro Apollo: Il trovatore (19 gennaio) 
1853 Venezia,Teatro La Fenice: La Traviata (6 marzo) 
1855 Parigi, Teatro dell’Opéra, Les Vêpres siciliennes (13 giugno) 
1857 Venezia,Teatro La Fenice: Simon Boccanegra (12 marzo) 
1857 Rimini, Teatro Nuovo: Aroldo (rifacimento di Stiffelio) (16 agosto) 
1859 Roma, Teatro Apollo: Un ballo in maschera (17 febbraio) 
1862 San Pietroburgo, Teatro Imperiale: La forza del destino (10 novembre) 
1865 Parigi, Thèatre Lyrique: Macbeth (nuova versione) (21 aprile) 
1867 Parigi, Teatro dell’Opéra: Don Carlos (11marzo) 
1869 Milano, Teatro alla Scala: La forza del destino (nuova versione) (27 febbraio) 
1871 IlCairo,Teatro dell’Opera: Aida (24 dicembre) 
(1874 Milano, Chiesa di San Marco: Messa da requiem (22 maggio)) 
1881 Milano, Teatro alla Scala: Simon Boccanegra (nuova versione) (24 marzo) 
1884 Milano, Teatro alla Scala: Don Carlo (versione italiana) (10 gennaio) 
1887 Milano, Teatro alla Scala: Otello (5 febbraio) 
1893 Milano, Teatro alla Scala: Falstaff (9 febbraio) 
(1898 Parigi, Teatro dell'Opèra: Quattro pezzi sacri )


mercoledì 10 aprile 2013

Simon Boccanegra - Maratona Verdi 2013 - XI (II parte)


Ecco la fine della nostra "analisi" del Boccanegra, iniziata mercoledì scorso!

Curiosità
Alcuni giorni dopo l'andata in scena della seconda versione, scrivendo all'amico Opprandino Arrivabene, Verdi osservò che Simon Boccanegra è opera "triste perché dev'essere triste, ma interessa" (è la stessa frase che usa Pestelli per il suo saggio n.d.r.). Nel porre l'accento sulla caratteristica più evidente di quest'opera, la sua tinta scura e malinconica, questo lapidario giudizio solleva un interrogativo di fondo: quali ragioni hanno spinto Verdi a tornare su questa partitura a distanza di decenni, in un momento delicatissimo della sua carriera, per di più interrompendo la composizione di Otello? Le motivazioni sono molteplici e di diversa natura: se da un lato l'operazione si giustifica come una sorta di prova generale volta a saggiare, dopo tanti anni di silenzio, le reazioni del pubblico di fronte alla sua nuova musica, nell'attesa di proporre un'opera originale; dall'altro le parole del musicista lasciano intendere che quest'opera, nonostante l'insuccesso, era rimasta nel suo cuore. Si racconta che Verdi abbia in seguito confidato al nipote Carrara di aver voluto bene al Simon Boccanegra «come si vuol bene al figlio gobbo.»
Simon Boccanegra è una di quelle partiture verdiane – come Macbeth e Don Carlos – che, al di là del loro valore artistico, difficilmente avrebbero potuto aver accesso alla popolarità nel corso dell'Ottocento, in quanto il suo soggetto non ruota intorno ad una grande storia d'amore o ad un infiammato dramma di popoli in lotta per la libertà.
Incentrato su un tema ricorrente nel teatro verdiano - la crisi di un sistema di potere e di affetti familiari - Simon Boccanegra finisce infatti per capovolgere i convenzionali rapporti di forza tra i personaggi: non solo il protagonista è il baritono, ma il suo vero antagonista non è il tenore (l'innamorato giovane e romantico) bensì il basso, mentre la donna contesa non è l'amante, bensì la figlia dell'uno (Simone) e la nipote dell'altro (Fiesco). Il cuore dell'opera è rappresentato da un intreccio fatale di odii atavici e fraintendimenti, in una cronica impossibilità di intendersi e comunicare. Le passioni torbide e irrisolte che animano quest'opera buia, complessa e tormentata, sono destinate a sciogliersi solo dopo che l'inesorabile trascorrere del tempo ne ha levigato l'asprezza, ovvero con l'approssimarsi della morte. Tra il prologo e i tre atti trascorrono ben venticinque anni, ed è suggestivo raffrontare questo scarto temporale con il lasso di tempo - ventiquattro anni: dal 1857 al 1881 - che separò nella realtà la nascita delle due versioni: si direbbe che lo stesso Verdi, per trovare il vero senso di questo dramma, abbia avuto bisogno di riconsiderarlo con uno sguardo retrospettivo, quello stesso sguardo che domina l'atto conclusivo dell'opera e lo rende così umanamente struggente.
Se dal punto di vista drammaturgico la modifica più importante introdotta dalla versione 1881 riguarda il quadro che chiude il primo atto, composto ex novo e destinato a diventare la scena più intensa e spettacolare dell'opera, sul piano poetico appaiono non meno determinanti i cambiamenti alla prima parte del prologo e, in particolare, l'aggiunta di quel breve ma straordinario preludio il cui motivo principale – «una cellula drammatico–narrativa a vite perpetua», come la definisce Massimo Mila – sembra far scaturire il dramma dalle brume della memoria, dando piena evidenza musicale all'idea fondamentale del trascorrere del tempo.
Il colore complessivamente severo deriva sia dal largo impiego di uno stile vocale tra il declamato e l'arioso (quanto a dire dall'assenza di motivi orecchiabili: a nessuna delle arie è toccato in sorte di entrare a pieno titolo nel repertorio concertistico), sia dal predominio delle voci gravi e virili (Simone, Fiesco, ma anche i congiurati Paolo e Pietro, e lo stesso coro, per lo più maschile), cui si contrappone una sola voce femminile: quella luminosa e calda del soprano lirico che interpreta il ruolo di Amelia, la giovane donna tenera e gentile, coinvolta suo malgrado nel dramma esistenziale e politico degli uomini che l'amano e ne fanno oggetto delle loro contese.
Il protagonista, un plebeo dall'animo nobile provato in gioventù da un atroce dolore, canta nel registro vocale più caro a Verdi, quello di baritono. Il suo nemico, l'inesorabile patrizio Jacopo Fieschi - una figura di padre-padrone ricorrente spesso nel teatro verdiano, da Zaccaria (Nabucco) a Rigoletto, da Giorgio Germont (La traviata) ad Amonasro (Aida), da Filippo II (Don Carlos) al Marchese di Calatrava (La forza del destino) - in quello di basso.
Più sullo sfondo si staglia la coppia degli innamorati, costituita da Amelia e Gabriele Adorno, il giovane patrizio dall'animo ardente ma leale (tenore). La loro limpida storia d'amore ha la funzione di creare un contrasto con le torbide, inespresse passioni, incancrenite dal tempo, che tormentano gli animi dei due antagonisti, segnalando in tal modo la distanza generazionale che sussiste fra i due mondi. Quest'opera cupa e triste si conclude infatti con un lutto compensato dalla promessa di un tempo migliore e con un messaggio di pace e d'amore: simile ad un passaggio di testimone, la morte di Simone coincide con la promessa di nozze degli innamorati e con l'elezione a Doge di Gabriele, cosicché il momento della riconciliazione nasce catarticamente da quello della sofferenza.
Illuminante per comprendere il senso del lungo travaglio e dell'inutile odio che distrugge la vita di Simone e di Fiesco è il peso che Paolo Albiani, il congiurato (un altro baritono) viene ad assumere per effetto della revisione 1881, soprattutto sotto la spinta di Boito, fatalmente attratto verso personaggi mefistofelici. Non è un caso che proprio la condanna a morte di Paolo, il simbolo stesso del male, e la sua definitiva uscita di scena preceda immediatamente il grande duetto della riconciliazione.
Musicalmente la partitura risente inevitabilmente degli anni che trascorrono tra la prima e la seconda versione e delle esperienze umane ed artistiche del suo autore. Le parti nuove sono facilmente riconoscibili e presentano una finezza di scrittura ed una brillantezza ritmica e timbrica lontane dallo stile disadorno e un po' monocorde dell'opera del 1857. La tinta ombrosa che caratterizza la prima versione permane anche nella seconda, ma attraversata da lampi sinistri che, nella terribile scena della maledizione che chiude il primo atto, arrivano a coagularsi in effetti espressionisti.
Opera avara di grandi arie, Simon Boccanegra si fa invece apprezzare per una straordinaria aderenza della musica al dramma, già riscontrabile nella versione originale ma notevolmente accresciuta dalla revisione, che elimina i brani più convenzionali e trasforma alcuni recitativi in moderni declamati melodici. Unica pecca dell'opera - è stato detto - è la presenza di un secondo atto che, per ragioni di struttura narrativa, Verdi non ha potuto rielaborare se non in minima parte e che, nella sua brevità, schiacciato com'è tra la grandiosità della scena finale del primo atto e la commovente tragicità del terzo, ha quasi l'aspetto di una parentesi e di un ritorno al Verdi più convenzionale. Ma anche qui, la qualità della musica e la sintesi drammatica sono tali da giustificare la piena riabilitazione che la critica ha ormai accordato a questa partitura intensa e sottile, che, tra le altre cose, ha il merito di offrirci uno dei ritratti più autentici dell'uomo Verdi: pessimista, scuro ma – come la sua opera – sempre umano e profondo.

Simone Boccanegra




C’è una piazzetta nei caruggi, lì c’era la sua casa.
E lì c’è una una targa a ricordo del suo illustre abitante: Simone Boccanegra, il primo Doge della Superba.
Altre info e foto qui.


Incisioni discografiche 
Trovate due versioni della discografia, migliori di quella che vi propongo, tra i documenti che vi ho allegato.

Versione del 1881 
1939 Lawrence Tibbett, Elisabeth Rethberg, Giovanni Martinelli, Ezio Pinza - Ettore Panizza 
1951 Paolo Silveri, Antonietta Stella, Carlo Bergonzi, Mario Petri -  Francesco Molinari-Pradelli
1957 Tito Gobbi, Boris Christoff, Victoria de Los Angeles, Giuseppe Campora - Gabriele Santini
1958 Tito Gobbi, Leyla Gencer, Mirto Picchi, Ferruccio Mazzoli - Mario Rossi
1961 Frank Guarrera, Giorgio Tozzi, Renata Tebaldi, Richard Tucker - Nino Verchi
1976 Piero Cappuccilli, Katia Ricciarelli, Giorgio Merighi, Nicolai Ghiaurov - Oliviero de Fabritiis
1973 Piero Cappuccilli, Ruggero Raimondi, Katia Ricciarelli, Plácido Domingo - Gianandrea Gavazzeni
1977 Piero Cappuccilli, Nicolaj Ghiaurov, Mirella Freni, José Carreras - Claudio Abbado
1984 Sherrill Milnes, Paul Plishka, Anna Tomowa-Sintow, Vasile Moldoveanu - James Levine
1987 Piero Cappuccilli, Ruggero Raimondi, Katia Ricciarelli, Placido Domingo - Gianandrea Gavazzeni
1988 Leo Nucci, Paata Burchuladze, Kiri Te Kanawa, Giacomo Aragall - Georg Solti
1995 Vladimir Chernov, Dame Kiri Te Kanawa, Plácido Domingo, Robert Lloyd - James Levine
2010 Placido Domingo, Adrianne Pieczonka, Marcello Giordani, James Morris - James Levine


Versione originale
1975 Sesto Bruscantini, Josella Ligi, Andre Turp, Gwynne Howell - John Matheson 
1999 Vitorio Vitelli, Annalisa Raspagliosi, Warren Mok, Francesco Ellero d'Artegna - Renato Palumbo 


Spartito, parti e partiture qui. L'opera è edita in Italia da Ricordi.
Libretto in versione web o pdf o nei nostri file.

Approfondimenti:
Saggio di Giorgio Pestelli
Saggio di Daniela Goldin Folena
Saggio di Alessandro Taverna
Analisi musicale di Gilles de Van
Discografia di Giuseppe Rossi
Appunti per una discografia di Giuseppe Rossi
Programma di sala del Teatro La Fenice di Venezia
Programma di sala del Teatro Lirico Verdi di Trieste



A presto con la prossima opera!
Giorgia



mercoledì 3 aprile 2013

Simon Boccanegra - Maratona Verdi 2013 - XI

Sublime questo sentimento d'una patria italiana a quell'epoca!


[Così il nostro compatriota scriveva a Ricordi in una lettera del 20 Novembre 1880, quando era impegnato nel rifacimento dell'opera in questione].  

Complessa e lunga la vicenda di Simon Boccanegra, sia dal punto di vista storico-biografico sia dal punto di vista narrativo e della trama.

Devo dire che tengo molto a quest'opera, perché siamo un blog che nasce con la volontà di rivalutare Genova, e questa è proprio un'opera che tratta della nostra Superba.

Vi racconterò anche un aneddoto personale: due anni fa sono andata in Argentina e proprio in quel momento - era estate per noi, ovvero inverno per loro - il Colon, famoso teatro dell'opera di Buenos Aires, metteva in scena il Simone! Disgraziatamente però non sono riuscita a procurarmi un biglietto in tempo... non sapete quanto mi sia dispiaciuto non potervi assistere! Beh, in compenso mi sono gustata un ottimo III (Concerto per pianoforte e orchestra) di Beethoven!
Ebbene, inziamo con la storia ed alcune curiosità!

Storia
Premessa: l'opera ha due versioni, la prima, per Venezia, su libretto di Francesco Maria Piave (con modifiche di Giuseppe Montanelli*) e la seconda, per Milano, con variazioni al libretto di Arrigo Boito; non bisogna comunque dimenticarsi della forte influenza del compositore durante la stesura del libretto - per dirla con Mioli potremmo definirlo un libretto a sei, se non otto, mani poetiche.

[* ecco come Verdi liquida il librettista dopo le modifiche apportate da Montanelli a Parigi: Eccoti il libretto accorciato e ridotto presso a poco come deve essere. Come ti dissi in altra mia, tu devi mettere o no il tuo nome. Se quanto è avvenuto ti spiace, a me spiace pure, e forse più di te, ma non posso dirti altro che "era una necessità.]

La prima prima si tenne al Teatro la Fenice (di Venezia per l'appunto) nel 1857, la prima con testo adattato invece, si tenne al Teatro alla Scala (di Milano) nel 1881.

1885, La Fenice vuole un'altra opera, il contratto verrà firmato solo un anno dopo. Verdi ha già chiaro il soggetto: Simon Boccanegra, tratto dal dramma di Antonio García Gutiérrez - stesso autore di Trovatore -  Venezia fu un completo insuccesso, tanto che lui stesso affermò di sentirla "monotona e fredda" e sempre lui decise di toglierla dalle scene per più di vent'anni dalla prima rappresentazione, quando l'amico e suo editore Giovanni Ricordi - e chisennnoooo? - gli suggerisce di ripensare al genovese Boccanegra.
La "riedizione" si svolse nel periodo in cui il compositore aveva già scritto Aida ed il Requiem, con progetti per l'Otello, per il rifacimento dello Stiffelio (Aroldo), progettazione Re Lear e composizione della Battaglia di Legnano.

Sembra, comunque che il rifacimento abbia impegnato Verdi per poco più di sei settimane, si preoccupava sopratutto del finale del primo atto. Le modifiche stanno nella revisione del primo atto, per il quale Verdi viene ispirato da due lettere di Francesco Petrarca, una indirizzata al Doge di Genova e l’altra a quello di Venezia, che condannavano le lotte fratricide tra le due Repubbliche. Rifacendosi a una verità storica e mischiando così verità scenica e storia la lettera di Petrarca comparirà non solo nel testo del libretto, ma anche sulla scena.



Boccanegra in breve da Enciclopedia Treccani 
Boccanégra, Simone. - Primo doge di Genova (m. il 14 marzo 1363); eletto dal popolo il 23 sett. 1339, fu confermato dal parlamento che decise però l'istituzione presso il doge di un consiglio di quindici popolani, l'esclusione dei nobili dal dogato e dei guelfi da ogni ufficio pubblico. B. tentò di pacificare gli animi, ma poiché i nobili avevano ottenuto di entrare nel consiglio in pari numero coi popolani, fu costretto a rinunciare al dogato (23 dic. 1344). Ritiratosi a Pisa, dopo che il terzo doge Giovanni di Valente ebbe consegnato la Repubblica ai Visconti (1353), il B., fingendosi loro amico, riuscì con l'appoggio di questi a rientrare a Genova. Riassunto il dogato (15nov. 1356), governò con fermezza contrastando le mene dei nobili. Morì, secondo la tradizione, avvelenato in un banchetto.



Drammatis Personae 
Simon Boccanegra, corsaro al servizio della Repubblica genovese, poi primo Doge di Genova - baritono
Jacopo Fiesco, nobile genovese; poi sotto il nome di Andrea Grimaldi - basso
Maria Boccanegra, figlia di Simone, sotto il nome di Amelia Grimaldi - soprano
Gabriele Adorno, gentiluomo genovese - tenore
Paolo Albiani, filatore d'oro, genovese, poi primo Doge di Genova, poi cortigiano favorito del Doge - baritono
Pietro, popolano di Genova; poi cortigiano - basso
Capitano dei balestrieri - tenore
Un'ancella di Amelia

Ambientazione: Genova - XIV sec. 
Durata: 2 ore e 30 min. 


















Trama
Prologo - Piazza di Genova. Nel fondo la chiesa di San Lorenzo, a destra il palazzo dei Fieschi. Notte. I genovesi Paolo Albiani orefice e Pietro popolano, in odio ai patrizi decidono di eleggere doge, e se occorre con la violenza, Simon Boccanegra, "corsaro al servizio della Repubblica". Simone accetta con la speranza di strappare all' "empio ostello" dei Fieschi la donna che vi geme prigioniera e che egli ha amato avendone una bimba, di cui nulla sa dopo la sua misteriosa scomparso. La donna è una Fieschi figlia di Jacopo, che ha disonorato la famiglia: da ciò la sua segregazione. Tornata deserta la piazza, il nobile Jacopo Fiesco esce dal palazzo dove la figlia peccatrice è morta. S'incontra con Simone, cui rimprovera l'oltraggio ma tace la sciagura. Simone chiede inutilmente perdono: lo otterrebbe soltanto a patto ch'egli consegnasse al Fiesco il frutto del suo amore con la patrizia; ma egli non può, egli crede perduto quel frutto dopo la sua scomparsa. Jacopo lo lascia solo e Simone, tentato di vedere la donna amata e prigioniera, entra nel palazzo. La trova cadavere. In quella Paolo, Pietro e il "popolo d'ambo i sessi con fiaccole accese", irrompono nella piazza acclamando Simone doge . "Una tomba ... ", grida questi. "Un trono! ... ", risponde Paolo. "Doge Simon? ... m'arde l'inferno in petto!", commento il Fiesco.
( I Atto) Giardino dei Grimaldi fuori Genova, di fronte al mare. Spunta l'aurora. Amelia Grimaldi, sotto il cui nome si nasconde la figlia naturale di Simone, Maria Boccanegra, si trova segretamente con il fidanzato Gabriele Adorno, qentiluomo genovese che ha per rivale d'amore Paolo Albiani. Già nel duetto che ne segue è fatto cenno velatamente alla congiura dei patrizi genovesi, tra cui sono Gabriele Adorno e Jacopo Fiesco, celato questo sotto il nome di Andrea, intesi ad abbattere Simone. Ma arriva il popolano Pietro che annuncia una imminente visita del doge in casa Grimaldi. Gabriele è interdetto. Amelia gli comunica che la visita ha il solo scopo di chiedere "sua destra" per altro favorito dogale e lo invita a farsi avanti per tempo. Va Gabriele in cerca di Andrea (Jacopo Fiesco), mentre Amelia rientra a palazzo; e subito lo incontra e qli chiede di consentire al matrimonio suo con Amelia. Andrea consente, spiegando però che "alto mistero sulla vergine incombe", e che Amelia non è una Grimaldi bensì un'orfana d'umili origini. Ma "ecco il Doge: partiam". Ora sono in giardino il doge e Paolo col seguito. Il doge avvicina Amelia promettendo pace ai nemici Grimaldi patrizi e auspicando all'unione dell'ospite gentile con Paolo Albiani. Dalle confidenze di Amelia, che egli dice non essere una Grimaldi ma un'orfana, e dal ritratto d'una donna che già aveva in custodia la fanciulla sulla marina di Pisa, egli scopre in lei la figlia scomparsa venticinque anni prima. Si abbracciano commossi. A Paolo, sopraggiunto quando la fanciulla è rientrata nelle stanze, impone di rinunziare a ogni speranza, poi segue la figlia ritrovata. Paolo e Pietro progettano allora di rapire Amelia e di nasconderla nell'abitazione di Lorenzino usuriere. Le ultime scene si svolgono nella sala del Consiglio del Palazzo degli Abati. Dal seggio ducale, alla presenza dei consiglieri, Simone tratta degli affari di Stato quando s'ode un crescente rumore di tumulto dalla piazza dei Fieschi. Tra grida di viva e morte al doge, irrompe il popolo trascinando seco Gabriele e Andrea, i quali avevano ucciso l'usuriere Lorenzino ritenuto colpevole d'aver rapito Amelia. Prima di morire Lorenzino stava svelando il nome dell'uomo "possente" che l'aveva spinto al crimine. Gabriele pensa si tratti non di Paolo, ma dello stesso doge, e accusandolo di ratto cerca di colpirlo col pugnale. Amelia, che nel frattempo è riuscita a fuggire, entra in quel punto e si interpone dichiarando l'innocenza di Simone e invocando da lui il perdono di Gabriele. Paolo, ancora insospettato, salvo che da Amelia, medita nuove vendette.
(II Atto) Stanza del doge nel palazzo ducale. Andrea e Gabriele, prigionieri per una notte, vengono tratti alla presenza di Paolo, che confida loro di odiare a sua volta il "tiranno" e propone a entrambi di trucidarlo. Il Fiesco rifiuta e ritorna in carcere. L'Adorno si trattiene. A lui Paolo dice che anche Amelia è nel palazzo e "del vegliardo è segno alle infami dilettanze". Duro scontro tra Gabriele ed Amelia che, accusata dal giovane, non può svelare il segreto della paternità di Simone. Il quale entra mentre Gabriele si nasconde sul poggiolo e assiste di là, furiosamente ingelostio, a un episodio di tenerezza tra Amelia e il padre, cui "ardon le fauci" (ma questa è una variante di Boito) al pensiero che la figlia ami il traditore suo. Poi Simone s'addormenta e per la seconda volta Adorno, uscito dal nascondiglio, tenta di pugnalarlo. Ancora si interpone Amelia e finalmente il doge - era tempo - confessa a Gabriele Adorno d'essere genitore alla fanciulla. Fuori continua la sommossa.
(III Atto) Interno del palazzo ducale. Viene ridata libertà al Fiesco ma è tratto in catene Paolo, condannato al supplizio perché colto tra i rivoltosi con l'armi in pugno. Un coro dall'interno indica che si stanno celebrando le nozze di Amelia e Gabriele. Paolo freme ma sa che la vendetta non tarderò a venire poiché egli ha fatto in tempo ad avvelenare Simone. In un successivo colloquio tra il Fiesco e Simone, questi rivela che Amelia Grimaldi, l'orfanella, è in realtà Maria Boccanegra, la figlia della Fiesco da lui amata in gioventù. Jacopo trasalisce, desolato di perdonare troppo tardi all'antico seduttore della sua creatura. Nell'ultima scena, con intervento degli sposi novelli, Simone muore, dopo avere additato nello Adorno il successore. Maria Fieschi Boccanegra Adorno piange insieme, doppiamente intenerita, la morte del padre e la scoperta del nonno paterno. "Lenti e gravi tocchi di campana. Tutti s'inginocchiano.

















Ci vediamo mercoledì prossimo con la seconda parte! ù
Giorgia

Print Friendly Version of this pagePrint Get a PDF version of this webpagePDF