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sabato 27 dicembre 2014

"Ma falle gli occhi neri" - Tosca


Il preambolo [saltatelo pure se non avete voglia!]

Mi sono messa qui per scrivervi della Tosca e subito, non sapendo da dove cominciare e credendo che ciò che era dire sia già stato detto, sono stata colta da una crisi: nessuna, nessunissima voglia di scrivere. Ecco perché comincio così.

Poi ho pensato che una messa in scena così si meritava almeno un appunto, una nota, una menzione su questo povero blog, che ha passato un anno e mezzo nel dimenticatoio.

Voglio dire la mia su questo allestimento. Una recensione molto personale, di certo oggettiva, ma anche molto molto soggettiva. 

Siccome non amo, per distinti e svariati motivi il compositore toscano (n.d.a. Puccini), scrivere di lui mi è nuovo, raro. Con fatica, ogni volta che il mio amato teatro propone una sua opera vado, diligentemente, ad ascoltarla e vederla e puntualmente - non ci crederete - confermo la mia posizione di astio misto a non-comprensione! Eppure ci fu un tempo in cui amai Boheme - opera che tutt'ora apprezzo. Comunque sia per quanto io possa non-reggere una qualsiasi delle sue opere, trovo sempre un tema, un  momento, un dettaglio d'orchestrazione, una parte di libretto, un matrimonio tra parola e musica che mi affascina e mi fa ritrovare col M° Puccini una sorta di feeling - abbiamo, devo ammettere, una vera e propria relazione di amore-odio [sarà perché non lo posso cantare!]

Tornando alla nostra Tosca,l'ultima rappresentazione a cui ho assistito è stata quella del 2010 - che poi, è anche il più recente allestimento del Carlo Felice, tolto quello presente - e mi ricordo che, pur essendo io agli inizi del mio percorso musicale, avevo apprezzato la messa in scena, i cantanti e... la musica! Ovviamente non ricordo nulla di più o di specifico, né a cui tempi mi preoccupavo troppo di informarmi o leggere per bene il libretto - se non per opere che amavo - andavo a teatro e come per i primi ascoltatori ai tempi della prima dell'opera (in questo caso il 14 Gennaio del 1900) mi facevo invadere da suono, testo, libretto, voci, orchestra, parole, sonno...  e chi più ne ha più ne metta. 

Ora non mi faccio più fregare, o meglio, ci provo. Il vantaggio è che grazie al Conservatorio ho il privilegio e l'onore di assistere alle prove e quindi posso entrare più lentamente nel mood dell'opera, capirne i dettagli, apprezzarne meglio il libretto, seguire l'evoluzione dell'orchestra, tenere conto dei passi complessi e dei punti rischiosi, vedere la costruzione e ammirare l'evoluzione scenica e la trasformazione degli interpreti giorno dopo giorno, per poi ritrovare il tutto condensato nell'arco di tre ore davanti ai miei occhi. Una vera e propria meraviglia. 

Di Tosca mi sono gustata il libretto come solo di poche opere ho fatto - Otello e poche altre - la sua fantastica e mirabolante orchestrazione ed variabilità tematica, la sua faccia cinematografica che il grande Livermore esalta con maestria. Mi sono lasciata trasportare.. e la magia ha preso forma. 






Eccoci arrivati finalmente alla spero concisa, ma completa, recensione di questo allestimento. 

Io ho assistito alle prove e alla recita della I compagnia del 23 Dicembre - spero di riuscire ad andare anche a quella del 30!

Cominciamo dal titolo, Tosca è Maria Guleghina, che avevamo già incontrato qui nel teatro genovese nei panni di Lady Macbeth dove aveva brillato, mentre adesso risulta una vera delusione - data anche la frequentazione che la cantante che del ruolo - a discapito di quanto ho letto di qua e di là ella non è quasi per nulla aderente al personaggio, la sua interpretazione è inappropriata, poco lavorata, molto lontana dalla volontà del regista; si muove in scena per posizioni, la gestualità è meccanica e l'espressione priva di verità scenica e legame interiore. Dal punto di vista vocale si rivela una discreta Tosca, con molti problemi, sia di intonazione sia di pronuncia - la prima risulta vaga e incerta la seconda poco italiana [n.d.a. ma fosse questo il problema!!] e appena scandita; sul versante musicale e vocale, ritroviamo un legato gestito con maestria, ma con poca duttilità, i centri che risuonano e risultano belli, tondi e marcati, come la zona grave, ma gli acuti un po' fissi e lanciati, la pronuncia e la musicalità in essi si perde. La protagonista si salva un poco nel Vissi d'arte, che dal punto di vista vocale continua a non convincere pienamente, ma dove l'interpretazione più aderente al personaggio ed al libretto e l'uso della parola emozionale, riesce a trasportarci e a farci vivere un momento di vera sospensione temporale e simpatia emotiva. L'intonazione ed il rispetto della partitura sono misere per un'artista del suo livello. Più Fosca che Tosca, direi. Roberto Aronica interpreta il coraggioso Cavalier Cavaradossi, mette in scena un personaggio piuttosto convincente, anche se le difficoltà del ruolo e delle scenografia e regia lo tradiscono e lo rendono un po' più Roberto che Mario. I suoi momenti lirici risultano ben gestiti, anche se Recondita Armonia patisce di un vibrato caprino leggero dato forse dall'altezza - fisica! -  a cui canta o dall'emozione, la parte musicale è curata, l'intonazione puntuale, gli acuti ben gestiti anche se di tanto in tanto un poco stretti. Un distinto debutto in Scarpia per Carlos Alvarez, che ritroviamo sul palcoscenico del Carlo Felice da Otello - meravigliosamente messo in scena l'anno passato in questo stesso periodo con la regia di Livermore - egli ha una giusta presenza scenica coesa al personaggio, una voce timbrata anche se meno presente rispetto all'anno passato - forse dato anche da un organico un poco più vasto - grande precisione musicale, bravura nel rendere le sfaccettature del personaggio e intelligenza nel sacrificare acutamente, in certi punti, la vocalità perfetta all'interpretazione avvincente. Tra i comprimari un ottimo Spoletta di Enrico Salsi dalla pronuncia chiara e dalla voce timbrata e squillante, un Sagrestano divertente e bonario (Armando Gabba - in sostituzione del povero Claudio Ottino inforunatosi sulla scena che da oggi riprende il suo ruolo), ben delineato scenicamente, ma poco presente vocalmente il fuggiasco Angelotti di Giovanni Battista Parodi, giusti Davide Mura (Sciarrone) e Cristian Saitta (Carceriere). 
Una nota di merito all'intonato e diligente Pastorello di Filippo Bogdanovic. Ottime e realistiche le prestazioni dei figuranti e dei mimi, con una menzione speciale per "l'angelo" (una famosa statua presente a Castel Sant'Angelo). 

Degna di merito la prestazione dell'Orchestra del Teatro e di tutta la macchina scenica. Il coro svolge bene il suo ruolo anche se, talvolta, sovrasta le voci in scena. 
Discreta la prestazione del Direttore d'Orchestra Stefano Ranzani, di cui non riesco a capire neppure l'attacco iniziale... 
Belli e curati i costumi di Gianluca Falaschi.
Ottime la regia, la scenografia e le luci di Davide Livermore che come sempre stupisce ed offre nuove visioni di opere già macinate, aprendo una finestra alle possibilità tecniche che offre la nostra epoca e avvicinando un pubblico anche meno esperto e/o abituato al cinema attuale, fatto, quest'ultimo, di movimenti veloci, realismo, effetti speciali e stacchi sorprendenti. Livermore fa riscoprire il piacere dell'opera a chi già la ama e la rende accessibile e snella a chi non la frequenta. L'arte del meravigliare, del sorprendere e dello stupire. Egli in questa regia sfrutta a pieno la vena cinematografica che Puccini, Illica e Giacosa propongono, eseguendo mutamenti di prospettiva, tagli, primi piani, ottenuti grazie alle luci, alla gestione della scena e al rispetto e alla conoscenza della partitura e del libretto. Stupendo l'uso di prospettive nuove e piani inclinati mirabolanti. Perfetta la volontà di coinvolgere lo spettatore anche con l'olfatto - come già anticamente nei teatri di prosa era successo - inserendo un pronunciato odore di incenso all'entrata in sala e al primo atto che si svolge in chiesa - inserendoci ancora di più in una dimensione. 

Infine da notare il salto di qualità fatto con dei sovratitoli curati e puntuali e un buon libretto lavorato nell'impaginazione come nei contenuti (anche se ci aspettavamo qualche saggio in più!). 


Andateci!!

Giorgia







mercoledì 18 dicembre 2013

Settimana al Carlo Felice, novità e prove di Otello

Questa settimana è meravigliosa, a parte l'influenza incalzante e due tonsille grandi come palle da biliardo, la musica regna sovrana - e dunque, mia felicità è grande... e non solo per questo motivo :D . 

Lunedì  ero alla GOG a godermi il bel concerto tutto dedicato a Bach, vocale e strumentale. Ve ne parlerò, statene certi! Ieri ho assistito alle favolose prove di Otello - mia opera verdiana preferita - messainscena che vi consiglio di andare ad ascoltare e vedere dal 27 Dicembre (fino al 5 Gennaio): diretta dal mitico Battistoni, con una regia favolosa e dei cantati d'eccellenza, sopratutto in prima compagnia. Oggi, invece, a causa dell'influenza la mattina è dedicata al "riposo", ma il pomeriggio e la sera sono, invece, costellati di eventi: prove di Otello, l'incontro musicale - scientifico "Ehi, dottore, una parola!" (18:00) e quello tutto da ridere sonoramente di "gli elisir di Dulcamara... e i veleni di Iago" (21:00), non so se riuscirò a vederli tutti... 

Domani ci saranno i bellissimi "Aperitivi in Jazz" (19:00), questa settimana dedicati a Fellini e le "Conferenze Illustrative" (17:00), dove protagonista è Otello.

Domenica non perdetevi alle 11 l'appuntamento con "I Concerti della Domenica Mattina" con i ragazzi del Coro di Voci Bianche del Carlo Felice. 

Tutti gli eventi che vi ho proposto sono a ingresso libero. Il teatro si è proprio aperto alla città. Buon ascolto. 

Ecco maggiori info sugli eventi: 

"La medicina del terzo millennio, un medico con la gente"“Ehi, dottore, una parola!” – I nuovi incontri del Fuori Teatro.
Il celebre verso del Barbiere di Siviglia rossiniano diviene il curioso titolo di un nuovo format che confluirà, ampliandone offerta e contenuti, nella stagione Fuori Teatro del Carlo Felice di Genova organizzata in collaborazione con Qui! group.
L’appuntamento pilota con cui si inaugura questa nuova linea di incontri, di cui a breve saranno trasmesse tutte le date, saràmercoledì 18 Dicembre alle ore 18 nel Foyer del Teatro.
“La Medicina del terzo Millennio: un medico con la gente” è il tema dell’evento che vedrà in qualità di relatore il Prof. Giuliano Reboa, chirurgo genovese di fama internazionale, il cui intervento, impreziosito da alcuni intermezzi musicali attinenti al tema dell’alimentazione, si pone l’obiettivo di rompere il diaframma divisorio che, negli ultimi trent’anni, si è interposto tra medico e paziente per ragioni politiche, burocratiche, economiche, che nulla hanno a che vedere con la salute della gente e con la professione medica. 
Con l'intervento musicale del baritono Claudio Ottino e del tenore Manuel Pieratelli accompagnati al pianoforte dal M° Sirio Restani.
L’incontro sarà animato dalla presenza in sala dei frizzanti conduttori del Carlo Felice Streaming TV,Massimo Arduino e Simone Brizio, che presenteranno l'incontro e affiancheranno il prof. Reboa nel destreggiarsi tra i quesiti del pubblico in sala , ristabilendo di fatto quel filo diretto tra il Medico e la gente che è l’obiettivo cardine dell’evento.Al Carlo Felice verranno trattati a diretto contatto con il pubblico argomenti di estremo interesse, quali la prevenzione delle malattie, i corretti stili di vita, il tema della alimentazione sia nell’individuo sano che nei pazienti affetti da disturbi dell’apparato digerente, i grandi progressi della chirurgia di oggi. L’incontro sarà animato anche dalla presenza in sala dei frizzanti conduttori del Carlo Felice Streaming TV, che presenteranno la serata e porranno al prof. Reboa i quesiti del pubblico in sala e di quello virtuale, ristabilendo di fatto quel filo diretto tra il Medico e la gente che è l’obiettivo cardine dell’evento.


gli elisir di Dulcamara... e i veleni di Iago
storie di illustri cialtroni
opera buffa da camera scritta e musicata da Luigi Maio

Regista e "Musicattore"® Luigi Maio
attrice Marina Maselli
flauto Stefania Morselli
violino Roberto Piga
pianoforte Enrico Grillotti

Un’opera buffa da camera, di cui il poliedrico Musicattore® genovese, vincitore del Premio Ettore Petrolini e del prestigioso Premio Nazionale dei Critici di Teatro, ha anche firmato testo, musiche e regia, e con cui offre ancora una volta l’occasione per una scanzonata e profonda riflessione: Verdi sarebbe contento dell’odierna crisi culturale?
La risposta ce la darà il perfido alfiere di Otello, Iago: con un ironico coup de théâtre, Maio contrapporrà, secondo il suo stile, il machiavellico Vilain elisabettiano al cialtronesco e simpatico Dottor Dulcamara, passando da Donizetti a Verdi e citando Hoffmann, Collodi e Shakespeare! 
Un ironico pretesto per introdurre i personaggi dell’Otello di Verdi e Boito e confrontare le oscure trame d’illustri ingannatori della letteratura per grandi e piccini (dalle truffe del Gatto e la Volpe di Collodi alle stregonerie dell’ottico Coppelius di Hoffmann, approdando agli intrighi dello scellerato shakespeariano ai danni di Desdemona) con gli squallidi maneggioni d’oggidì. 
Lo spettacolo prevede in scena – oltre a quella del Musicattore® – anche la presenza dell’attrice Mirella Maselli e dell’affiatato trio musicale che vede Stefania Morselli al Flauto, Roberto Piga al Violino e l’immancabile Enrico Grillotti al Pianoforte.

Ingresso libero 



19 dicembre 2013
Conferenze Illustrative: credo in un Dio crudel: Otello da Shakespeare a Verdi, relatore Roberto Iovino


Giovedì 19 dicembre 2013 ore 19.00
Foyer Teatro Carlo Felice 
FELLINIJAZZ
Omaggio a Federico Fellini
Enrico Pieranunzi pianoforte 
Mauro Beggio batteria
Luca Bulgarelli contrabbasso
22 dicembre 2013 ore 11.00


Concerti della Domenica Mattina 
Coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice
Gino Tanasini, direttore
Enrico Grillotti, pianoforte



Buona Giornata,
Giorgia

domenica 6 gennaio 2013

Turandot e polemiche



Che le opere e le messe in scena creino sempre parecchie polemiche o commenti o giudizi o cronache, si sa,... se poi si parla di un teatro dove le opere in cartellone si contano sulle dita di una mano come al Carlo Felice quest'anno... beh ... neanche a dirlo.
"Fatene poche ma fatele bene" sembra eccheggiare alla fine di ogni allestimento. 
La qualità è ciò che si spera di trovare nel teatro dell'opera genovese. Mi stupisco quando realizzo che i concerti organizzati dalla GOG sono preferibili a quelli proposti dalla Fondazione [ non perchè la GOG sia peggio, in qualche modo, della Fondazione ma perché quest'ultima ha sede stabile nel teatro e si serve di finanziamenti e costosi biglietti ed abbonamenti.] Bah..

Dopo un Don Giovanni poco apprezzato, benché siano stati chiamati i nomi (non per forza grandi artisti..) del momento, ecco riproposta la Turandot pucciniana.
Il pubblico affluisce entusiasta, reduce da quella della stagione precedente che era stata un vero e proprio successo! [L'anno passato dirigeva il M° Zambelli e Liù era interpretata dalla Devia.]  

A parte un'indisposizione per Armiliato, il resto sembra correre tutto liscio, anzi, quest'anno un altro grande nome è in cartellone: Turandot, Daniela Dessì, che debutta il ruolo. 

Escono per giorni articoli su giornali web e cartacei dove la Dessì esalta e viene esaltata per le meravigliose doti che, si presume, le permetteranno di rendere la principessa pucciniana in maniera meravigliosa. Lei afferma di sentirsi un'eroina verista, anzi, una donna che aderisce bene, se non perfettamente, al personaggio di Turandot. Posta in risalto la sua dote per i legati e la pasta vocale. 
Peccato al momento di dar prova di tali qualità (abbiamo assistito alla recita del 30 dic.) esse non fossero poi così presenti presenti. Voce indietro e tremolante, dal vibrato orribile e fastidioso, si salva (?) grazie a un timbro inconfondibile, una buona presenza scenica e un'eccelsa musicalità, benchè, comunque, le parole risultino incomprensibili.  


Malagnini ha una voce adatta alla parte ma non proiettata...( come avrà fatto a cantare in Arena...? ) e con legati e fraseggio da rivedere. Una voce che, a confronto a quella della Dessì, pare stia "accennando". Performance distinta quella della Canzian che, non è certamente la Devia, ma spicca nella produzione per la voce interessante, i bei legati, la dizione e la freschezza vocale e fisica. Per il resto del cast un buon livello. Ping, Pong e Pang sono buffi e simpatici.  
Orchestra a posto e bravissimo il coro che con una parte così vocalmente ardita si presenta preparato. Non delude il M° Renzetti che dirige con grande lirismo quest'opera. Alcuni lo preferiscono a Zambelli.
Le scene di Ricceri, i costumi di Bocciardo, le luci di Novelli la coreografia di Di Cicco e trucco ci sono piaciuti. L'allestimento firmato Montaldo convince ancora.

Aspettiamo con ansia di assistere al Macbeth!









lunedì 24 dicembre 2012

Il Noye's Fludde di Britten e la fine del mondo.


Palazzo Ducale - Sala del Maggior Consiglio


Serata speciale! Mi preparo, parto, prendo il solito autobus serale e dopo un bel po' di viaggio accompagnata del mio mp3, giungo finalmente alla meta prefissata per questo insolito venerdì sera di "fine del mondo": Palazzo Ducale - rappresentazione del Noye's Fludde.
De Ferrari addobbata. Entro nel cortile del Ducale, salgo gli infiniti scalini e... una folla di persone.
Sono le 20:30. Cerco di entrare, ma nulla. <<Ho un posto>> dico gentilmente alla signorina all'ingresso, ma niente.. <<solo Rotary>> mi viene risposto e intanto, come molti altri, attendo che le porte si aprano.
Di tanto in tanto posso gustare i magnifici scorci della sala, illuminatissima, una perla d'arte... .
Ad un tratto riconosco il M° Tappero e i due brillanti pianisti (Znagovan e Cernean) che escono insieme per fumare quella che presumo sia "l'ultima sigaretta". 

Finalmente posso entrare in sala!

Una miriade di persone (mi ripeto)... tutte accalcate... Dove sedersi?? Mi fanno segno i miei amici! Bene! Finalmente seduta!! [Forse non sapete quanto possano essere massacranti i tacchi alti!].

Attendo con ansia l'inizio dello spettacolo e intanto mi guardo in giro. Sala stupenda, musicisti che entrano per controllare l'accordatura dei loro strumenti, organizzatori e aiutanti impegnatissimi, bimbi saltellanti, regista e aiuti regista molto indaffarate, direttore e vicedirettore del Conservatorio che guizzano da una parte all'altra, giovani che tentano disperatamente di farsi largo nella folla per consegnare "le parti" (per altro scritte in modo errato [almeno rispetto a quanto veniva, di lì a poco, chiesto di cantare..]) alla congregation, Bonuccelli errante con aria un poco sconvolta, ... molta gente in piedi, nell'attesa di trovar posto o con la faccia rassegnata del tipo "Ok. Meno male che ho messo le scarpe comode e il "miracle play" non dura tanto...".

Cala, non troppo facilmente, il silenzio. La congregation viene preparata dal M° Macelloni, eh sì! perché dovete sapere che in quest'opera, Britten, ha previsto che cantasse anche il pubblico (congregation), siamo pronti a partire.. o salpare.
Colpisce un po' l'assenza di commenti o presentazioni da parte di qualche autorità presente [ah! a proposito, è arrivato pure il Sindaco].



Esecuzione davvero buona da parte di cantanti e orchestra, che per aver studiato la parte, i primi, (a memoria) in un mese e, i secondi, in qualche settimana con pochissime prove, sono stati davvero ammirevoli! Speciale elogio alle percussioni, al quintetto e alle trombe che si sono distinti per professionalità, bravura ed entusiasmo. L'orchestra giovanile svolge bene il suo compito. Noè ha una voce corposa, puntata e dal timbro interessante, quella della Moglie è altrettanto interessante dal punto di vista timbrico e adatta al ruolo ( anche se, talvolta, manca un poco di intenzione dal punto di vista teatrale in rapporto al testo..), comunque sia personalmente mi aspettavo una performance migliore dai cantanti professionisti (che però hanno, l'uno, la scusante del poco tempo - ha imparato la parte (in inglese antico) e la regia in due settimane - e, l'altra, una brutta laringite, a quanto so). Regia azzeccatissima e ben ragionata (ma non poteva essere diversamente) con luci perfette (e indispensabili dato che si è giocato molto su queste), costumi adatti e, quelli degli animali, davvero spiritosi e graditi, proiezioni non male, qualche trucco davvero ben fatto. Il Coro di voci bianche mi ha divertito per presentazione, entusiasmo e costumi, benché vocalmente lasciasse alquanto a desiderare a causa, molto probabilmente di una insufficiente e cattiva preparazione [e non (solo?) per disinteresse dei bambini, pare...]. Un giovane Dio dalla voce seducente e profonda che adempie bene al suo compito. Una nota di merito anche per il bel manifesto / programma di sala!




La disposizione dei musicisti non era, per l'orchestra, delle migliori, mentre per il pubblico (benché fossi un po' scettica su questa scelta registica date le prove e la sala) risultava davvero buona, anche se l'acustica è stata assolutamente pessima (malgrado gli innumerevoli sforzi di cantanti [grandi e piccini], orchestra e direttore), questo luogo a tutto dovrebbe essere adibito, tranne che a sala concerti.

Alla fine una grande soddisfazione generale! Applausi per tutti, per Tappero, Codignola e tutti coloro che hanno evitato che l'Arca affondasse miseramente.

Vi devo però riferire un malcontento da parte di pubblico ed esecutori.
In primo luogo mi viene riferito che l'organizzazione è stata pessima, il Conservatorio ha fissato una data senza aver ancora consegnato le parti, né trovato tutti gli esecutori (Noè è stato "ingaggiato" a tre settimane dalla recita), prove mal gestite e poco, pochissimo tempo. E' vero, la resa è stata comunque buonissima, ma con tanto stress; con un mesetto o qualche settimana di più si sarebbe potuto ottenere un risultato migliore, dal punto di vista scenico, vocale e musicale, con meno agitazione.
In secondo luogo sappiamo che molti genitori e spettatori non sono potuti entrare per il pienone (mi chiedo perché così tante persone del Rotary [Rotary che però ha sostenuto la produzione..] avessero i posti prenotati...). Anche alcuni parenti dei personaggi principali non hanno potuto gustarsi lo spettacolo pur essendo arrivati in orario. 

Tanta felicità per un buon prodotto riuscito a elaborare in poco tempo (grazie alle professionalità, poche, che ancora rimangono in Conservatorio), ma anche delusione, arrabbiature e nervosismi.
Un organizzazione di produzione piuttosto lacunosa, che ha portato però, con la buona volontà di tutti, a un soddisfacente risultato.



Auguri!






Giorgia

lunedì 17 dicembre 2012

Un Aldo Ciccolini sfavillante!


Davvero una piacevolissima serata quella offerta dalla GOG lunedì 17 Dicembre!

Un programma che promette davvero bene: l’attesissimo Aldo Ciccolini, mancante a Genova dal 2010, e musiche di Mozart, Clementi, Debussy e Castelnuovo-Tedesco. 


Fortunatamente per noi almeno la GOG, quest’anno, sta offrendo un programma davvero di qualità (vedi Lupu, Zuckerman, Dindo e Abbado - anche se non sono entusiata di tutti...)!

Stasera Ciccolini ha offerto una fantasia Mozartiana ricca, materica e dal sapore beethoveniano. 
E vi dirò che per tutto il concerto ho avvertito dei tempi un poco dilatati, chissà... forse a ricercare un suono speciale, forse con l’intenzione di formulare un nuovo linguaggio, o forse, come dicono i più maligni, << a causa dell'età, che purtroppo, si sa, rallenta i riflessi e rende le mani legnose....>> (bah....). Io, sarò sincera, ho gradito molto questa "dilatazione", sono stata avvolta da un meraviglioso suono per tutta la durata del concerto e ho potuto guastare al meglio sfumature timbriche e dinamiche e ho percepito una tensione che mi ha portato alla fine del concerto piacevolmente sollevata. 


Mi ha davvero colpito la vitalità, il coraggio e la capacità di concentrazione del Maestro che a 87 anni ha egregiamente portato (e non semplicemente portato!!) alla fine (con due bis!) un programma tanto impegnativo! 
Credo che in lui si potesse percepire la gioia di far musica e di trasmettere qualcosa che va al di là della perfezione sonora e tecnica (tanto agognata in questi tempi) e che alla fine di questo concerto faceva sentire a tutti (o quasi) un senso di leggerezza e gioia che da tempo mancava nella sala del gran teatro genovese. 




Sonatina di Scarlatti e Danza spagnola “Andalusa” di Granados, sono stati i due graditissimi bis. Il secondo è stato davvero una perla del punto di vista interpretativo che ha davvero incantato, forse anche grazie a un pianoforte (un Kavai facente parte del “Progetto Piano” di A. Napolitano) dal suono per così dire “violoncellato” che proponeva sfumature timbriche davvero interessanti!


Perciò mi posso dire entusiasti e ringraziando la GOG e soprattutto il Maestro Ciccolini per aver donato un po’ di respiro musicale a tutti noi in questo momento di declino della cultura e di crisi durante il quale, sulla cultura, <<vista come un inutile lusso>> diceva il pianista nel 2010, non ci si da pena di investire.


A presto!



Giorgia


(leggi l'articolo nella versione del sito o sul nostro blog ufficiale)
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