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giovedì 17 ottobre 2013

Festival BABEL da non perdere!

Un venerdì, sabato e domenica ricchi di musica, parole, immagini e performance.

Nel contesto dell'iniziativa "L'altra metà del libro" di Palazzo Ducale, il Festival Babel - grazie ad Habanero - un evento a tuttotondo e tutto gratuito!

Vi comunico gli eventi più musicali, gli altri li trovate qui.


Venerdì 18 Ottobre 

ore 21:00

Alessandro Baronciani
Anima punk e tratto minimalista, uno dei più grandi illustratori e grafici italiani porta il suo immaginario di simboli e “non detto”.

Sea+air
Live
Sono una delle band tedesche più famose in Europa, indie pop e voglia di vivere. 
In esclusiva a Palazzo Ducale.

Andrea Appino
Live
Se non conosci gli Zen Circus non sai cosa voglia dire indie rock in Italia. 
Il Testamento di Appino è il più nuovo classico del cantautorato italiano.





Sabato 19 Ottobre 

ore 21:00


Marlene Kuntz

Performance
La maggiore rock band italiana: la loro storia è la storia della musica alternativa italiana. 
Cristiano Godano e Riccardo Tesio porteranno a Palazzo Ducale lo spettacolo Il Terrore.




Domenica 20 Ottobre 

ore 17:00

Ghemon vs. Massimo Bernardini
Il rapper cantautore simbolo di una scena, quella dell’underground rap, parla di comunicazione con Massimo Bernardini, autore e conduttore di Tv Talk (Rai3), 
a seguire: reading di Ghemon su Gil Scott Heron.


--


Per tutta la durata del Festival, in collaborazione con il Goethe-Institut Genua, mostra-mercato delle rincipali 
case editrici indipendenti tedesche specializzate nel campo dell’illustrazione.







lunedì 1 luglio 2013

da anNOTAre - 17

A Genova la musica è morta? No. anzi, NO! E lo testimoniano le case discografiche ed i gruppi emergenti, i solisti ed gli Ensemble nascenti e i tanti tantissimi eventi che sin da quest'inverno coinvolgono il capoluogo e la Liguria tutta e che durante l'estate si moltiplicano (o vengono sponsorizzati in modo più efficace...). 


dal 1 al 7 Luglio
Genova Film Festival - Porto antico 



Mercoledi 3 Luglio 

Sori Summer Jazz 2013 - RENATO SELLANI / RICCARDO ARRIGHINI
da 12€ - Sori, Teatro del Levante



Mercoledi 3 Luglio 
Ministri |  iVenus

Piazza delle Feste - Porto Antico 



Giovedi 4 Luglio 

Sori Summer Jazz 2013 - ALE COLLINA TRIO feat. MAX IONATA
da 12€ - Sori, Teatro del Levante


Giovedi 4 Luglio 

Pintus

Piazza delle Feste - Porto Antico


Giovedì 4 Luglio (anteprima)
Prima (replica il 9 Luglio) di Rigoletto - Teatro Carlo Felice - ore 21:15 
Giuseppe Verdi.
Info
Complesso Monumentale del Priamàr di Savona
Direttore Carlo Rizzari
Regia Rolando Panerai
Scene Enrico Musenich su materiale scenografico in dotazione alla Fondazione Teatro Carlo Felice
Costumi Regina Schrecker
Coreografia Giovanni Di Cicco
Luci Luciano Novelli
Assistente alla regia e costumi Vivien A. Hewitt
Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice
Orchestra e Coro Fondazione Teatro Carlo Felice
Maestro Patrizia Priarone

Il Duca di Mantova Jenish Ysmanov
Rigoletto Igor Golovatenko
Gilda Rosa Feola
Sparafucile Gianluca Buratto
Maddalena Annunziata Vestri
Giovanna Anna Venturi
Il Conte di Monterone Fabrizio Beggi
Marullo Filippo Balestra
Borsa Enrico Salsi (4-6)-Giampiero De Paoli
Il Conte di Ceprano Alessio Bianchini
La Contessa Simona Marcello
Usciere di Corte Gian Piero Barattero(4-6)-Loris Purpura
Paggio della Duchessa Elisabetta Valerio(4-6)-Simona Pasino
Danzatori-Mimi DEOS Danse Ensemble Opera Studio: Luca Alberti - Angela Babuin - Luisa Baldinetti - Cristina Banchetti - Filippo Bandiera - Emanuela Bonora - Melissa Cosseta - Dario Greco - Barbara Innocenti - Nicola Marrapodi - Erika Melli - Roberto Orlacchio - Roberto Pierantoni - Andrea Valfrè
Figuranti Laura Baldis - Luca Baracchini - Camilla Biraga - Diana Dallera - Daniela Palladino


Giovedi 4 Luglio 
Minimo Festival. Tentacoli di arte varia.
ore 17.30 mimi, giocolieri, funamboli, cabarettisti
ore 21.00 gran cabaret sul palco
ore 22.30 Vito le orchestrine


Venerdì 5 Luglio
Sori Summer Jazz 2013 - FRANCK TASCHINI QUARTET MERCI ENCORE
da 12€ - Sori, Teatro del Levante


Venerdì 5 Luglio

Recital di violino e pianoforte

Violino: Roberto Sechi
Pianoforte: Roberto Mingarini
ore 21.00 - Villa Durazzo, Via San Francesco 3 - Santa Margherita Ligure
Ingresso libero


Venerdì 5 Luglio
La musica del mondo
ore 21.00 - Genova: Galleria di Palazzo Rosso, Via Garibaldi, 6
Ingresso libero



Venerdì 5 Luglio
Le voci di Ceriana a San Torpete - Concerto

ore 20.30 - Genova: Chiesa San Torpete, piazza San Giorgio


Venerdì 5 Luglio
PREMIO BINDI per la Canzone d'Autore
Premio Bindi plays in the city - Santa Margherita Ligure


Venerdì 5 Luglio
Teatro per ragazzi – ore 18.00 spettacolo Naftalina
Serata Balcanica - ore 20.00 musica fra i tavoli e fanfare balcaniche (Gatto nero, gatto bianco)
ore 21.00 Inconsueto Popolare (musica balcanica)
Trajekt Karavani (balkan manouche)


Sabato 6 Luglio
Sori Summer Jazz 2013 - ROBERTO G. COLOMBO QUARTET
da 12€ - Sori, Teatro del Levante


Sabato 6 Luglio
PREMIO BINDI per la Canzone d'Autore
Premio Bindi Contest - Santa Margherita Ligure


Sabato 6 Luglio
Teatro per ragazzi – ore 16.30 laboratorio di teatro Il Paradiso delle Calze
ore 18.00 spettacolo Il meraviglioso armadio della zia
Pizziche, tarante e musiche d’autore – ore 19.00 giro di ronda, pizziche e tarante a piedi scalzi sul prato
ore 21.30 dalla Puglia: Appia Folk Ensamble e Davide Berardi (musiche d’autore contro la mafia)


Sabato 6 Luglio
Piazza delle Feste - Porto Antico 


Sabato 6 Luglio
Frammenti di Woody Allen - 10€ - Villa Imperiale Genova


Sabato 6 Luglio 
Prima (replica il 9 Luglio) di Rigoletto - Teatro Carlo Felice - ore 21:15 
Giuseppe Verdi.
Info
Complesso Monumentale del Priamàr di Savona
Direttore Carlo Rizzari
Regia Rolando Panerai
Scene Enrico Musenich su materiale scenografico in dotazione alla Fondazione Teatro Carlo Felice
Costumi Regina Schrecker
Coreografia Giovanni Di Cicco
Luci Luciano Novelli
Assistente alla regia e costumi Vivien A. Hewitt
Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice
Orchestra e Coro Fondazione Teatro Carlo Felice
Maestro Patrizia Priarone
Il Duca di Mantova Jenish Ysmanov
Rigoletto Igor Golovatenko
Gilda Rosa Feola
Sparafucile Gianluca Buratto
Maddalena Annunziata Vestri
Giovanna Anna Venturi
Il Conte di Monterone Fabrizio Beggi
Marullo Filippo Balestra
Borsa Enrico Salsi (4-6)-Giampiero De Paoli
Il Conte di Ceprano Alessio Bianchini
La Contessa Simona Marcello
Usciere di Corte Gian Piero Barattero(4-6)-Loris Purpura
Paggio della Duchessa Elisabetta Valerio(4-6)-Simona Pasino
Danzatori-Mimi DEOS Danse Ensemble Opera Studio: Luca Alberti - Angela Babuin - Luisa Baldinetti - Cristina Banchetti - Filippo Bandiera - Emanuela Bonora - Melissa Cosseta - Dario Greco - Barbara Innocenti - Nicola Marrapodi - Erika Melli - Roberto Orlacchio - Roberto Pierantoni - Andrea Valfrè
Figuranti Laura Baldis - Luca Baracchini - Camilla Biraga - Diana Dallera - Daniela Palladino


Domenica 7 Luglio
PREMIO BINDI per la Canzone d'Autore
Premio Bindi Happening - Santa Margherita Ligure


Domenica 7 Luglio
Pulcinella - Un Tango per Violetta
Piazza delle Feste - Porto Antico 
Estratto in anteprima della nuova produzione di teatro-danza della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Giovanni Di Cicco - Coreografo
Progetto DEOS Danse Ensemble Opera Studio
Coreografia e regia Giovanni Di Cicco
Luci Luciano Novelli
Realizzazione scene e costumi Teatro Carlo Felice
Danzatori Luca Alberti - Angela Babuin - Luisa Baldinetti - Cristina Banchetti - Filippo Bandiera - Emanuela Bonora - Melissa Cosseta - Dario Greco - Barbara Innocenti - Nicola Marrapodi - Erika Melli - Roberto Orlacchio - Roberto Pierantoni - Andrea Valfré
PULCINELLA
Musica Igor Stravinskij
Coreografia per 14 danzatori
UN TANGO PER VIOLETTA
Musica di Giuseppe Verdi, Astor Piazzolla, Carlos Gardel e Osvaldo Pugliese 
Durata dello spettacolo 115 minuti più l'intervallo
Biglietto: posto unico € 15,00 


giovedì 2 maggio 2013

Demons-ImagineDragons

Demons - Imagine Dragons

Gli Imagine Dragons,band relativamente recente,sono una band indie/rock alternativa che ha avuto particolarmente successo ultimamente grazie al debutto su MTV Push a cui poi sono seguite richieste per pubblicità e colonne sonore di film e videogiochi.Nel loro primo disco,"Night Visions",possiamo trovare il singolo "Demons",di cui,sfortunatamente,non è stato ancora fatto un video ufficiale.
Nella canzone,il cantante racconta del proprio lato oscuro,dei demoni che ha in sè(e che ognuno di noi si porta dentro),rivolgendosi ad un'altra persona e dicendo come preferirebbe mantenere intatta la luce pura di quest' ultima,pur essendo costretto a starle lontano.
Le parole della canzone potrebbero rispecchiare benissimo un discorso che qualsiasi persona con dei "demoni"dentro vorrebbe fare ad una persona particolarmente speciale per lei.
Tutte le loro canzoni hanno dei punti in comune con le canzoni "Coldplayane",soprattutto per quanto riguarda le sfumature di suono e sono quindi consigliatissimi a chi apprezza il genere...ma anche a tutti gli altri!

Link al video: http://www.youtube.com/watch?v=LqI78S14Wgg

Lyrics:
When the days are cold 
And the cards all fold 
And the saints we see 
Are all made of gold 
When your dreams all fail 
And the ones we hail
Are the worst of all
And the blood's run stale

I want to hide the truth
I want to shelter you
But with the beast inside
There's nowhere we can hide
No matter what we breed
We still are made of greed
This is my kingdom come
This is my kingdom come

When you feel my heat
Look into my eyes
It's where my demons hide
It's where my demons hide

Don't get too close
It's dark inside
It's where my demons hide
It's where my demons hide

When the curtain's call
Is the last of all
When the lights fade out
All the sinners crawl
So they dug your grave
And the masquerade
Will come calling out
At the mess you made

Don't want to let you down
But I am hell bound
Though this is all for you
Don't want to hide the truth
No matter what we breed
We still are made of greed
This is my kingdom come
This is my kingdom come

When you feel my heat
Look into my eyes
It's where my demons hide
It's where my demons hide

Don't get too close
It's dark inside
It's where my demons hide
It's where my demons hide

They say it's what you make
I say it's up to fate
It's woven in my soul
I need to let you go
Your eyes, they shine so bright
I want to save their light
I can't escape this now
Unless you show me how

When you feel my heat
Look into my eyes
It's where my demons hide
It's where my demons hide

Don't get too close
It's dark inside
It's where my demons hide
It's where my demons hide

sabato 30 marzo 2013

L'Aria che tira - 6



Che meraviglia! Ascoltate come ci allieta il pomeriggio questa giovane sconosciuta!

My heart will go on 




Fortunatamente ci sono i  Plant White T's con la loro
Hey There Deliah,
di cui Livia ci ha parlato da poco, per riprenderci!

venerdì 15 marzo 2013

qui nei pressi... - 3 [Musica]

I genovesi Blue Beat - un tributo con stile


Formazione genovese attiva dal 2008, i Blue Beat sono un quartetto di giovani musicisti che, nonostante la quasi 'tenera' età dei suoi componenti (i tre chitarristi sono nati nel 1992, la cantante nel 1993), contano già una discreta produzione di cover, arrangiamenti originali e brani inediti oltre che numerose partecipazioni a eventi di rilievo nel genovese, fino a raggiungere il primo posto nel talent show tenutosi al teatro Politeama Genovese nel 2010.A tali esperienze come gruppo, si somma inoltre la preparazione musicale dei singoli componenti, fatta di studi approfonditi e duraturi, che non passa inosservata se si ascolta la produzione musicale dei Blue Beat.
Genovese come uno dei loro massimi ispiratori, Fabrizio De André, questa band risente pesantemente dell'influenza dello stile sobrio e quasi 'intimo' del noto cantautore, e non teme affatto l'idea di riproporre direttamente brani da lui composti, ma pur partendo chiaramente da questa base ben definita, anche nella composizione di brani propri, è capace di non arrestarsi all'interno dei canoni che tale stile richiede, aggiungendo con coraggio la propria impronta. Tutto ciò rende sicuramente i Blue Beat un'interessantissima realtà che – a ragione – cerca di affermarsi all'interno della scena italiana, e che possiede certamente le caratteristiche per farlo.
Tra gli elementi interessanti presentati dalla band, spicca senza dubbio la scelta di comporre brani che comprendono per la maggior parte chitarre – acustiche e elettrica – e voce; la sezione ritmica è sottolineata in alcuni brani, come 'Il Sogno di ieri' e 'Non ti conosco', da leggere percussioni, anche se il ruolo decisivo è sempre assegnato alla chitarra acustica, sia che si tratti di delineare la melodia principale, sia che essa debba invece mantenere 'vivo' il ritmo del brano. Sebbene possa sembrare a prima vista una costruzione dei brani un po' debole e poco incisiva, le parti di chitarra denotano con chiarezza la grande attenzione che viene riservata alla composizione delle tracce: arpeggi eseguiti perfettamente si accompagnano a delicati pezzi solisti della chitarra elettrica, che non sovrasta mai i suoni degli altri strumenti e della voce. E' proprio la voce l'altra grande protagonista della musica deiBlue Beat, utilizzata come vero e proprio strumento aggiuntivo: sia il cantato femminile che quello maschile sono sviluppati ed eseguiti con cura, e garantiscono un decisivo apporto all'insieme. La voce femminile, in particolare, è capace di fraseggi articolati e ben riusciti che colpiscono l'ascoltatore fin dal primo approccio con questa musica. 
(di Alice Bevilacqua - su genovaindierock)


Rigoletto al Teatro Carlo Felice

Con alcuni giorni di ritardo, giungo a parlare del Rigoletto, opera di Verdi che avevo già ascoltato e che mi piacque molto, finalmente ho avuto l’occasione di vederla dal vivo a teatro.
Il libretto di Piave, tratto dal dramma di Victor Hugo “Il re si diverte”, è notevole, contiene dei momenti molto alti, il profilo psicologico dei personaggi è scavato in profondità, le amorevoli parole che Rigoletto dice a sua figlia Gilda bastano a comprendere il cambiamento totale di prospettiva rispetto ad altre opere verdiane: “Culto, famiglia patria, il mio universo è in te!”

Il protagonista dell’opera non è un eroe, ma per la prima volta, un buffone, un deforme. Tutta l’opera si gioca sul grande tema del disprezzo, e della vendetta, che qui assume contorni veramente tragici: c’è il tema del ressentiment, la critica sociale alla vita libertina della corte, la dicotomia tra apparenza (la deformità che Rigoletto è costretto ad usare come un mestiere) e realtà (la vera natura di padre buono che si svela non appena Rigoletto entra tra le mura di casa): “Non dover, non poter altro che ridere! Il retaggio d’ogni uom m’è tolto: il pianto! [...] Se iniquo son, per cagion vostra è solo, ma in altro uom qui mi cangio!”

Il tutto viene mischiato con grande tensione drammatica: come dimenticare il bellissimo tema della maledizione e le imprecazioni di Rigoletto, che tornano a ricordare come un pendolo maledetto il destino malefico che aleggia sulla vicenda?

Oltre la tragedia e il dramma, la grande suspence della trama, specie nel terzo atto, con la straordinaria resa artistica del temporale (un anticipo di espressionismo o romanticismo allo stato puro?), unita allo squallido realismo della coppia “cattiva” (Sparafucile e Maddalena) che rende magnifica l’atmosfera del terzo atto.

Infine, la presenza leggera e leggiadra di Gilda, così come la leggerezza astuta del Duca, impediscono all’opera di cadere nella pesantezza, regalandoci momenti di incantevole grazia.

E’ da notare come il profilo psicologico di tutti i personaggi sia scavato alla perfezione: non solamente la straordinaria figura di Rigoletto. Anche i cosiddetti “antagonisti” (che non sono in realtà tali, perché Rigoletto in fondo non è altro che un committente di un omicidio, e anche quest’aspetto originale rende l’opera unica) non restano prigionieri del cliché.
Il Duca sembra essere un semplice don giovanni, eppure dalla sua celebre canzone traspare una sorta di regola di prudenza che lo costringe a comportarsi così (“La donna è mobile, qual piuma al vento, muta d’accento e di pensier. Sempre un amabile leggiadro viso, in pianto e riso è menzogner. E’ sempre misero chi a lei s’affida, chi le confida, mal cauto il cor! Pur mai non sentesi felice appieno chi su quel seno non liba amor”). Inoltre, aggiungo io, sulla mancanza di pensiero delle donne, il sacrificio senza senso della povera Gilda pare proprio dare ragione al Duca!
Sparafucile nonostante sia un vero criminale, ha una sua etica (“Uccider quel gobbo! Che diavol dicesti? Un ladro son forse? Son forse un bandito? Qual altro cliente da me fu tradito? Mi paga quest’uomo, fedele m’avrà”) , e la bella Maddalena, che probabilmente è una donna dai facili costumi, riesce a provare un grande sentimento di pietà per il Duca, che sarà poi all’origine dell’omicidio di Gilda e del tragico finale.

Finale dove, ancora una volta, torna il tema della maledizione: nel Rigoletto non c’è scampo, non c’è speranza, in questa vicenda di sentimenti bassi e profondamente umani come la vendetta, il disprezzo, la seduzione e l’innamoramento.
Le melodie di Verdi sono davvero stupende, avevo già postato tempo fa il duetto tra Sparafucile e Rigoletto, ma non posso non ripresentarlo, qui è condensata tutta la bellezza del Rigoletto: il tema cupo della maledizione, la leggerezza delle melodie, la straordinaria concretezza del dialogo, e in assoluto uno dei più bei duetti baritono-basso.
di Cavaradossi


Traviata” al Regio di Torino



Piero Pretti (Alfredo) e Patrizia Ciofi (Violetta). Foto Ramella&Giannese

Solo quattro le recite, fuori abbonamento, per Traviata, al Regio di Torino (dal 5 al 13 marzo). Per l’occasione è stato ripreso l’allestimento per la regia di Laurent Pelly in co-produzione con il Santa Fe Opera Festival che (diretta da Noseda) inaugurò la stagione 2009-10 e venne portata con successo a Tokyo. Traviata – si sa – è l’opera che fa più opera, il melodramma per antonomasia, l’opera in assoluto più rappresentata nel mondo (chi non ricorda le immagini finali di Pretty Woman con la bella Julia Roberts rosso vestita), insomma uno di quei titoli intramontabili che, da soli, garantiscono il tutto esaurito: e non a caso è così in questi giorni a Torino, teatro gremitissimo e gran successo con pubblico esultante a fine serata. Sul podio l’ottimo Corrado Rovaris (direttore dal 2005 della Philadelphia Opera Company) del quale si è molto apprezzata la concertazione attenta e scrupolosa, i tempi giusti, i bei fraseggi fin dal Preludio striato di mestizia e poi via via incalzante. Rovaris ha saputo conferire pathos e drammaticità dove occorre (memorabile il finale), ma anche la giusta scioltezza alle scene d’insieme (bene il dinamismo del primo atto) e delicatezze estreme per i momenti intimistici e introspettivi. Lettura equilibrata con momenti di vera emozione. L’orchestra lo segue assai bene e così pure il coro (istruito da Claudio Fenoglio), salvo occasionali incertezze ritmiche (ad esempio nel brindisi, quanto meno la sera dell’8).

Violetta, abbigliata in modo curioso (una Violetta in camporella, suggeriva qualche malizioso), scalza, con pantaloni e camicia, pare più protagonista di Fanciulla del West e finisce per scrivere la sua lettera accovacciata su un masso

Nel cast ha primeggiato il soprano Patrizia Ciofi (assidua al Regio negli anni) nel ruolo di Violetta, facendosi ammirare sia per l’eccellente interpretazione vocale, così pure per la superba prova sul piano scenico. La Ciofi è capace di delicati pianissimi, suoni morbidi e vellutati, ma sa anche dare corpo alle mille screziature psicologiche richieste al personaggio, e la scena finale, in particolare, ha innescato notevoli emozioni. Un vero trionfo, insomma, salutato da applausi vivissimi e meritati in toto. Il tenore Piero Pretti ha voce incisiva ed aitante; sicché di Alfredo Germont ha dato un’interpretazione esuberante (talora un po’ sopra le righe), strappando consensi convinti in vari momenti. Ottimo il baritono Nicola Alaimo nel ruolo del padre Giorgio Germont, ha dizione chiarissima, autorevolezza sia vocale sia scenica, assai applaudito ed apprezzato per la statura morale conferita al personaggio sbozzato con un’interpretazione ineccepibile. Nel cast meritano un plauso speciale l’Annina di Francesca Rotondo dall’incisiva, partecipe e commovente interpretazione, il Gastone di Enrico Iviglia (tenore astigiano dalle ottime qualità tuttora in ulteriore crescita); Silvia Beltrami ha dato voce a Flora, mentre Paolo Maria Orecchia impersona il barone Douphol e Scott Johnson il marchese D’Obigny. Da menzionare i validi ballerini Simona Tosco e Luca Martini (ancorché la regia li collochi in un contesto un poco fuori misura, ma non è colpa loro).

Ed ora la regia di Pelly che firma anche i costumi (regia ripresa da Anna Maria Abruzzese). Continua a destare perplessità, a partire dal Preludio a scena aperta con ‘passaggio di funerale’ in una Parigi piovosa, lugubre e umida: idea non certo nuova e un po’ troppo didascalica, sia pure in sintonia per così dire con Dumas. Se l’idea può apparire valida al fine di sottolineare la valenza anticipatrice dello stesso Preludio, vera sintesi sonora del tragico epilogo e tutti sanno come ‘va a finire’, per altri versi può anche distrarre dalla partitura stessa.


Sulla Scala un olandese che vola basso

Una regìa più ridicola che velleitaria; una compagnia di canto tendente al mediocre; un podio francamente deludente. Così questo Olandese abbassa ancora la media dei voti della Scala in questa stagione che doveva essere di livello storico…

Andreas Homoki, ahilui, non può nemmeno accampare la scusa di essere un giapponese che non conosce bene il tedesco (smile!) per giustificare le sciocchezze della sua regìa. Lui è un intelligentissimo crucco di origine controllata e garantita e oggi è addirittura il Lissner del Teatro dell’Opera di Zurigo (al che ho realizzato quale immensa fortuna abbiamo noi milanesi ad avere un soprintendente che non si diletta – perlomeno ancora – di regìa…)

Il suo soggetto è a dir poco sconvolgente e meriterebbe di vincere premi letterari in quantità industriale. C’è dentro di tutto: un po’ di Conte di Montecristo, poi l’epopea del capitalismo, forse anche lo spread; la crisi del colonialismo e persino l’avvento diBokassa (smile!)

Il problema non sta certo nell’ambientare la vicenda in qualche sede londinese di società di trading: quanto poco, anzi nulla, a Wagner importasse dove la vicenda materiale si svolge lo testimonia il fatto che cambiò lui per primo l’ambientazione, spostandola dalla Scozia (teatro dell’azione nei racconti che ispirarono l’opera) alla Norvegia (forse in ricordo della personale esperienza colà vissuta sul barcone Thetis).

Invece il problema sta nella società che il regista ci presenta a far da sfondo alla vicenda centrale dell’opera - rappresentata dal rapporto peccato-redenzione, alias Holländer-Senta - e nei personaggi che in questa società si muovono.

Non siamo più in un ambiente sostanzialmente familiare, da economia autarchica, dove i rapporti umani sono improntati a un vago socialismo paesano; dove Daland, per dire, non sarà propriamente uno stinco di santo, ma neanche un bieco e truce capitalista sfruttatore (Dev’essere comico, prescriveva Wagner, come conferma la musica che lo sorregge, perdinci, da tutti bollata come scopiazzatura di Auber, una cosa da donnicciuole o da invertebrati…); dove Mary è la tata di Senta che fa anche da chioccia alle ragazze del paese riunite in casa sua a filare allegramente all’arcolaio, cantando simpatiche filastrocche. Insomma, un ambiente magari fin troppo sereno e ricco di arcaica poesia nordica, della quale fanno parte anche i fenomeni naturali più preoccupanti, come gli uragani e le tempeste di mare.

No, invece il regista ci trasporta in pieno sistema capitalistico-colonialistico, quello che si stava consolidando, o cominciava a sperimentare qualche crisi, a fine ‘800; Daland è il CEO di una grande società mercantile con traffici planetari e stuoli di impiegati e impiegate trattati con metodi tayloristici: è un brutale sfruttatore di manodopera e forse anche un trafficante di schiavi negri, almeno a giudicare dalla presenza del personaggio – del tutto inventato! – del servo di colore. Ecco, per il Daland di Homoki ci vorrebbe, come minimo e per restare a Wagner, la musica che caratterizza Hagen, o Klingsor, o Alberich!

Mary è un’acida capufficio di uno stuolo di dattilografe il cui ambiente di lavoro e il cui atteggiamento sono agli antipodi di quelli immaginati da Wagner. Per il quale scenario Homoki avrebbe dovuto casomai propinarci la musica di Nibelheim…
Quanto all’Olandese, piuttosto che un peccatore in cerca di redenzione, qui ci appare come un volgare ricettatore di refurtiva, che cerca di piazzare al capitalista Daland, facendo quindi passare quest’ultimo anche per riciclatore di denaro sporco…

Il regista poi si millanta intelligente e perspicace, mostrandoci un’enorme carta geografica dell’Africa, evidentemente oggetto dei traffici di merci dell’armatore-capitalista Daland. Ora, che l’Africa fosse una meta dell’Olandese, che si era venduto l’anima al diavolo pur di passare il Capo di Buona Speranza, è un’illazione plausibile (quantunque il libretto taccia assolutamente che il Capo fosse proprio quello, lo sappiamo solo dalle storie che ispirarono Wagner – ma non dal principale ispiratore, Heine, attenzione! - per il resto potrebbe pure essere Capo Horn o Capo Passero…) ma mi dice Homoki che centra l’Africa con il povero Daland, che invece al massimo faceva la navetta (smile!) fra Norvegia (o Scozia) e Danimarca? E la trasformazione dello schiavo di colore in Bokassa, con l’Africa che brucia, è proprio la ciliegina su questa improbabile torta!

Gli unici due personaggi che Homoki non sfregia più di tanto sono, a dir il vero e per fortuna nostra, Senta ed Erik: lei una schizofrenica visionaria (il suo mezzo spogliarello è gratuito, ma in fondo non è la cosa peggiore dello spettacolo) e lui un sempliciotto di provincia. Ma è un po’ poco per la verità.

Essendo stato Homoki aiutante di Willy Decker, dal maestro ha preso alcune idee più o meno plausibili o criticabili per la sua messinscena (il Regio di Torino ha aperto la stagione 12-13 proprio con la produzione di Decker, peraltro assai più rispettosa dell’originale, va detto): fra le prime citerei il grande quadro a soggetto marino, sul quale a un certo punto si vede transitare un veliero; fra le seconde la scena del suicidio di Senta.

La cui fine – una auto-fucilata sotto il mento, così come la auto-pugnalata di Decker - è quanto di più lontano, ma proprio agli antipodi, dell’idea di Wagner. Per il quale la donna si sacrifica per l’uomo che sente di dover redimere, e lo fa con un gesto ben preciso: il lanciarsi dalla rupe verso il mare dove l’Olandese si sta allontanando, il che rende anche visivamente l’idea di un estremo tentativo di ricongiungersi a lui, tentativo che sarà (secondo Wagner, manco a dirlo) coronato da successo, come testimoniano le didascalie e soprattutto la musica del finale!

Qui invece noi assistiamo ad un volgare e spregevole gesto suicida, dettato da mera disperazione e follia nichilista. E nulla di nulla ci vien mostrato della redenzione del peccatore!

Ma quando la smetteranno questi registi da strapazzo di pensare di apportare valore aggiunto alle scelte originali di autentici geni, come Wagner?

Sul piano sonoro, più ombre che luci, mi vien da dire.
di daland


Jin Ju


Ottocento • In una premiata registrazione MDG l’interprete cinese propone una non comune lettura di tre note composizioni della letteratura pianistica più amata dal pubblico

Fino a che punto ci si può spingere oggi con l’ausilio (tutt’altro che da poco) di una scintillante tecnica pianistica, riuscendo allo stesso tempo a mantenere lo spirito di un’opera, quella dominante umana ed artistica che la rende attraente oggi come ieri? Non è una domanda nuova e non è tanto meno una domanda oziosa se si tengono in considerazione i sempre più sbandierati prodigi musicali provenienti sovente dall’Oriente, pronti a sbalordire platee più o meno dotte con una padronanza strumentale di tutto rispetto. Eccoci allora di fronte a questa pubblicazione targata MDG che vede protagonista la pianista cinese Jin Ju alle prese con un impegnativo programma diviso fra Beethoven (Appassionata), Czerny (La Ricordanza) e Schubert (Sonata D 958). 
Visitate anche: 8 link alla settimana  in quest'edizione davvero curiosa!



Internazionali

Quaresimal XXIII: Anna Netrebko

Netrebko said in a recent interview: “I cannot hold my voice any more. I tried quite a long time to stay in my repertoire and hold it back. But I don’t see any reason to do that any more, especially since my personality changed as well. I want something else.”

That´s putting it nicely. The “inas and onas” as Bidù Sayao called them would be (have been) her repertoire really. In the meanwhile her voice has become so heavy-weight with a large amount of phlegm and less vocal focus, that she is too heavy for this repertory which vocally would have suited her and vocally inadequate for Verdi or the real spinto repertory. The voice has lost much of its former natural elasticity (not only in regard to agility) and vocal resilience, which she is trying to make up for with considerable muscular effort, but her mainly full-voiced singing tends to sound monotonous and tiresome. Admittedly, the boost she still has in her high notes is remarkable, reminding one of those big notes Freni had in her prime.
di Selma Kurz


venerdì 8 marzo 2013

Calendario - OGGI I Tua Madre al La Claque

Ore 22!
Oggi i Tuamadre offriranno: Tuamadre Plays The Beatles in occasione dell'uscita del nuovo album omonimo della band alternative-bluebeat genovese.

Otto brani con cui i Tuamadre intendono omaggiare, a modo loro, uno dei gruppi più importanti della storia della musica: tanti stili musicali, dalla classica alle ballate klezmer, confluiscono nell’album.

La band è composta da Naim Abid (voce), Pietro Martinelli (basso, contrabbasso cori), Gigi Magnozzi (chitarra, viola violino, cori), Eugenio Ruocco (batteria, voci), Lorenzo Bergamino (tastiere, vibrafono, marimba, percussioni), Francesco Mascardi (sax), Stefano Bergamaschi (tromba), Tony Carvelli (trombone).

giovedì 7 marzo 2013

Rivalutiamo la musica italiana!


Tendenzialmente quando pensiamo alla musica italiana la prima cosa che ci viene in mente è gente come Tiziano Ferro o Laura Pausini, poi con enorme nostalgia ricordiamo De André o Lucio Dalla. Be' con questa piccola rubrica vorrei farvi cambiare idea, a mio parere la musica italiana non è completamente caduta in basso.
Dopo questa piccola premessa, vi propongo il primo gruppo, scegliere da chi iniziare è stato abbastanza difficile, ma visto che il 12 marzo uscirà il loro quarto album mi sembrava doveroso scrivere di loro: I Ministri.
Per chi non li conoscesse sappiate che questo gruppo alternative rock è composto da tre giovani ragazzi di Milano. Il loro esordio è avvenuto nel 2007 con l'album I soldi sono finiti, in questo album troviamo 12 tracce dai suoni coinvolgenti, insomma quelli che ti fanno venire voglia di cantare a squarcia gola, e testi che fanno da critica alla nostra società, a mio parere in modo molto ragionato e mai banale. Nel complesso questo è un ottimo album che consiglio a tutti di ascoltare.
Gli album successivi sono:
Tempi bui, uscito nel 2009
Fuori, uscito nel 2010
Ed infine: Per un passato migliore, album che uscirà nei prossimi giorni.

In colcusione, I Ministri sono un gruppo per gli amanti del rock, ma non solo, con le loro musiche coinvolgenti e i loro testi provocanti possono piacere a chiunque, anche agli ascoltatori di altri generi.

Qui di seguito vi lascio i link per alcune delle loro canzoni:
Bevo: http://www.youtube.com/watch?v=TIoFf2r_3Dw
Tempi bui: http://www.youtube.com/watch?v=yyCAquPf0xk
Il bel canto: http://www.youtube.com/watch?v=8-VsZEGPa44
Noi fuori: http://www.youtube.com/watch?v=XlJoClCSi9Q




lunedì 18 febbraio 2013

Numero6 e "Dio c'è" [quasi]

I Numero6 siano tornati a pubblicare album del livello che compete alla loro carriera  e a quella del loro leader Michele Bitossi, tra progetti precedenti (Laghisecchi) e paralleli (Mezzala).
Così si apre la recensione di Stefano Bartolotta su Ondarock. 


In seguito al loro concerto genovese, abbiamo pensato fosse nostro dovere perlarvi un poco di questi artisti di fama nazionale.
Mi fa piacere parlarvi di questa band anche perché il suo leader, Michele Bitossi - alias Mezzala -, è di origini genovesi. Egli inizia a farsi conoscere pubblicando Radical Kitsch (1998) e Trés Bien: Piano B (2001) a capo dei Laghisecchi il suo gruppo in quel periodo. Successivamente comincia a lavorare con Stefano Piccardo, formando i Numero6. Il nome della band deriva da serie tv inglese degli anni sessanta, Il prigioniero, il cui protagonista si chiamava proprio così. 
Da questa fusione nasce anche una mescolanza ecclettica di stili che vanno dal cantautorato anni ottanta all’indie-rock. 

Il gruppo esordisce con Iononsono (2003) di sonorità pop, tra l’italiano e l’inglese. 
Partecipano a TRL e ristampano il loro primo album con la Warner Music Italy (2004). 

Registrano e lavorano il nuovo album, Dovessi mai svegliarmi (2006), tra Genova e New York. 
Con la partecipazione di Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti - che tra l’altro si esibiranno al Teatro dell’Archivolto 8 Marzo (2013) – e Brizzi pubblicano, nel 2008, Quando arriva la gente si sente meglio.
Nel 2010 viene pubblicato l'album autoprodotto Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro, dall’omonimo libro di Enrico Brizzi (2007). 

Lo stesso anno esce I love you fortissimo. 

Nel 2011 e nel 2012 Mezzala pubblica degli album da solista. 

Nell’Ottobre del 2012 viene pubblicato l'album Dio c'è . A questo disco, che vede per la prima volta Mezzala nel ruolo di produttore artistico (insieme a Tristan Martinelli e Ivan Rossi) hanno partecipato Colapesce, Une passante, Giulia Sarpero (Kramers), Autobam, Ivan Bert, Cosimo Francavilla, Jacopo Ristori, Damiano e Stefano Cabrera. 

È questo il Tour che ha fatto scalo giusto lo scorso venerdì a Genova. 


Qui di seguito vi allego la recensione di “Dio c’è” scritta da Bartolotta. 

Laddove, quindi, nell’album del 2010, erano riscontrabili “troppi punti in comune tra tutti i brani e la conseguenza che essi perdono progressivamente di efficacia e di mordente lungo lo sviluppo dell'album, proprio per l'effetto negativo dato da quest'eccessiva somiglianza”, qui le differenze tra una canzone e l’altra, in termini di arrangiamenti, metrica, utilizzo della sezione ritmica e tonalità vocale, sono evidenti. All’arrivo di ogni brano non si sa mai bene cosa aspettarsi e allo stesso tempo c’è un’unitarietà stilistica complessiva, grazie alla quale l’insieme delle canzoni acquista un valore aggiunto rispetto alla mera somma delle stesse.


Lo stile melodico e l'approccio con cui, nei testi, vengono raccontate situazioni e sensazioni, sono quelli tipicamente bitossiani e non si vede perché l’autore avrebbe dovuto cambiare ora la propria cifra stilistica dopo tanti anni di carriera. Non ce n’era la necessità, in realtà: bastava, in primis, ritrovare un minimo di varietà in un paio di aspetti già citati sopra, ovvero la metrica e la tonalità vocale; dopodiché era necessario che il resto delle componenti andassero di pari passo. 
La missione è compiuta su tutta la linea e finalmente si torna a vivere con passione dall’inizio alla fine un album dei Numero6.
Ci si appassiona alle dinamiche psicologiche insite in una relazione sentimentale a distanza in “Low Cost”, alle tecniche di persuasione utilizzabili per coltivare un rapporto un po’ al confine tra la semplice amicizia e qualcos’altro in “Scappa Via”. Ma colpisce nel segno anche il tentativo di prendere sul ridere la necessità dei compromessi artistici per arrivare a un pubblico più vasto in “Domatore Di Coglioni”, o quello di dare una scossa a un rapporto stagnante in “Fa Ridere”, e così via.
Il disco è stato criticato essenzialmente per via dei suoni per nulla innovativi, ed effettivamente il rilievo è calzante. Non si vede, però, in che modo esso possa portare a un giudizio complessivo negativo, quando dall’altra parte ci sono tutti gli aspetti positivi ora descritti. Non si vede perché un album debba per forza avere un suono al passo coi tempi, quando riesce a creare un coinvolgimento così marcato, frutto dell’utilizzo sapiente, fantasioso e per nulla di maniera degli elementi propri di una cifra stilistica ben determinata. Semplicemente, è il caso di catalogare “I Love You Fortissimo” tra gli incidenti di percorso e di dare il bentornato ai veri Numero6.





Ecco i componenti:

· Michele "Mezzala" Bitossi - paroliere, voce, chitarra
· Stefano Piccardo - chitarre, cori
· Pietro Bosio - basso
· Federico Lagomarsino - batteria, percussioni
· Tristan Martinelli - tastiere, chitarre, cori






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